IL T.A.V. SI DEVE FARE, CE LO CHIEDE IL FUTURO

Le polemiche sulla linea ad alta velocità, che dovrà collegare Torino a Lione, iniziano dall’articolo determinativo da anteporre all’acronimo TAV, ovvero Treno Alta Velocità. C’è chi ritiene che si debba dire IL TAV trattandosi di Treno, e chi LA TAV trattandosi della linea e non del treno in sé.

Ma se la polemica fosse confinata alla grammatica italiana, probabilmente poco interesserebbe alla Francia ed al resto d’Europa la diatriba in merito.

Ma siccome Il TAV si inserisce in un ambizioso progetto europeo denominato Reti di trasporto trans-europee (in acronimo TEN-T, dall’inglese Trans-European Networks – Transport) ecco che l’attenzione sull’argomento si fa più pressante.

La TEN-T nasce per sostenere il mercato unico, garantire la libera circolazione delle merci e delle persone e rafforzare la crescita, l’occupazione e la competitività dell’Unione europea.

Anche in Italia c’è stato un periodo in cui, le decisioni nazionali erano prese da statisti che, con idee lungimiranti, progettavano infrastrutture necessarie ad una nazione poi diventata grande. Così nacquero le autostrade che donarono linfa nuova a territori che prima erano a vocazione agricola e con un’economia solo territoriale. Le merci iniziarono a viaggiare veloci, i territori prima isolati divennero connessi alle grandi città, e così anche le grandi città tra loro, di conseguenza l’economia cambiò velocemente.

Stavolta ad essere lungimirante e ambiziosa è stata l’Europa, che nonostante i tanti errori di gioventù commessi, ha le idee chiare su quanto le infrastrutture siano indispensabili.

Quelle esistenti sono state concepite con criteri nazionali, con la conseguente scarsità interconnessioni ai confini. La debolezza delle interconnessioni di trasporto ostacola la crescita economica. Sin dagli anni novanta, con il trattato di Maastricht e successivamente con quello di Amsterdam, la politica TEN-T ha orientato i fondi europei al sostegno della realizzazione di progetti infrastrutturali fondamentali per l’Europa.

D’altra parte sappiamo anche che i conti del nostro stato non ci permettono di fare azzardi sul futuro, è quindi corretto fare attenzione alle spese! Ma analizziamo bene quello che dovremmo realmente spendere:

Chi paga Il TAV?

 Il costo preventivato è di 8,6 miliardi di euro. l’Unione Europea ha concesso il 40% che è anche la quota massima di finanziamento possibile. l’Italia spenderà quindi 2,9 miliardi e la Francia 2,1. Il costo al chilometro dell’opera è di 86 milioni di euro analogo a quello degli altri recenti trafori alpini, come Loetschberg e Gottardo.

Quanto è stato speso finora?

Finora si è speso 1,5 miliardi di euro, ai quali bisogna aggiungerne almeno altri 0,5 per lasciare l’opera incompiuta. C’è da considerare poi che sebbene dai trattati non esista alcuna sanzione prevista in caso di sospensione o risoluzione degli accordi, la Francia e l’UE avranno tutto il diritto di richiedere le spese dei lavori già fatti.

Inoltre c’è da chiedersi con quale immagine ne uscirebbe l’Italia. Una nazione dove quello che viene detto oggi non vale domani, dove se cambia un governo cambiano anche tutti gli accordi internazionali fatti. E gli investitori come percepiranno l’Italia? Vale la pena investire in un paese così poco affidabile? Queste stesse perplessità sono state rese pubbliche dall’attuale Ministro dell’Economia, che nell’attuale governo è il più titolato a prevedere ripercussioni economiche in merito alla rinuncia dell’Italia ad ultimare la TAV.

Si provi, piuttosto, a trovare un percorso con minore impatto ambientale e paesaggistico per non distruggere le piccole realtà che sorgono nei pressi della futura linea.

L’opera va fatta, lo chiede una Nazione che ha bisogno di infrastrutture, di lavoro e soprattutto di futuro.

Categoria: Attualità

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