ABRUZZO, URGE LA MESSA IN SICUREZZA DELLE INFRASTRUTTURE

Non aspettare un’altra tragedia per mettere in sicurezza le infrastrutture abruzzesi

Sono passati quasi dieci anni dal terremoto dell’Aquila e due anni da quello di Amatrice, ma nulla è stato fatto per la messa in sicurezza delle Autostrade A24 ed A25. Solo un’altra tragedia sembra aver riacceso la necessità di dover intervenire urgentemente sui numerosi viadotti che attraversano l’Abruzzo, da Pescara e da Teramo, fino a Roma.

Il crollo del ponte Morandi, a Genova, ci ha messo di fronte alla possibilità che una struttura che per decenni ha sopportato ogni tipo di carico e sollecitazione, ceda senza un apparente preavviso portando con se vite umane, sogni ed economia di un territorio che fino a pochi minuti prima era assorto in tutt’altre questioni.

Sono anni che si pensa ad una messa in sicurezza dei viadotti dell’A24 ed A25 ma la vera urgenza è di questi giorni. Era l’inizio del 2018 quando l’allora presidente della regione Luciano D’Alfonso annunciò insieme all’ Ad di RFI, Maurizio Gentile, una serie di investimenti infrastrutturali sul territorio Abruzzese. Una nuova epoca di investimenti che vede come protagonista la rete ferroviaria con il raddoppio della Pescara/Chieti, la nuova stazione a servizio dell’Aeroporto d’Abruzzo e l’elettrificazione della Sulmona/L’Aquila/Terni. Un totale di 186 milioni di euro. Una cifra importante per una regione che aveva da poco spalmato il proprio deficit di 680 milioni euro in 20 anni!

Ma il presidente D’Alfonso ci tenne a specificare di aver trovato i fondi proprio grazie ad un accordo con il precedente ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che, a fine 2017, gli aveva assicurato la messa in sicurezza della Strada Dei Parchi, ovvero le Autostrade abruzzesi. In pratica i soldi che la regione investirà nelle nuove infrastrutture ferroviarie sono i soldi che aveva precedentemente destinato alla sicurezza autostradale.

Stiamo quindi parlando di problemi ai viadotti che sono noti da tempo e che da tempo attendono lavori importanti per la sicurezza. Ma si arriva ad ottobre 2018 dove l’attuale ministro dei Trasporti Danilo Toninelli dichiara di non dormire la notte dopo aver fatto un sopralluogo sotto i piloni dell’A24 ed A25. Sempre ad ottobre un servizio realizzato da “Le Iene” mostra a tutta l’Italia dei piloni alti trenta metri dove il cemento si sfalda a mani nude e dove il ferro si spezza come fosse un biscotto.

La società Strada dei Parchi, che fa capo all’imprenditore teatino Toto e che gestisce il tratto, dichiara che l’autostrada è sicura ma bisogna tener conto che non è anti-sismica. Anche loro sapevano che i viadotti autostradali necessitavano di lavori per renderli sicuri anche in caso di sisma. Ma nulla si è fatto se non parole e promesse. Tutti sapevano e tutti probabilmente pensavano che un ponte che sta là da 50 anni non potesse cadere.

Ma Genova ha fatto scuola ed ora c’è paura. Si prova a rimediare al tempo perso con divieti ai mezzi pesanti di sostare sui viadotti e di rispettare una distanza di sicurezza minima di 50 metri. Non è normale che chi transita su quelle strade debba sentire la propria vita in pericolo per recarsi a lavoro o semplicemente per una gita in montagna con la famiglia; non è normale che gli autotrasportatori debbano sapere che un sisma, mentre sono su quel viadotto, potrebbe non farli tornare a casa.

L’Abruzzo è un territorio sismico e purtroppo quando arriverà la prossima scossa nessuno lo sa. Quello che si sa invece è che ci sono dei lavori urgenti da fare e non si può perdere altro tempo. Ora più che mai è il momento di chiedersi: veramente si deve sempre arrivare ad un punto di non ritorno per iniziare a lavorare? Veramente bisogna aspettare una catastrofe per poi porvi rimedio? Quanto costa lavorare sulle macerie e sulle vite umane? Quanto sarebbe costato mettere in sicurezza il ponte Morandi prima che cedesse? Quanto costerà invece oggi? Dove oltre alla demolizione di quel che resta del vecchio ponte, bisognerà costruirne uno nuovo e dare una casa anche a chi ci abitava sotto quel ponte.

Mettere in sicurezza la nazione dal rischio idrogeologico, rendere antisismiche le strade, gli uffici, le scuole di una nazione che utilizza quotidianamente le infrastrutture del dopo guerra dovrebbe essere la priorità. Ma dove si prendono i soldi? E quanto costa tutto questo? Domande lecite, ed anche se non è nostro il compito di trovare le risposte, sappiamo che c’è una verità che vale più di qualsiasi altra risposta: mettere in sicurezza l’intera nazione costa molto meno di quanto costa scavare nelle macerie, contare i morti e ricostruire interi quartieri. è giunta l’ora della prevenzione.

Categoria: Attualità

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