OBBLIGATORIO ISTITUIRE UN SISTEMA DI MISURAZIONE DELLA DURATA DI LAVORO

Secondo la Corte di Giustizia Europea i datori di lavoro devono istituire un sistema di registrazione dell’orario giornaliero

Per questi motivi, la Corte (Grande Sezione) dichiara: Gli articoli 3, 5 e 6 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro, letti alla luce dell’articolo 31, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, e dell’articolo 4, paragrafo 1, dell’articolo 11, paragrafo 3, e dell’articolo 16, paragrafo 3, della direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro, devono essere interpretati nel senso che ostano ad una normativa di uno Stato membro che, secondo l’interpretazione che ne è data dalla giurisprudenza nazionale, non impone ai datori di lavoro l’obbligo di istituire un sistema che consenta la misurazione della durata dell’orario di lavoro giornaliero svolto da ciascun lavoratore”. Questo è quanto stabilito Corte di Giustizia Europea nella causa C-55/18 intentata da un sindacato spagnolo, Federación de Servicios de Comisiones Obreras (CCOO), alla Deutsche Bank.

Prima di entrare nel merito della sentenza è doveroso esporre la vicenda: un sindacato spagnolo, Federación de Servicios de Comisiones Obreras (CCOO), si era rivolto ai giudici locali affinché obbligassero la Deutsche Bank ad istituire un sistema di registrazione dell’orario di lavoro giornaliero svolto dai dipendenti, finalizzato da una parte alla verifica della corretta applicazione delle norme in essere sancite dal CCNL per quanto riguarda l’orario di lavoro giornaliero e dall’altra parte ad accertare la quantità di ore di straordinario effettuate mensilmente: è normativa nazionale trasmettere queste ultime al sindacato per i dovuti controlli.

Altresì la CCOO sostiene che l’implementazione del sistema di registrazione è un obbligo dettato sia dalla normativa nazionale che da quella europea attraverso la Carta dei diritti fondamentali.

Contrario è quanto teorizzato dalla Deutsche Bank la quale, allineandosi all’indirizzo di giurisprudenza del Tribunal Supremo (Corte Suprema spagnola), sostiene che secondo il diritto spagnolo non esiste alcun obbligo inerente il monitoraggio attraverso sistemi di registrazione del lavoro ordinario e straordinario. L’unica norma nazionale che deve essere rispetta è quella di tenere un registro sul quale annotare le ore di straordinario e poi di comunicare il dato mensilmente ai sindacati spagnoli.

L’Audiencia Nacional (Tribunale spagnolo d’appello e d’istanza ma non di cassazione) adita dal sindacato spagnolo

  • constata che, nonostante numerose norme relative all’orario di lavoro, derivanti da una pluralità di contratti collettivi nazionali settoriali e di accordi collettivi di imprese, applicabili alla Deutsche Bank, quest’ultima non ha istituito al suo interno alcun sistema di registrazione dell’orario di lavoro svolto dai membri del proprio personale che consenta di controllare il rispetto dell’orario di lavoro pattuito e di calcolare le ore di lavoro straordinario eventualmente effettuate.”
  • rileva anche che la Deutsche Bank non si è conformata alla domanda dell’Inspección de Trabajo y Seguridad Social de las provincias de Madrid y Navarra (Ispettorato del lavoro e della previdenza sociale delle province di Madrid e di Navarra, Spagna) di istituire un sistema di registrazione dell’orario di lavoro giornaliero svolto e che quest’ultimo ha successivamente redatto un verbale di accertamento con proposta di sanzione.”
  • precisa che dalla giurisprudenza del Tribunal Supremo (Corte suprema), citata al suddetto punto 21, risulta che l’articolo 35, paragrafo 5, dello Statuto dei lavoratori impone unicamente, salvo patto contrario, la tenuta di un registro delle ore di lavoro straordinario svolte dai lavoratori e la comunicazione, alla fine di ogni mese, ai lavoratori e ai loro rappresentanti del numero di ore di straordinario così effettuate.”
  • “esprime dubbi sulla conformità al diritto dell’Unione dell’interpretazione dell’articolo 35, paragrafo 5, dello Statuto dei lavoratori, fornita dal Tribunal Supremo (Corte Suprema). <…omissis…> L’interpretazione del diritto spagnolo fornita dal Tribunal Supremo (Corte Suprema) priverebbe, nella pratica, da un lato, i lavoratori di un mezzo di prova essenziale per dimostrare che il loro orario di lavoro ha superato i periodi massimi di lavoro e, dall’altro, i loro rappresentanti dei mezzi necessari per verificare il rispetto delle norme applicabili in materia, cosicché il controllo del rispetto dell’orario di lavoro e dei periodi di riposo sarebbe lasciato al mero arbitrio del datore di lavoro.
  • sostiene che “il diritto nazionale spagnolo non sarebbe in grado di garantire il rispetto effettivo degli obblighi previsti dalla direttiva 2003/88 per quanto riguarda i periodi minimi di riposo e la durata massima settimanale del lavoro, e nemmeno, per quanto attiene ai diritti dei rappresentanti dei lavoratori, degli obblighi derivanti dalla direttiva 89/391.”

Considerando la complessità dello scenario normativo ed eventuali opzioni ermeneutiche in essere, il giudice spagnolo dell’Audiencia Nacional, non allineandosi all’indirizzo giuridico del Tribunal Supremo, trasferisce la causa alla Corte di Giustizia UE con la seguente richiesta: “La domanda di pronuncia pregiudiziale verte sull’interpretazione dell’articolo 31, paragrafo 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (in prosieguo: la «Carta»), degli articoli 3, 5, 6, 16 e 22 della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro (GU 2003, L 299, pag. 9), dell’articolo 4, paragrafo 1, dell’articolo 11, paragrafo 3, e dell’articolo 16, paragrafo 3, della direttiva 89/391/CEE del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (GU 1989, L 183, pag. 1).”

La Corte di Giustizia UE rileva che:

  • “è diritto di ciascun lavoratore a una limitazione della durata massima del lavoro e a periodi di riposo giornaliero e settimanale non solo costituisce una norma del diritto sociale dell’Unione che riveste una particolare importanza, ma è anche espressamente sancito all’articolo 31, paragrafo 2, della Carta, cui l’articolo 6, paragrafo 1, TUE riconosce il medesimo valore giuridico dei Trattati”;
  • “le disposizioni della direttiva 2003/88, in particolare gli articoli 3, 5 e 6, precisano tale diritto fondamentale e devono pertanto essere interpretate alla luce di quest’ultimo”;
  • “le disposizioni della direttiva 2003/88 non possono essere oggetto di interpretazione restrittiva a scapito dei diritti che il lavoratore trae da quest’ultima”;
  • “il lavoratore dev’essere considerato la parte debole nel rapporto di lavoro, cosicché è necessario impedire al datore di lavoro di disporre della facoltà di imporgli una restrizione dei suoi diritti”;
  • “l’instaurazione di un sistema obiettivo, affidabile e accessibile che consenta la misurazione della durata dell’orario di lavoro giornaliero svolto da ciascun lavoratore rientra nell’ambito dell’obbligo generale, per gli Stati membri e i datori di lavoro, di cui all’articolo 4, paragrafo 1, e all’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 89/391, di istituire un’organizzazione e i mezzi necessari per tutelare la sicurezza e la salute dei lavoratori. Inoltre, un siffatto sistema è necessario per consentire ai rappresentanti dei lavoratori, aventi una funzione specifica in materia di protezione della sicurezza e della 15/18 salute dei lavoratori, di esercitare il loro diritto, previsto all’articolo 11, paragrafo 3, della suddetta direttiva, di chiedere al datore di lavoro di prendere opportune misure e di presentargli proposte.”

Alla luce delle considerazioni sopraesposte la Corte dichiara che, affinché i diritti previsti dalla direttiva sull’orario di lavoro e dalla Carta siano realmente e effettivamente goduti dai lavoratori, ogni Stato Membro deve imporre ai datori di lavoro l’obbligo di istituire un sistema oggettivo, affidabile e accessibile che consenta la misurazione della durata dell’orario di lavoro giornaliero svolto da ciascun lavoratore.

Categoria: Analisi & Studi

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