TRAFORO GRAN SASSO, NECESSARIO DIALOGO PER SCONGIURARE CHIUSURA

L’importante nodo di collegamento non può chiudere, non può ricadere sulla cittadinanza le inadempienze di terzi

Nel maggio del 2017 viene dichiarata non potabile l’acqua per 32 comuni del teramano, in Abruzzo, a causa della presenza di un idrocarburo chiamato Toluene, il cui odore è simile a quello dei solventi, e della benzina. Partono le indagini per conoscere i responsabili della falda acquifera, che passa sotto il Gran Sasso. E nel mirino finiscono tre grandi: il gestore dell’autostrada Strada dei Parchi, il gestore della rete idrica Ruzzo e l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare che ha i laboratori nel ventre della montagna.

Nelle indagini sarebbe emerso che durante i lavori di manutenzione, svolti sempre nel 2017, la società autostradale avrebbe omesso di attuare le misure, ovvero completamento delle opere di impermeabilizzazione delle platee autostradali, necessarie a scongiurare i rischi contaminazione della falda acquifera.  E per non incorrere anche nella reiterazione del reato, la medesima società avrebbe chiesto al Ministero dei Trasporti le risorse per l’esecuzione dei lavori.

È l’inizio di un braccio di ferro tra il Ministro Toninelli ed i vertici di SdP, i cui rapporti non sono di certo idilliaci. Le avvisaglie risalgono all’indomani della tragedia che ha scosso Genova, il crollo del Ponte Morandi, in cui il responsabile del dicastero accusa esplicitamente di incuria e scarsa manutenzione la Società, la quale, invece, scarica al Ministero ogni responsabilità, soprattutto quella di non aver finanziato quel tipo di opere.

Ora il copione si ripete, solo che per sopperire alla mancanza di interventi economici da parte del ministero, non basta più il divieto di sosta ai mezzi pesanti o la distanza di sicurezza superiore ai 100 metri. Ora si annuncia la chiusura, dal 19 maggio, del Traforo del Gran Sasso, 10 chilometri di galleria autostradale fondamentale, che collega Teramo con l’Aquila, e non solo, rappresenta anche uno dei principali collegamenti est ovest del centro Italia, anche se non è sicuramente il più utilizzato.

L’annuncio è stato emanato dalla Società, che evidenzia di aver reso noto il problema al Ministero e di non aver mai ricevuto alcun riscontro in merito. Certo, suona come una provocazione, fatto sta che in tutta questa storia saranno i cittadini residenti e le aziende a pagare i disagi maggiori, che necessitano di collegamenti all’altezza delle loro aspettative.

Quando la politica, nel senso più nobile del termine, fallisce; quando il dialogo e la mediazione vanno a farsi benedire, succede che si usano i più deboli. E sulla loro pelle si portano avanti trattative che causano ulteriori danni ad una terra già flagellata dai terremoti.

Auspichiamo un dialogo tra le parti e soluzioni che possano arrecare minori ripercussioni possibili ai cittadini ed imprenditori.

Categoria: Attualità

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