LA LEGGE DI BILANCIO E GLI INTERVENTI SULLE PENSIONI: CONFLITTO TRA SOLIDARIETA’ E DIRITTI ACQUISITI

Continua la nostra analisi alla Legge di Bilancio 2019, interventi sulle Pensioni

La Legge di Bilancio ha investito, attraverso misure differenziate, il comparto della previdenza; nello specifico, gli interventi riguardano:

  1. l’esercizio dell’opzione per l’imposta sostitutiva sui redditi dei pensionati stranieri che trasferiscono la propria residenza fiscale nel Mezzogiorno (commi  273 e 274),
  2. la revisione delle rivalutazioni (c.d. perequazione) delle pensioni,
  3. la decurtazione delle pensioni eccedenti un certo ammontare (Euro 100.000), 4) l’introduzione della pensione di cittadinanza e 5) la c.d. “quota 100” finalizzata alla modifica della riforma Fornero.

Prima di entrare nel merito di questi interventi, occorre evocare l’art. 2 della nostra Costituzione il quale recita che “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

L’articolo in commento esprime, in modo inequivocabile, “quel dovere di solidarietà”, nelle sue varie declinazioni, che deve caratterizzare lo spirito della nostra nazione e, quindi, il nostro Legislatore. Occorre puntualizzare che si tratta di un dovere inderogabile, quindi, non puo’ essere messa in discussione l’applicazione di questo modello sociale: di contro, e’ ammessa la scelta della modalità operativa con la quale conseguire il fine enunciato dalla carta costituzionale. Inoltre, risulta pacifico ricordare che tale dovere incontra un limite “nella lesione dei diritti inviolabili sanciti dal nostro ordinamento”.

Nel caso di specie, appare indiscusso che il dettato costituzionale ha imposto al Governo di applicare una politica redistributiva della ricchezza verso i soggetti c.d. “fragili”; ciò che può essere oggetto di contestazioni di merito, invece, sono le scelte operate al servizio di tale scopo.

Operata tale digressione, è necessario entrare nel merito degli interventi sanciti dalla legge di Bilancio.

In ordine al punto 1), la Legge di Bilancio 2019 ha introdotto un nuovo articolo nel TUIR (Testo unico dell’imposta sui redditi), nello specifico, l’art. 24-ter il quale porta a compimento una regolamentazione, precedentemente introdotta con la L. n. 232/2016, disciplinante la possibilità, per i contribuenti che trasferiscono la residenza fiscale in Italia, di applicare un’imposta forfettaria (circa Euro 100.000) sui redditi prodotti all’estero in deroga al principio di tassazione mondiale e alla progressività IRPEF. La nuova norma, invece, prevede, per le persone fisiche titolari dei redditi da pensione prodotti all’estero che trasferiscono in Italia la propria residenza, l’assoggettamento dei redditi da queste possedute (di qualunque categoria e percepiti da fonte estera o prodotti all’estero), a un’imposta sostitutiva con aliquota del 7 per cento per ciascuno dei periodi di imposta di validità dell’opzione.

Il trasferimento della residenza deve avvenire nel territorio delle regioni Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia, in città con popolazione non superiore a 20.000 abitanti.

Oltre al trasferimento suddetto, sono previsti ulteriori requisiti necessari alle persone fisiche per l’esercizio dell’opzione in commento:

  • non siano state fiscalmente residenti in Italia nei cinque periodi d’imposta precedenti a quello in cui l’opzione diviene efficace;
  • trasferimento della residenza da Paesi con i quali sono in vigore accordi di cooperazione amministrativa.

Per quello che concerne la durata, l’opzione è valida per i primi cinque periodi d’imposta successivi a quello in cui diviene efficace.

In ordine al punto 2), il compendio normativo contenuto nell’art. 1, comma 260, sancisce la revisione, a diversi livelli, del meccanismo di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici (la c.d. perequazione, ossia l’adeguamento del trattamento pensionistico all’aumento del costo della vita come indicato dall’ISTAT). Tale intervento si differenzierà a seconda dell’ammontare dei trattamenti, operando una discriminazione tra quelli complessivamente pari o inferiori a tre volte il trattamento minimo INPS e quelli complessivamente superiori a tre volte tale ammontare.

In ordine ai trattamenti pari o inferiori a tre volte il minimo INPS, la rivalutazione automatica sarà applicata nella misura piena (100 per cento).

In ordine ai trattamenti superiori a tre volte il minimo INPS, sarà applicata una rimodulazione progressiva della rivalutazione in esame:

  • nella misura del 97 per cento, per i trattamenti pensionistici complessivamente pari o inferiori a quattro volte il trattamento minimo INPS;
  • nella misura del 77 per cento, per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a quattro volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a cinque volte il trattamento minimo INPS;
  • nella misura del 52 per cento, per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a cinque volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a sei volte il trattamento minimo INPS;
  • nella misura del 47 per cento, per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a sei volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a otto volte il trattamento minimo INPS;
  • nella misura del 45 per cento, per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a otto volte il trattamento minimo INPS e pari o inferiori a nove volte il trattamento minimo INPS;
  • nella misura del 40 per cento, per i trattamenti pensionistici complessivamente superiori a nove volte il trattamento minimo INPS.

In ordine al punto 3), la relativa disciplina e’ contenuta nell’art. 1, commi da 261 a 269. Si tratta di un insieme di prescrizioni la cui applicazione coincidera’ con la data di entrata in vigore della legge in commento e la cui efficacia avra’ carattere interinale (durata di cinque anni). La norma recita che i trattamenti pensionistici i cui importi complessivamente considerati superino 100.000 euro lordi su base annua, sono ridotti di un’aliquota di riduzione:

  1. pari al 15 per cento, per la parte eccedente il predetto importo fino a 130.000 euro;
  2. pari al 25 per cento, per la parte eccedente 130.000 euro fino a 200.000 euro;
  3. pari al 30 per cento, per la parte eccedente 200.000 euro fino a 350.000 euro;
  4. pari al 35 per cento, per la parte eccedente 350.000 euro fino a 500.000 euro;
  5. pari al 40 per cento, per la parte eccedente 500.000 euro.

Occorre precisare che tali riduzioni si applicano in proporzione agli importi dei trattamenti pensionistici interessati. A fronte di tale misura, la norma ha inserito una clausola di salvaguardia (comma 267) e una clausola “di equità” (comma 263); per effetto della prima, “l’importo complessivo dei trattamenti pensionistici diretti non può comunque essere inferiore a 100.000 euro lordi su base annua”. Questo significa che i destinatari percepiranno, indipendentemente alla riduzione operata, un trattamento non inferiore a Euro 100.000. Per quello che concerne la clausola di equita’, “la riduzione non si applica comunque alle pensioni interamente liquidate con il sistema contributivo”; in buona sostanza, coloro i quali percepiscono trattamenti pensionistici in linea con quanto effettivamente versato presso gli enti previdenziali di competenza, saranno esclusi dal perimetro di applicazione della riduzione.

Le somme ricavate dalla misura confluiranno in un fondo, costituito ad hoc e denominato “Fondo risparmio sui trattamenti pensionistici di importo elevato”, presso l’INPS e gli altri enti previdenziali interessati.

         Per quello che concerne la pensione di cittadinanza (punto 4), la legge in commento enuncia:

  • la costituzione di un fondo ah hoc nel quale confluiranno le risorse stanziate per la realizzazione dei due istituti reddito e pensione di cittadinanza);
  • l’ammontare delle risorse al servizio della realizzazione di queste misure (7.100 milioni di euro per l’anno 2019, a 8.055 milioni di euro per l’anno 2020 e a 8.317 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2021).

Per la disciplina di dettaglio, la norma rinvia ai decreti collegati in fase di formazione.

Stessa sorte investe la c.d. “quota 100” (opzione per il prepensionamento disponibile a partire dai 62 anni di eta’ e 38 anni di contribuzione), per la quale la legge di Bilancio 2019 prevede, esclusivamente (e anche in modo vago), le risorse destinate alla sua realizzazione (dotazione pari a 3.968 milioni di euro per l’anno 2019, a 8.336 milioni di euro per l’anno 2020, a 8.684 milioni di euro per l’anno 2021, a 8.153 milioni di euro per l’anno 2022, a 6.999 milioni di euro per l’anno 2023 e a 7.000 milioni di euro a decorrere dall’anno 2024).

Categoria: Analisi & Studi

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