FISMIC-CONFSAL: GRANDE PARTECIPAZIONE ALLO SCIOPERO METALMECCANICI A TORINO E MELFI

Migliaia di persone hanno preso parte allo sciopero del 14 Giugno organizzato dalle sigle sindacali Fismic-Confsal e Fali a Torino e a Melfi.  I lavoratori metalmeccanici provenienti da tutta Italia, hanno colorato le città con striscioni e bandiere, dando vita a due importanti manifestazioni per protestare contro le politiche economiche del Governo, per sottolineare il bisogno di varare un piano straordinario per l’occupazione giovanile, per il taglio del cuneo fiscale e per chiedere interventi a favore della famiglia, della sanità e dell’istruzione pubblica. La manifestazione di Torino è iniziata a Piazza Castello sotto la sede della Regione Piemonte, dove i lavoratori si sono riuniti per poi sfilare fino a Piazza Palazzo di Città. Sono intervenuto per spiegare le motivazioni che hanno spinto la sigla sindacale a organizzare, per la prima volta nella sua storia, uno sciopero di carattere politico e non per questioni contrattuali.

Non c’è dubbio che siamo un Sindacato orgogliosamente autonomo dai partiti politici e non facciamo neanche fatica ad esserlo, visto lo stato in cui sono ridotti attualmente i partiti e i movimenti nel nostro Paese, ma essere autonomi non significa essere agnostici rispetto alla politica. Il nostro non è uno sciopero contro il Governo, il Sindacato deve giudicare i fatti senza seguire nessuna corrente politica.

Siamo tutti uniti per chiedere un cambiamento della situazione sociale ed economica attuale. Le misure finanziarie prese da questo Governo non sono riuscite a dare la spinta espansiva all’economia e si possono definire controproducenti, soprattutto il reddito di cittadinanza che favorisce l’illegalità e allontana i giovani dal lavoro stabile e sicuro, molti preferiscono lavorare in nero e percepire i soldi garantiti dalla misura finanziaria. Abbiamo bisogno di lavoro e non di assistenzialismo.

Noi siamo un sindacato di proposte, non solo di protesta. Abbiamo la necessità di mettere al centro delle politiche economiche le persone, la famiglia e tutti coloro che producono reddito come i lavoratori dipendenti e i pensionati, creando nuova ricchezza attraverso lo sviluppo dei mercati. Occorre un taglio deciso al cuneo fiscale per abbassare le tasse sul lavoro, permettendo alle imprese di assumere i nostri giovani e bisogna smettere di applicare continue riduzioni al Welfare State, specialmente con i tagli alla sanità pubblica che invece dovrebbe renderci orgogliosi. È fondamentale per il nostro Paese investire in innovazioni tecnologiche e in infrastrutture, come la Tav e la Gronda.

 

Durante la giornata di sciopero è intervenuto il segretario generale del Fali Ivan Verney per spiegare la presenza dei lavoratori indipendenti alla manifestazione. “Il nostro sindacato – sono state le sue parole – è formato da persone che lavorano nelle fabbriche e per questo motivo ne conosciamo i problemi e le difficoltà. Abbiamo vissuto i disastri del decreto dignità, la cassa integrazione e i contratti di solidarietà. La nostra organizzazione sindacale ha sempre aiutato le aziende a superare le crisi e continueremo a farlo, ma abbiamo bisogno di politiche attive del governo”.

In successione sono saliti sul palco per portare il loro contributo alla nostra manifestazione alcuni segretari regionali, territoriali e rappresentanti sindacali della Fismic-Confsal.  Il segretario regionale Rocco Magnasco ha affermato che “le ore di cassa integrazione sono aumentate a livello nazionale e il lavoro è l’unico mezzo in grado di donare dignità. Il reddito di cittadinanza non è riuscito ad espandere il Pil che cresce a livelli molto bassi rispetto a quelli europei. Il nostro paese ha bisogno di investire in infrastrutture e difendere il manifatturiero” Il Segretario territoriale di Cuneo Roberto Lepori ha evidenziato il bisogno delle aziende di avere a disposizione strumenti adeguati per restare al passo dei paesi emergenti con un basso costo del lavoro. Mentre, i rappresentanti sindacali Diego Fasciana e Stefania Cinquino hanno sottolineato che “l’Italia è molto lontana dai livelli di impiego del resto dell’Europa e il mercato del lavoro è immobile. La sicurezza sul lavoro è inadeguata e gli investimenti destinati alla formazione sono stati dirottati in altre direzioni”.

Grande partecipazione anche alla manifestazione organizzata a Melfi che ha visto coinvolti lavoratori provenienti da tutto il Mezzogiorno, molti dei quali giovani e alla loro prima presenza ad uno sciopero. Il corteo è stato guidato dal Segretario Generale della Confsal Angelo Raffaele Margiotta, affiancato dai segretari nazionali e territoriali del centro-sud della Fismic. Il primo ad intervenire, nella calda piazza Umberto I è stato il Segretario Nazionale della Fismic Pasquale Capocasale che ha evidenziato le difficoltà e i necessari investimenti per il Mezzogiorno. “Dobbiamo far sentire la nostra voce per chiedere al governo politiche attive in grado di sbloccare gli investimenti e abbiamo scelto di riunirci a Melfi per sottolineare l’urgenza di intervenire al sud. Qui non abbiamo bisogno di assistenza ma di lavoro, unico mezzo che permette ai nostri giovani di immaginare un futuro in questa nazione. Questo governo è formato da persone giovani, potevamo immaginare che le loro strategie sarebbero state di lunga durata e rivolte al futuro dell’Italia ma è stato smentito dai fatti”. Successivamente è intervenuto il Segretario Nazionale Marco Roselli che ha evidenziato che “in campagna elettorale tutte le fazioni politiche avevano garantito che al centro ci sarebbe stato il lavoro ma chi ci sta governando in questo momento non sta trasformando le promesse in realtà. Tutti gli indicatori economici sono in diminuzione e aumentano gli ammortizzatori sociali, la cassa integrazione e i contratti di solidarietà. Gli accordi che vengono firmati con le imprese sui tavoli ministeriali non sono duraturi e in grado di risolvere i problemi delle aziende e dei lavoratori come nei casi Whirlpool, Mercatone Uno e l’ex Ilva di Taranto con stabilimenti chiusi, lavoratori mandati a casa e molta cassa integrazione”.

Sulla difficoltà di trovare un posto di lavoro sicuro e dignitoso per i giovani che vivono nel Mezzogiorno è intervenuta Eugenia Squadrillo: “sono una lavoratrice metalmeccanica ma prima di tutto sono una madre e conosco bene la fatica di lavorare con dignità per mandare avanti la famiglia. Oggi i miei figli sono costretti a preparare la valigia e andare lontano in cerca di lavoro. Il sud deve essere rispettato e i nostri ragazzi devono avere il diritto di rimanere in questa terra con un lavoro dignitoso.” Il Segretario territoriale di Lanciano Gianluca Gagliardi ha dichiarato che “i lavoratori devono pensare alle famiglie, difendendo i posti di lavoro. Il governo deve attuare politiche che incentivino nuova occupazione. Basta con la cassa integrazione e i contratti di solidarietà.” I rappresentanti sindacali della Fismic Aniello Pirozzi e Vincenzo Vallarelli hanno raccontato le proprie esperienze per descrivere la difficile situazione economica di molte aziende come lo stabilimento di Mercatone Uno a Terlizzi dove i lavoratori sono stati licenziati tramite un sms.

Lo sciopero a Melfi è concluso con l’intervento del leader della Confsal Angelo Raffaele Margiotta: “Il governo non attua una reale e seria politica per il lavoro. Noi dobbiamo continuare a proporre idee valide per lo sviluppo economico di questo paese, come per esempio garantire un salario minimo ai lavoratori che preveda un approccio innovativo, attraverso la creazione di una no tax area per i redditi medio-bassi, migliorando le condizioni reddituali dei lavoratori senza penalizzare i bilanci e le tenute delle aziende. Le sigle sindacali Cgil-Cisl-Uil stanno iniziando la battaglia per il salario minimo insieme a Confindustria, il mio suggerimento è di frequentare meno Confindustria e più la Confsal perché i risultati saranno sicuramente migliori. Dobbiamo impegnarci per farsi che episodi come Whirlpool e Mercatone Uno non si verifichino più, intervenendo sulle difficoltà prima che le situazioni diventino irrecuperabili.”

Le manifestazioni svolte a Torino e a Melfi sono riuscite a unire migliaia di lavoratori metalmeccanici provenienti da tutta Italia che hanno sfilato in corteo e riempito le piazze per urlare forte il bisogno di lavoro, per la dignità della persona e per l’economia del nostro Paese.

Categoria: Diario Sindacale

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