Bambini affetti da autismo: la ASL è obbligata a sostenere le spese della terapia ABA

La ASL deve sostenere le spese per la terapia cognitivo-comportamentale ad indirizzo ABA a favore dei minori affetti dal disturbo dello spettro autistico, data la carenza di strutture pubbliche o convenzionate specializzate.

E’ quanto affermato recentemente dal Tribunale di Roma con ordinanza del 9.10.2018 con la quale è stato riconosciuto il diritto all’erogazione di una prestazione sanitaria a carico del Servizio Sanitario Nazionale attesa l’evidenza scientifica di un significativo beneficio in termini di salute. In particolare, l’ABA (Applied Behaviour Analysis, cioè Analisi del Comportamento Applicata) si basa sull’uso dei principi della scienza del comportamento per la modifica di comportamenti socialmente significativi.

La decisione del Giudice si fonda sull’art. 1 del D.Lgs. 502/1992, secondo cui: “Il Servizio sanitario nazionale assicura, attraverso risorse pubbliche e in coerenza con i principi e gli obiettivi indicati dalla L. 23 dicembre 1978, n. 833, artt. 1 e 2, i livelli essenziali e uniformi di assistenza definiti dal Piano sanitario nazionale nel rispetto dei principi della dignità della persona umana, del bisogno di salute, dell’equità nell’accesso all’assistenza, della qualità delle cure e della loro appropriatezza riguardo alle specifiche esigenze, nonché dell’economicità nell’impiego delle risorse”.

A tal proposito – sebbene la Pubblica Amministrazione sia titolare di un potere discrezionale nel valutare sia le esigenze sanitarie di chi richiede la cura, sia il rapporto costi-benefici – quando risulta indubbia l’esistenza di una situazione di urgenza, con rischio irreversibile per la salute del cittadino superabile con cure tempestive non fornite dal servizio pubblico, tale istanza (che trova fondamento nella Costituzione) prevale sulle esigenze economiche della P.A.

Al riguardo, è lo stesso legislatore a prevedere che “Sono posti a carico del Servizio sanitario le tipologie di assistenza, i servizi e le prestazioni sanitarie che presentano, per specifiche condizioni cliniche o di rischio, evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, a livello individuale o collettivo, a fronte delle risorse impiegate” (così sempre l’art. 1 del D. Lgs. 502/1992, comma 7).

Ne consegue, perciò, che il requisito imprescindibile dell’erogazione da parte del Servizio Sanitario della prestazione sanitaria richiesta, e/o il diritto al rimborso delle spese sostenute per la prestazione, sia l’evidenza scientifica di un significativo beneficio in termini di salute. Orbene, le Linee Guida sul Trattamento dei Disturbi dello Spettro Autistico adottate dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità raccomandano l’utilizzo del metodo ABA nel trattamento dei bambini con disturbi dello spettro autistico stante l’evidenza scientifica della metodologia.

In tale quadro, il Giudice ha affermato che sussiste il diritto del minore, affetto dal disturbo dello spettro autistico, all’erogazione da parte del Servizio Sanitario Nazionale di un trattamento cognitivo comportamentale modello ABA, trattandosi di prestazioni sanitarie per le quali sussistono evidenze scientifiche di un significativo beneficio in termini di salute, come accertato dalle Linee guida sul trattamento dei disturbi dello spettro autistico.

La ASL, quindi, è stata condannata a farsi carico delle spese per il trattamento ABA cui è sottoposto il minore, attesa la carenza di strutture pubbliche o convenzionate in grado di assicurarlo.

 

Avv. Daria Pietrocarlo                                                                             Avv. Alessandra Pillinini

Categoria: Lavoro & Famiglia

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