INCENTIVARE LA FAMIGLIA MODERNA

Le varie  trasformazioni   sono state incisive  ed accentuate nell’era  moderna  con il calo demografico

Il modello di famiglia nel corso di decenni si è evoluta  passando da una  famiglia patriarcale, rurale, estesa (con più di tre generazioni),  necessariamente  numerosa (forza lavoro per i campi) ad una famiglia nucleare, famiglia, moderna.

In questo ultimo decennio in Italia subiamo passivamente la decrescita della popolazione e anche nel 2017 la popolazione residente è  diminuita.  Al 31 dicembre 2017 risiedevano nel nostro Paese 60.483.973 persone, di cui 5 milioni di cittadinanza straniera, pari all’8,5 % dei residenti a livello nazionale, diminuita di 105.472 unità rispetto all’anno precedente. Il numero dei nati è sceso costantemente, da 576.659 dal 2008 a 458.151 del 2017. Meno nascite sono dovute da una parte dalle donne nate tra la seconda metà degli anni settanta e la prima metà degli ottanta che stanno uscendo dalla fase riproduttiva o si stanno avviando a concluderla, dall’altro le generazioni più giovani -sono sempre meno folte-  a causa, dell’effetto cosiddetto baby-bust, ovvero la fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donne nel 1995, che ha prodotto meno natalità.

Gli anni di crisi hanno fortemente accentuato il fenomeno, la nuova generazione si sposa meno e fa meno figli, anche se attenuato dai nati fuori matrimonio, la prolungata permanenza dei giovani nelle famiglie di origine dovuta a: allungamento dei tempi formativi; difficoltà di entrare nel mondo del lavoro; instabilità del lavoro stesso; le difficoltà di acquistare un’abitazione.

Questi fenomeni portano i giovani a formarsi una famiglia e la nascita di un figlio ad un età adulta tardiva rispetto al modello anni 60  ed anche  la spinta della globalizzazione ha portato un aumento minimo delle nascite.

A causa della crisi non dimentichiamo anche il fenomeno che spinge sempre più giovani ad andare all’estero e di conseguenza a formarsi una famiglia fuori dal nostro Paese. La globalizzazione ha modificato il sistema sociale, portando al centro solo il lavoro, aumentando la produttività, chiedendo più flessibilità e causando instabilità lavorativa; di conseguenza  comprimendo l’attuale sistema  di welfare,  una riduzione del tempo per occuparsi della famiglia e dell’assistenza agli anziani e nelle cure dell’individuo.

Possiamo fare qualcosa? Si, con la volontà di tutti: la politica, le istituzioni, il sindacato, riportando al centro del dibattito la famiglia. La politica deve investire sulla famiglia, facendosi carico di nuovi strumenti incentivanti per la crescita della natalità per i futuri genitori, soprattutto per quelli che lavorano entrambi, prendendo ad esempio il modello francese.

Il Sindacato/Confederazione, deve rimettere al centro del dibattito la famiglia come una risorsa incentivante e non disincentivante nella sfera del lavoro, con nuovi modelli che aiutino i futuri genitori a formare una famiglia e fare figli, facendosene carico le aziende con l’incentivazione della politica a nuove forme di detassazione. Trovare, inoltre, nuovi modelli lavoro/studio incentivanti per i giovani e la libera scelta di rimanere in Italia o andare all’estero.

Le attuali leggi sociali vanno rivisitate e ampliate, con regole rigide, per far sì che i benefici siano orientati realmente al risultato. La politica deve dare segnali forti su questo tema, e non esaurendo la questione natalità sotto la forma anacronistica di uno scambio merce (terzo figlio appezzamento di terreno).

L’Italia deve rinascere dalla crisi, dagli effetti negativi della globalizzazione, partendo dalla natalità, elemento prioritario di oggi verso il domani ed unico elemento che può aprire realmente il futuro.

Categoria: Punti di vista

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