TAXI E NCC NELL’ANALISI DEL SEGRETARIO NAZIONALE FAST TPNL-CONFSAL

“Per meglio comprendere il perché questa conflittualità raggiunga il suo culmine, è d’uopo un rapido ripasso storico”

Questi giorni di fine anno, sono caratterizzati, alla stregua di una mesta tradizione degli ultimi anni, da un furente conflitto sociale interno al Trasporto Pubblico Locale non di Linea, tra Tassisti e Noleggiatori Con Conducente.

Sono due vettori assolutamente diversi e complementari, che agiscono nello stesso ambito ma con peculiarità assolutamente distinte, ai quali, però, la politica Italiana non è stata in grado di fornire confini precisi, regole certe e sanzioni proporzionate.

Così, anche in questo campo, la lottizzazione partitica, i piccoli e grandi serbatoi di voti utili alle svariate votazioni politiche a tutti i livelli, hanno portato, in buona sostanza, a più lustri di regole fumose o diversamente interpretabili, quando non contraddittorie, che hanno lasciato il settore nel caos, tra l’altro, in un periodo di significativa espansione e trasformazione.

Ma non basta, perché sulla testa di questo comparto agonizzante, hanno cominciato a girare gli avvoltoi delle grosse multinazionali d’intermediazione, pronte a fornire lo stesso servizio senza avere spese di acquisto veicoli, assicurazioni, manutenzione, consumi, ecc.; imprese i cui ingenti capitali rimangono a disposizione per la creazione e lo sviluppo dell’app. internazionale di supporto e per tutte le forme di dumping che riescono a partorire o riciclare.

Ma per meglio comprendere il perché questa conflittualità raggiunga il suo culmine nel periodo natalizio, è d’uopo un rapido ripasso storico.

Nel gennaio del 1992, il governo Andreotti VI fece una Legge quadro per il trasporto di persone mediante autoservizi pubblici non di linea che, pur delineando gli ambiti di competenza dei diversi vettori, tracciava confini labili e di diversa interpretabilità, lasciando irrisolte le dispute che già da allora dividevano Tassisti e NCC. Nel febbraio del 2009, il governo Berlusconi IV, all’interno della legge n. 14, conversione in legge, con modificazioni, del decreto (milleproprghe) n. 207, 30 dicembre 2008, con l’articolo 29 1-quater, fissò finalmente confini oggettivi, definiti e chiari agli ambiti di mercato delle due categorie e finanche pene congrue per i trasgressori.

Purtroppo, però, si rese anche conto che, durante i 13 anni di ritardo, l’assenza di chiarezza normativa unita a una buona dose d’intraprendenza, più imprevidente che scellerata, avevano distorto il mercato stesso al punto che, l’applicazione “tout court” delle norme avrebbe comportato gravi ricadute imprenditoriali e occupazionali, soluzione: una proroga di qualche mese e rimodulazione del tutto.

È andata a finire che, malgrado i diversi governi avvicendatisi, le proroghe sono diventate quasi una ventina succedendosi, senza soluzione di continuità, fino al 31 dicembre 2018 (le ultime con valenza annuale, da cui la coincidenza con il periodo natalizio), mentre gli anni di ritardo diventavano 22.

Il Governo in carica ha convocato le parti prima di queste feste, dichiarando la propria indisponibilità ad ulteriori deroghe ma anche la ferma volontà di redigere una legge di riordino del settore in tempi brevissimi (tre mesi) avvalendosi del coinvolgimento attivo delle parti sociali e imprenditoriali di entrambi i settori.

Per gestire il transitorio ha deliberato un lieve allargamento dei vincoli presenti nell’articolo 29 1-quater della legge 14/09 e, soprattutto, il congelamento delle ammende in esso previste per 90 giorni.

Una posizione diversa e una dichiarazione d’intenti pregevole con tempistiche più che ragionevoli, durante le quali, in buona sostanza, lascia intonsa la situazione preesistente

Riordinare un mercato sviluppatosi in un ventennio nel quale l’audacia e la prevaricazione non hanno trovato ostacoli normativi, non sarà facile ma è ormai improcrastinabile, non fosse altro che per non far trovare facili banchetti agli sciacalli internazionali di cui già si odono i latrati famelici.

Un obiettivo non perseguibile senza la presa di coscienza che entrambi i settori dovranno lasciare qualcosa sul tavolo negoziale con il Governo e, magari, prevedere norme differenziate nel tempo d’applicazione delle stesse; un traguardo impossibile da tagliare, però, se, così come avviene per la maggior parte delle componenti sedute al tavolo, non c’è alcuna disponibilità verso le ragioni dell’altro vettore.

(*) Segretario Nazionale
FAST TPNL – Confsal

Categoria: Interventi

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