NEL TPL SEMPRE PIÙ INIDONEI

L’aumento della perdita dei requisiti fisici minimi professionali richiesti per svolgere l’attività lavorativa ha cause precise

Il mondo del trasporto pubblico, da Nord a Sud, è flagellato dall’aumento del personale che diventa inidoneo. Il che ha una sola spiegazione: questi lavoratori, che ricoprono un ruolo di primo piano per il buon funzionamento delle imprese, che costituiscono il biglietto da visita e l’immagine con cui l’azienda si presenta al pubblico, vengono di fatto costretti allo stremo e portati alla incapacità fisica di svolgere la propria attività.

 Nella forsennata ricerca del massimo guadagno, viene meno l’attenzione al lavoro e a chi lo svolge. Nella legittima ed incontestabile esigenza di salvaguardare la continuità del servizio, si dimentica la necessità di mantenere la persona al centro, di considerare la finanza un mezzo e non il fine. Non può esserci giustificazione per le aziende che continuano a dare interpretazioni scellerate agli accordi, ad utilizzare in maniera spregiudicata direttive europee e decreti legislativi nazionali, a piegare a loro vantaggio le norme e i regolamenti sugli orari di lavoro e i turni giornalieri. Servirsi di “azzeccagarbugli” che ricercano capziosamente il più nascosto cavillo, in attesa che la furbata venga smascherata dalla magistratura, fa perdere di vista il fatto che il mancato rispetto delle regole e dello spirito che le ha ispirate, provoca danni alle aziende stesse, causando disagi maggiori e generalizzati.

Prendiamo Atac, che per paura di potenziali disservizi al 31/12/2016 erano ben 12.000 i dipendenti a dover usufruire di ferie arretrate e non godute. Periodi di riposo necessari e obbligatori non per un principio astratto o per una assurda pretesa sindacale, ma per poter garantire il recupero psicofisico del lavoratore.

Recupero che è reso tanto più indispensabile dalla scarsa manutenzione dei mezzi, che hanno un’età media di 12 anni, e dal cattivissimo stato del manto stradale, sempre più dissestato. Fattori che hanno portato, nel solo 2016, all’inidoneità definitiva dell’1% circa dei dipendenti interessati nella sola azienda capitolina.

L’aumento della perdita dei requisiti fisici minimi professionali richiesti per svolgere l’attività lavorativa ha cause precise, certificate non solo dai sanitari, ma anche da decreti ministeriali. Il Decreto 212 del 12/09/2014, che ha disposto l’aggiornamento dell’elenco delle malattie professionali per le quali è obbligatoria la denuncia, ha riconosciuto l’ernia discale, spostandola dalla lista 2 alla lista 1, come malattia professionale, degli autisti di veicoli industriali e dei mezzi meccanici, causata proprio dalle vibrazioni trasmesse al corpo durante la guida.

In questo modo il lavoratore non ha più il cosiddetto “onere della prova” e non deve più dimostrare che la patologia trova la sua causa principale nell’ambiente di lavoro e nello svolgimento della propria attività. Un modo per poter più facilmente far valere i propri diritti.

L’inserimento nella lista 1 dell’ernia discale, rendendo più semplice il riconoscimento di questa malattia tra quelle di origine professionale, è sicuramente un fatto positivo, che non risolve, però, il problema di aziende sempre meno attente alla salute dei propri dipendenti. Sono tanti, ancora, e purtroppo non riconosciuti se non dopo estenuanti e costose battaglie legali, i disturbi derivanti dallo svolgimento della propria attività in condizioni di eccessivo affaticamento o di mancato rispetto delle norme igieniche e di sicurezza, come spesso continua ad accadere in tutte le principali aziende del trasporto pubblico.

Qui non si tratta di questioni che attengono alla politica sindacale, di capricciose o pretestuose rivendicazioni. In gioco non c’è solo la dignità, ma la salute e la vita stessa. Per questo, non è più rinviabile l’esigenza di individuare strumenti che riportino l’attenzione sulla persona e sulla sua sicurezza, che tengano conto delle ricadute che alcuni lavori hanno nel tempo. Tanto prima sarà aperto un confronto serio e concreto su questi temi, tanto prima sarà accettato e condiviso, anche in Italia, il sistema di gare che l’Europa ha scelto per l’assegnazione dei servizio di trasporto pubblico locale.

Categoria: Lavoro & Diritto

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