L’ABOLIZIONE DELLA PRECARIETA’ PUO’ ATTENDERE. CRESCONO ANCORA I CONTRATTI A TERMINE

Per l’abolizione della precarietà bisognerà aspettare. A dicembre 2018 la stima degli occupati diffusa dall’Istat è risultata in lieve crescita rispetto a novembre (+0,1%, pari a +23 mila unità). Anche il tasso di occupazione è salito al 58,8% (+0,1 punti percentuali), ai massimi dai livelli pre crisi dell’aprile 2008. Pure sulla disoccupazione c’è un dato positivo, con un calo, seppure minimo, al 10,3. Malgrado l’elenco di buone notizie, il quadro è tutt’altro che incoraggiante. Intanto, come spiega l’Istat, “il secondo mese consecutivo di diminuzione dei disoccupati non è sufficiente ad evitare un aumento della disoccupazione nella media del quarto trimestre. La diminuzione piuttosto contenuta dell’inattività registrata a dicembre non consente di tornare ai minimi storici toccati ad aprile e giugno 2018”.

Ma è la qualità del lavoro a preoccupare di più. “Contrariamente ai due mesi precedenti – si legge nel rapporto – il leggero incremento dell’occupazione è di nuovo dovuto ad una crescita dei dipendenti a termine più ampia della flessione dei permanenti, a cui si aggiunge una lieve ripresa degli autonomi”. I numeri parlano chiaro: l’andamento degli occupati rispetto a novembre è la sintesi di un aumento dei dipendenti a termine (+47 mila) e degli autonomi (+11 mila), mentre risultano in diminuzione i permanenti (-35 mila). La musica non cambia se confrontiamo i dati con il 2017. Su base annua, a dicembre l’occupazione è cresciuta dello 0,9%, pari a +202 mila unità. L’espansione interessa entrambe le componenti di genere, i lavoratori a termine (+257 mila) e gli indipendenti (+34 mila), mentre continua il calo dei dipendenti permanenti (-88 mila).

Dov’è finito l’effetto del decreto dignità che doveva spingere le imprese ad offrire solo posti fissi al posto dei contratti a tempo resi svantaggiosi dalle nuove norme? Luigi Di Maio s’è le presa con chi ha diffuso la fake news del “decreto disoccupazione”. I dati, ha replicato, “ci dicono che è iniziata un’inversione di tendenza e dopo anni di politiche fallimentari gli italiani cominciano a vedere un futuro migliore”. In realtà, l’inversione di tendenza sull’occupazione era iniziata ben prima dell’approvazione del decreto dignità. Mentre non c’è stato alcun cambio di marcia sulla tipologia delle assunzioni, che continuano ad essere in gran parte a termine. La realtà è che è successo quello che molti osservatori temevano. Il decreto dignità non ha bloccato i contratti a termine, come puri molti prevedevano e come è probabilmente successo limitatamente alle aziende di dimensioni minori. L’inasprimento delle regole sui rinnovi delle assunzioni a tempo determinato ha semplicemente costretto le aziende ad applicare una sorta di turn over dei precari, con un effetto devastante sul mondo del lavoro. Da una parte ci sono i giovani, che dovranno saltare da un impiego all’altro per avere uno stipendio senza alcuna prospettiva di stabilizzazione, dall’altra ci sono le imprese, che dovranno continuamente riformare il personale con evidenti contraccolpi sulla competitività.

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