UN MILIARDO E QUATTROCENTO MILIONI DI MOTIVI PER EVITARE CHE L’ATAC TORNI DI NUOVO CON LE GOMME A TERRA

Le cose da fare sono tante. Ci sono gli investimenti, innanzitutto, a partire da quelli destinati al rinnovo dei mezzi 

Un miliardo e quattrocento milioni. È questo il valore del debito accumulato negli anni dall’Atac. Una montagna di quattrini che pesava come un macigno sulle possibilità di sopravvivenza dell’azienda e che ora, approvato il concordato preventivo, diventa un sentiero sul quale incamminarsi per ricostruire e andare avanti. Quegli 1,4 miliardi “ripuliti” grazie all’accordo coi creditori raggiunto nei giorni scorsi rappresentano il futuro di Atac, ma anche il suo passato. Un passato che non deve e non può tornare. Fatto di fornitori non pagati, di disservizi e sprechi, ma anche di sacrifici imposti ai lavoratori, di liquidazioni dilazionate, di impegni non rispettati, di accuse rivolte a chi ogni giorno tentava malgrado tutto di non mollare e invece finiva sul banco degli imputati per nascondere incapacità o errori gestionali. Un passato che non deve essere dimenticato. Per evitare di ricadere negli stessi errori, per non ritrovarsi a breve nello stesso tunnel.

Le cose da fare sono tante, tantissime. Ci sono gli investimenti, innanzitutto, a partire da quelli destinati al rinnovo del parco mezzi, che deve rappresentare una priorità assoluta. C’è il piano antievasione da mettere in atto, per tentare di incrementare i ricavi commerciali. E c’è anche da completare la riorganizzazione interna delle risorse, per ottenere una maggiore produttività. Ma c’è soprattutto un clima da ricostruire, nella consapevolezza di tutti, azionisti, vertici e lavoratori, che il peggio sia passato, ma che la guardia non debba essere abbassata. Il presidente e direttore generale Paolo Simioni guarda comprensibilmente al domani con ottimismo. Anche i lavoratori e gli abitanti della Capitale, che in questi anni hanno subito sulla loro pelle le conseguenze delle interminabili disavventure dell’Atac, lo fanno. Tutti non aspettano altro che l’azienda riparta, con serietà, dignità e nuove prospettive. Ma ci sono un miliardo e quattrocento milioni di motivi per muoversi con cautela, per considerare che i conti del 2018, che si annunciano per la prima volta positivi, sono stati realizzati anche grazie ad una serie di costi non messi in bilancio, per tenere a mente che i debiti sono stati ridotti, alleggeriti e rinviati, ma non eliminati.

Gli alibi, quelli sì, non ci sono più. Per nessuno. Non ci sono per i sindacati, che devono assumersi le proprie responsabilità tanto più grandi quanto maggiore era, è, e sarà il livello di rappresentanza. Non ci sono per i dipendenti, che dovranno rimboccarsi le maniche e guardare avanti. Per l’azionista, che nonostante l’impegno assuntosi in questa fase, dovrà imporsi e imporre a tutti di tornare a svolgere il proprio ruolo. E neanche per i vertici, che dovranno dimostrare di saper fare il proprio mestiere, riuscendo a coinvolgere le rappresentanze dei lavoratori e rompendo con le vecchie “liturgie”, senza prendersela con chi è venuto prima, come troppo spesso è accaduto. Solo cosi Roma Capitale può ridare dignità alla sua azienda e orgoglio ai cittadini.

Chi d’ora in poi si mette alla guida e porterà l’azienda fuori dalla corretta rotta dovrà ammettere di non essere un buon pilota.

Categoria: Attualità

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