“MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO” – LAST UPGRADE

Ovvero non voglio morire democristiano o confederale

In un numero del 2015 del nostro giornale -ancora cartaceo- mi convincevo, dando ragione al Segretario generale, come a 50 anni suonati, senza aver mai abiurato ai valori socialisti, mi toccasse fare il partigiano tra le montagne sindacali con molti destrorsi Fastini e con un democristiano come lui.

In un successivo numero del 2018 -stavolta in veste digitale- notavo come non servisse un ulteriore intervento sulla legge 146/1990, bensì una norma che attuasse l’art. 39 Cost. al fine di evitare l’ingiusto trionfo del neocorporativismo confederale.

Speravo, infatti ed in cuori mio, che la Commissione di garanzia avrebbe ricordato le parole di Carinci, secondo cui non bisogna essere formalisti e neppure neo-positivisti per enfatizzare la centralità dello ius positum. E mi auguravo, altresì, che il Presidente dell’autorità sullo sciopero, ormai Prof. Emerito e memore  dell’eminentissimo padre Francesco, nel giudicare azioni aziendali non consone al diritto avrebbe fatto propria la lezione di Kelsen secondo le quali “(…) la norma è passibile di più di una lettura, solo che ciascuna deve collocarsi all’interno di dimensione esegetica delimitata e delimitabile secondo le regole consolidate: se ne andrebbe, altrimenti, sia la norma fondante dello stato di diritto, cioè il primato del Parlamento; sia la norma essenziale della convivenza civile, cioè la relativa certezza del comando (…)”.

Le mie speranze sono, purtroppo, naufragate e, mentre soffro l’umidità di una giornata uggiosa dedicata al 75mo anniversario dello sbarco di Anzio, leggo il prot. 469/PM del 10/1/2019 dell’amata Commissione che mi induce a elucubrazioni sindacal-costituzionali, senza stavolta ascoltare musica stante l’assordante silenzio che l’occasione necessita.

Premetto che la FAST ha dovuto lottare per quasi un anno, con ripetute azioni di sciopero, contro una ditta che ha messo a dura prova la resistenza di nove nostri iscritti, quasi si trattasse dei 300 alle Termopili. Lo scontro si è protratto a lungo e, con molti alti e bassi anche in Prefettura, è approdato al Tribunale di Roma, per un art. 28, e alla Commissione di Garanzia, per omessa articolazione dei servizi minimi, immissione della RSA negli stessi e mancato rispetto aziendale del regolamento del 2002.

Tralascio, per brevità, l’analisi del riconoscimento dell’attività antisindacale riconosciutaci dal GUL di Roma e consiglio l’ottima sintesi di Paolo Pizzuti che, oltre ad aver patrocinato la causa, ne ha riportato, in un precedente articolo di questo giornale, i tratti processuali salienti, ma, pur non sentendomi un novello Epaminonda e rileggendo la nota della Commissione,  mai avrei creduto che essa si sarebbe rivelata un neo Efialte deliberando “(…) il non luogo a procedere, atteso che il Tribunale di Roma, in data 15 dicembre 2018, si è espresso a riguardo con la sentenza, iscritta al n. 26846/2018 del R.G. (…)”.

Cioè, detto in italiano corrente, avendo vinto la FAST il ricorso per l’attività antisindacale, la Commissione ha deciso di non sanzionare amministrativamente la ditta per violazione del regolamento sui servizi minimi, dimenticando che, qualche tempo fa, pur avendo vinto un 28 contro una nota azienda di TPL, la FAST fu multata per uno sciopero contro la ditta stessa perché, scientemente, contravveniva alla 146. In quel caso, però, nessuna compensazione fu ritenuta necessaria e la sanzione fu pagata per intero!

Non c’è però da preoccuparsi in quanto la Commissione ha consigliato alla società “(…) di mettere in atto ogni utile iniziativa volta a risolvere positivamente le vertenze al fine di garantire il migliore contemperamento tra i diritti costituzionali coinvolti, segnalando, inoltre, che, nel futuro, il comportamento aziendale, potendo incidere sull’insorgenza o sull’aggravamento del conflitto in atto, sarà valutato ai sensi dell’art. 13, comma 1, lettera h), della legge 146 del 1990 e successive modificazioni (…)”. In termini calcistici sarebbe un mero richiamo a stare attenti poiché, al prossimo fallo, l’ammonizione scatterà di default.

Mai ho visto sobbalzare Pietro Serbassi come in questi giorni a causa della citata missiva e del goal di Ronaldo in “Super Coppa”, ma lui ed io ci siamo crogiolati sulla grande responsabilità che la Commissione ha affidato alla Segreteria Nazionale, cioè “(…) fornire ogni utile e documentata informazione relativamente allo stato attuale della vertenza ed al suo andamento (…)” perché abbiamo capito che la prossima volta ci sarà anche l’intervento della VAR!

Non c’è stato per me, noto mangiapreti e senza Dio, un attimo di fiato dovendo accompagnare il Segretario generale, stremato dall’enorme lavoro di preparazione, al celebrando IX congresso della CONFSAL, dove il compagno Damiano, citando la “giusta mercede” della Rerum Novarum, indicava alla nostra Confederazione l’illuminante posizione della dottrina sociale della Chiesa cui le nostre tesi e mozione congressuali si sono ispirate, ponendo al centro del nostro “autonomo” pensiero l’uomo-lavoratore, con buona grazia del presidente della CEI e della Furlan che, demo-cristianamente, benedivano e concludevano la seconda giornata congressuale.

Ed il congresso, in verità, ha avuto un buon risalto mediatico e, dopo quasi un decennio di immobilismo sindacale, una pletora di lenoni politici si è venuta a compiacere con noi, ma, dopo la kermesse romana, ci corre l’obbligo di capire dove e come ci posizioneremo nel quadro dell’italico mondo sindacale.

Saremo la quarta Confederazione del Bel Paese se Salvini molla l’UGL che -nel frattempo- ci ha fatto sapere dal palco che approva la strada indicata da Margiotta, o saremo l’organizzazione leader del mondo non confederale? Oppure ancora ci inseriremo fra CGIL-CISL-UIL e l’arcipelago polinesiano dei c.d. sindacati “indipendenti” spaccati da ritrosie personal-ideologiche, magari sfruttando le temporanee crepe della solida unione del “Patto dell’EUR”?

Due cose mi preoccupano però di più in questi giorni.

La prima è che la conta del Testo Unico sulla rappresentanza è arrivata al suo epilogo e credo confermerà obtorto collo che i “comparativamente” più rappresentativi saranno sempre loro; la seconda è che la UIL, confessiamolo!, bersaglio della nostra rincorsa verso il podio, ha scelto da qualche giorno un mio coetaneo alla co-guida della confederazione, uomo sì dell’establishment, ma che, alla fine degli anni ’80, venne futuristicamente indicato come leader dei giovani universitari del sindacato di Giorgio Benvenuto.

Potrei inserire una terza variabile che, però, non cambia di molto le conseguenze degli scossoni delle due problematiche appena sollevate ed è la scelta del nuovo segretario CGIL, soprattutto in considerazione del superiore ruolo che la Camusso avrà a livello europeo.

 Ora se rammento che, il giorno della mia entrata nella Direzione nazionale della CONFSAL a 44 anni, ero il secondo più giovane di età, oggi, con l’allargamento dello stesso organismo, a 52, mi accorgo di non essere tra i più anziani. È per noi tempo di capire perciò se forse tra le miriadi di federazioni (o sedicenti tali) della CONFSAL è tempo che ci sia un settore giovanile, soprattutto in considerazione del grande numero di iscritti dello SNALS e del ruolo svolto nell’alternanza scuola-lavoro.

Non avendo comunque frequentato la scuola ufficiali, come il nuovo segretario aggiunto della UIL o come molti generali della CONFSAL, ma provenendo, avvezzo a lottare senza paura e anche senza speranza, dalla trincea sindacale delle strutture orizzontali praticamente assenti nella nostra organizzazione, voglio voler credere alla metafora di Margiotta secondo la quale l’aviazione (la CONFSAL) conquista e l’esercito (la FAST) occupa, ma senza essere costretto a cadere in un esercito post democristiano con mille generali dai dorati pennacchi, ma senza truppa, magari circondato da fucili confederali, alla stregua di David Crockett a Fort Alamo.

Il tutto con l’art. 39 della Costituzione ancora inattuato!

Categoria: Interventi

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