CIAO EMILIO

Nella vita ci sono molte cose delle quali ci sfugge il senso, ci sono molte cose delle quali non comprendiamo il perché accadano. 

Della morte non abbiamo spiegazioni da offrire, che possano servire a consolare. 

Restiamo con il nostro dolore, soprattutto quando la morte ci toglie una persona che amiamo, un amico. Oggi ci tocca salutare Emilio Mengarelli! Per me e per molti di noi più di un amico, più di una guida, un esempio, ma soprattutto un Padre putativo. 

Colui che ci ha insegnato l’etica del Sindacato con la “S” maiuscola.

Colui che ci ha ispirato nelle nostre azioni pubbliche e private.

Quindi, non chiedetemi di comprendere le ragioni, di trovare gli argomenti per giustificare e trovare parole per essere consolati. 

Posso solo piangere con voi e offrirvi qualche spunto di riflessione.

Ho conosciuto Emilio a metà degli anni ottanta, quando mi sono avvicinato al mondo ferroviario e lui nelle Marche era già il pilastro del Sindacato autonomo dei Macchinisti SMA. Quando poi, assunto in ferrovia, mi sono avvicinato al sindacato Macchinisti SMA lui è stato il mio Maestro di vita, il mio confidente, il mio supporto nei momenti più bui della mia vita sindacale e privata.

Nonostante poi la mia attività sindacale mi abbia portato sempre più a stare lontano da Ancona, con una sistematica periodicità ci incontravamo con gli amici delle Marche o spesso da soli al ristorante “La Chiusa” dove, pur sembrando delle goliardiche riunioni fra amici, per me erano veri incontri motivazionali. Ritengo quei momenti intensi “corsi di formazione personale”. 

Non posso dimenticare le volte che nel mio girovagare tornavo a casa passando per Ancona e lui, se sapeva che dovevo aspettare la coincidenza per Fabriano, veniva a prendermi per accompagnarmi a casa e nel frattempo chiedermi cosa avevo fatto e mi dava le sue impressioni e le sue proposte su come affrontare il futuro.

Potrei continuare a raccontare Emilio attraverso le mie esperienze con lui, anche se intense, sono certo che molti di voi potreste raccontare ancora esperienze più intense e continuative di me, perché come me sono certo che molti che sono oggi qui vedono Emilio come un padre putativo. Molti altri come un esempio di altruismo e come uomo libero e disponibile ad ascoltare e ad aiutare. 

Tutti noi che stiamo portando avanti la sua idea sindacale, oggi prendiamo coscienza di quanto Emilio ci mancherà! È vero, ultimamente aveva molto allentato il suo attivismo, ma noi sapevamo che c’era .

Sapevamo che se avevamo bisogno di parlare e confrontarci lui era sempre disponibile.

Cosa si può dire per consolare Susetta? Una donna che, sempre al suo fianco, ha permesso a Emilio di essere con noi l’Emilio che amiamo, che abbiamo apprezzato e di cui avevamo bisogno. Una donna alla quale possiamo solo dire grazie per la pazienza che ha profuso e per essere stata un forte e silente supporto, come tutte le donne che condividono la loro vita con un personaggio pubblico –  in questo caso con un Sindacalista – soprattutto quando si attraversano stagioni come quella attuale. 

Ti abbraccio, Susetta, a  nome di tutti gli amici che mi hanno invitato e dato l’onore di essere il portavoce del nostro amore e del nostro dolore, in questa triste occasione. 

Voglio salutare Emilio con le parole di Sant’Agostino che per me è come se fosse lui a dircele:

“La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.”

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