LA FENAC-CONFSAL CONQUISTA UNA RSU

La Federazione Nazionale della Chimica elegge, al suo esordio, una RSU nella consultazione sindacale nel Gruppo BASF

È stata eletta la prima RSU nell’alveo della Fenac Confsal, a poco più di un mese dalla nascita della Federazione Nazionale della Chimica, che annovera, tra i promotori dello storico progetto, il Segretario Generale della Confsal Angelo Raffaele Margiotta. Un elezione, quella di Emanuela Tacconelli, dipendente del Gruppo BASF, con oltre 80 sedi sparse nel mondo, che afferma – ancora una volta – la concretezza dell’azione sindacale della Confederazione in ogni suo settore.

Dell’importanza dell’obiettivo raggiunto ne abbiamo parlato con la diretta interessata, Emanuela, forte dell’elezione e del fatto che la Fenac, al suo esordio, è ora il secondo sindacato in ambito Basf.

Essere RSU dei lavoratori della chimica cosa significa? Di cosa hanno bisogno i lavoratori delle aziende 4.0?
«Il settore chimico nasce e si sviluppa per ottimizzazioni successive, i processi chimici sono in continua evoluzione, le reazioni chimiche vengono sistematicamente modificate, testate, in una parola ottimizzate. E allora acquisti un apparecchio in più, uno strumento di lavoro più moderno e funzionale, alla fine ti trovi con un impianto che si è evoluto nel tempo, che è cresciuto con te, ma che ha anche i tuoi difetti. Certo, esistono anche impianti moderni e più lineari, addirittura automatici….ma come si può pensare che poi essi non abbiano bisogno di interventi continui, di migliorie, di diventare più funzionali? Ecco quindi come si presentano le aziende chimiche oggi: grandi strutture complesse e assai articolate, dove ai lavoratori viene richiesto grande senso di responsabilità – oltre ovviamente alle competenze tecniche – e una forte capacità critica nell’affrontare le attività di tutti i giorni. Il tema della sicurezza si sviluppa in questo contesto quindi, risente delle peculiarità degli impianti chimici, della loro struttura a strati successivi, bisogna adeguarsi, sapersi muovere. Una grande responsabilità dunque, un forte senso di rispetto per la salute propria e di quella degli altri, sono indispensabili per fare ogni giorno con serenità il proprio lavoro. In questo contesto, qual è il ruolo del rappresentante sindacale: un RSU non deve solo supportare i lavoratori per tutte le problematiche della salute e della sicurezza, farsi loro portavoce ma anche promuovere criticamente qualunque azione necessaria, assistendo i colleghi in ogni tematica contrattuale: al di là degli aspetti retributivi – che pure ovviamente hanno il loro spessore –  vi sono tutta una serie di questioni operative che necessitano di essere approcciate con una certa sensibilità; parliamo ad esempio della convivenza tra un’azienda chimica e la popolazione circostante, un’annosa questione vecchia come il mondo».

Chi vorrebbe vivere accanto ad un’industria chimica? Chi adora aprire le finestre e ammirare quei bellissimi camini che emettono vapore 24 ore al giorno? Chi non diverrebbe ipersensibile agli odori in queste città così malmesse e disorganizzate, adducendo ogni responsabilità sempre e comunque al sito chimico?
«Tutto giustissimo, eppure tutto sbagliato. La chimica oggi è lontana dai fantasmi del passato, dall’approccio del ‘produrre ad ogni costo’, è assolutamente concentrata sulla propria sostenibilità e sul rispetto dell’ambiente circostante, temi imprescindibili nella società moderna. Ma in fondo neanche in passato c’è mai stato un approccio così radicale: analizzare noi stessi con il senno di poi non ha senso, il mondo 50 anni fa era diverso, le decisioni prese allora erano corrette in quel contesto. Ecco quindi le tematiche che affrontano i lavoratori della chimica…..sempre in bilico tra il dover difendere il proprio lavoro e il sentire il peso della responsabilità verso la propria salute, quella dei colleghi, quella dei vicini. In questo contesto si inserisce l’esperienza del Sindacato Autonomo dei Lavoratori nella sede della multinazionale BASF di Roma. Qualche anno fa i lavoratori della BASF Italia – Divisione Catalizzatori, sede storica fondata negli anni 50 sulla Tiburtina in un contesto a dir poco rurale, si sono sentiti smarriti di fronte ad una esigenza impellente quanto improponibile: la delocalizzazione. Delocalizzare un’industria significa pensare di spostare tutti gli impianti così come sono assemblati in un altro luogo….»

Ma quale? Quale sito può garantire di non divenire inospitale in futuro? «Nessuno. E allora delocalizzare significa chiudere, significa abbandonare tutto quello che si è costruito, arrendersi, dover ammettere di non poter più contare sul proprio impegno nel lavoro di tutti i giorni, per vedere crescere la propria famiglia, i propri progetti».

Di fronte a questo cosa possono fare i lavoratori?
«Non c’è altro da fare che unirsi, confrontarsi, provare a portare avanti le proprie emozioni, dar loro spazio. E così hanno fatto i lavoratori della sede BASF di Roma, si sono uniti, sono andati a parlare con il Sindaco, hanno manifestato il proprio diritto a convivere con un territorio che li teme non per dati oggettivi, ma solo per paura, una paura infondata. In questo contesto i sindacati della cosiddetta triade (CGIL – CISL – UIL) non si sono saputi calare completamente. È sempre rimasto un certo distacco tra le problematiche autentiche dei lavoratori e la gestione su un piano più politico delle questioni, si è persa l’occasione per un dialogo sincero e scevro da ogni interesse personale. In una parola, ci si è allontanati. A questo punto i lavoratori si sono uniti, hanno cercato una risposta coerente con le loro aspettative, hanno cercato chi li potesse rappresentare senza mettere sul tavolo soluzioni preconfezionate, chi li ascoltasse, li facesse parlare e portasse avanti le loro idee, le loro proposte. Nasce quindi il SUL nel sito di Roma, un sindacato autonomo ma non di rottura: bisogna lavorare insieme all’azienda per migliorare i processi, il livello di sicurezza, la consapevolezza che chi vive intorno ad un’industria chimica ha della qualità del lavoro che vi viene portato avanti ogni giorno. Un terzo del personale si associa a questa realtà, sono tanti in un contesto già fortemente sindacalizzato. La situazione poi precipita, stavolta è l’azienda stessa ad arrendersi di fronte alle lungaggini burocratiche e giuridiche che tanto caratterizzano l’Italia, decide di delocalizzare una parte delle produzioni. C’è una ristrutturazione aziendale e parecchi lavoratori sono costretti a convertirsi in altre attività, alcune lavorazioni vengono dismesse, delle opportunità di crescita giocoforza ignorate. Ma si va avanti. Si continua a crescere, a guardare il futuro, facendo del proprio meglio, sempre con un altissimo senso di responsabilità, verso se stessi e gli altri, insieme».

È cambiata la geografia sindacale…
«Sì, oggi la realtà del sindacato autonomo in BASF non si chiama più SUL, è da poco confluita dentro una confederazione più grande, la CONFSAL, all’interno della quale è stata creata la FENAC: una federazione della chimica e per la chimica, che possa offrire una opportunità a tutti coloro che vogliano essere ascoltati e sostenuti, senza programmi politici, senza condizionamenti esterni: solo proposte sui tavoli e voglia di realizzarle. Cosi come si è fatto nella BASF di Roma si può fare in altre sedi, in altre società: la chimica in Italia lo merita. Le difficoltà e le criticità sono indubbiamente molte, ma tanto si può fare, se ci si unisce. Le porte si possono aprire, i preconcetti scardinare: bisogna solo volerlo davvero. Basta avere il minimo di coraggio che serve per dire “io voglio incidere sul mio futuro” e non lasciarsi trascinare dagli eventi. La risposta del sindacalismo autonomo oggi, con la FENAC, è forte, funziona, il sito BASF di Roma lo dimostra, può portare ottimi risultati. Lavoratori diversi per esperienze, ruoli, capacità…tutti insieme, per gli interessi di tutti. Le aziende possono collaborare, investire, dialogare apertamente: gli obiettivi di sicurezza, di sostenibilità, sono speculari, non necessariamente devono dividere. Il settore della chimica in Italia si può riunire sotto una nuova bandiera, tutta da colorare, in un gruppo da costruire insieme e gestire senza tanti paletti, per realizzare un progetto unitario che dia voce ai lavoratori di tutto il comparto e che possa fare la differenza nei rapporti tra le aziende e i lavoratori, in una realtà moderna che sicuramente non può che beneficiare della mancanza di un retaggio politico e partitico, ma anzi sappia portare avanti le voci di tutti i lavoratori della chimica, per aiutarli a dare forma ai loro progetti».

Categoria: Diario Sindacale

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