NELL’ANNO ZERO DELLA NUOVA EUROPA RIPORTIAMO IL LAVORO AL CENTRO

Il 2018 che sta per chiudersi, oltre a segnare i cento anni dalla fine della grande guerra, segna anche una linea di confine con il vecchio assetto comunitario. Le elezioni europee della prossima primavera non saranno ricordate solo per essere le prime che non vedranno la partecipazione dei britannici. La debolezza della Germania, con la Merkel scalzata dalla guida della Cdu dopo 18 anni di regno incontrastato, le difficoltà della Francia, con Macron assediato dalla rabbia dei gilet gialli, e l’ascesa dei movimenti sovranisti, Italia in testa, lasciano presagire un cambiamento radicale degli equilibri che hanno finora retto il Continente. Nulla sarà più come prima.

La ricorrenza dell’anniversario ci impone di non dimenticare che il Novecento è stato travagliato da due grandi guerre e da dittature che hanno sconvolto il mondo. Il sogno degli Stati Uniti di Europa, con tutti i suoi difetti, le sue imperfezioni e i suoi limiti, ha indubitabilmente permesso alle nostre generazioni di vivere in pace per settant’anni. Una considerazione forse banale, ma che sarà certamente patrimonio di chiunque si propone di guidare i governi nazionali o quello comunitario, anche di coloro che ritengono sia venuto il momento di ripensare sin dalle fondamenta i principi e le regole che ci hanno portato all’attuale stato di crisi di fiducia verso le istituzioni e i corpi intermedi. Una crisi che, purtroppo, non è solamente politica, ma anche sociale ed economica. Il mondo sta cambiando in fretta: nuove tecnologie, nuovi lavori, flussi migratori, invecchiamento della popolazione. E la classe dirigente non sembra avere le idee così chiare per fronteggiare le sfide che quotidianamente si presentano. La disoccupazione non riesce a fare decisivi passi indietro, la precarietà dilaga, la crescita stenta e i segnali per il futuro non lasciano ben sperare. E’ troppo presto, a nostro avviso, per esprimere un giudizio compiuto sulla manovra di bilancio in questi giorni all’esame delle Camere. Ci riserviamo di commentare le misure nei prossimi mesi, quando i dettagli saranno più delineati. Permangono, però, fin d’ora alcune perplessità, sia in merito alla scarsa voglia del nuovo esecutivo di confrontarsi con le parti sociali, sia in merito ai provvedimenti in materia di lavoro, a nostro avviso sottodimensionati rispetto alle urgenze che l’evoluzione del mercato ci impone di affrontare.

Siamo, peraltro, convinti che il punto di partenza sia quello di ricominciare a ricostruire un rapporto di fiducia con le istituzioni e la politica. Per dare speranze e aspettative ai giovani come Antonio Megalizzi, figlio di un ferroviere della grande famiglia del genio. Chi come me appartiene a quella famiglia sente ancora di più il dolore per il sogno spezzato non solo suo, ma di una generazione intera. Morire a 29 anni, per mano di chi ha deciso di affidare alle armi la sua rabbia, consacrando sull’altare della violenza l’incapacità di contrapporsi con la forza delle idee, obbliga tutti noi che crediamo in una democrazia partecipata a dare il massimo per ricostruire un mondo che sembra andare in frantumi. Non possiamo e non dobbiamo permetterlo.

Chiudiamo il 2018 con la tristezza nel cuore, ma questo deve darci il coraggio per ricominciare. Da subito, dai prossimi giorni, dall’anno che sta per iniziare. Bisogna farsi trovare pronti, ciascuno di noi, a ricoprire con il massimo della forza e della volontà il nostro ruolo in una società in continuo cambiamento.

Noi, come sindacato autonomo, abbiamo davanti sfide concrete, non meno importanti per ricucire il tessuto sociale del nostro Paese, che vanno dal rinnovo dei contratti di lavoro come quello dalla Mobilità – sia per gli autoferrotranvieri, sia per i ferrovieri e gli appalti ad esso correlati – per passare a quello del trasporto aereo e delle attività marittime. Nei prossimo mesi ci confronteremo, poi, con il rilancio di Alitalia e la revisione del piano industriale del Gruppo FSI, che dovrà trovare un non facile equilibrio fra l’ingresso nell’azionariato della compagnia aerea e l’annunciata uscita dal suo perimetro dell’Anas. Una volta entrata in vigore la manovra finanziaria, dovremo anche valutare la possibilità di recupero dei ritardi nella costruzione delle opere infrastrutturali e capire con esattezza quante e quali risorse siano state dedicate agli investimenti. Un terreno su cui a prima vista non sembrano esserci grandi motivi di soddisfazione.

Nel frattempo, continueremo ad occuparci delle riforme messe in atto dallo scorso governo, come quella dei porti, su cui come FAST-Confsal abbiamo fin da subito lamentato la carenza di un’autorità portuale dello Stretto di Messina. Una scelta sindacale che ci ha esposto anche a critiche campanilistiche ma che, a fronte di un chiaro progetto, abbiamo portato con forza prima sul territorio e sul tavolo del nuovo governo che infine ha condiviso, e quindi decretato, la nascita della nuova Autorità Portuale dello Stretto.

Insomma, di lavoro ce n’è tanto e noi certamente non ci tireremo indietro. Il nuovo anno si aprirà con il Congresso Nazionale dalla nostra confederazione Confsal, che si terrà nei giorni 14, 15 e 16 gennaio e sarà un momento di grande rilancio per il Sindacato autonomo che rappresentiamo come confederazione. Il nuovo corso iniziato lo scorso anno, che vede alla guida Raffaele Angelo Margiotta, già nei primi mesi di attività ha evidenziato un nuovo passo e dato entusiasmo a strutture stanche di una gestione “padronale” che stava sempre più relegando la Confsal al ruolo di sindacato marginale. Basta ricordare il successo della grande manifestazione del 1 maggio 2018 a Napoli, che ha visto una straordinaria partecipazione dei lavoratori, per avere un’idea del forte consenso che le iniziative della nuova segreteria stanno raccogliendo sul territorio. Il grande lavoro svolto finora è solo il primo passo. L’impegno futuro, a partire dalle proposte che avanzeremo nelle tesi congressuali, riporteranno la Confsal nel posto che gli compete, al centro del sistema delle relazioni sindacali in Italia.

Ora non mi resta che augurare a tutti i nostri lettori, ai sostenitori, ai lavoratori, agli iscritti e alle loro famiglie, un sereno Santo Natale e un 2019 felice e ricco di soddisfazioni.

Categoria: L'Editoriale