CONFSAL: SÌ AL SALARIO MINIMO LEGALE, LA PROPOSTA ECONOMICA DEL SEGRETARIO MARGIOTTA

Il Segretario Generale Margiotta ha illustrato ai giornalisti la proposta della Confsal, frutto di una profonda analisi  

«È indispensabile approvare una contrattazione che garantisca il salario minimo. L’attuale disegno di legge deve essere rivisto». Angelo Raffaele Margiotta, Segretario Generale della Confsal, rompe gli indugi e si inserisce nel dibattito politico illustrando uno studio completo e meticoloso, che può dare, nel concreto, un contributo significativo. «Quella che sentirete è una voce fuori dal coro», ha sottolineato nell’aprire l’incontro coi giornalisti, avvenuto ieri mattina, 18 luglio, «si è creata una circostanza contrastante su questo tema, dove si registrano nel mondo politico, economico e sindacale le più disparate prese di posizione, non sempre con la necessaria cognizione di causa».

«Le parti sociali – ha precisato – e soprattutto i sindacati dei lavoratori, anziché impegnarsi in una campagna di retroguardia tesa a contrastare un’importante innovazione, dovrebbero cogliere l’occasione per ottenere una detassazione assoluta dei redditi da lavoro più bassi». Secondo Margiotta è arrivato il tempo di agire in questa direzione, ma «attenzione», ha ammonito, «non si può fare la legge sul salario minimo legale così come la si vuole fare. Deve essere rivisto l’attuale disegno di legge, è impensabile fare riforme a costo zero per lo Stato, senza cioè intervenire con la leva fiscale ma scaricandone gli oneri sulle imprese, significa ignorare l’impatto economico devastante che esso avrebbe su molti settori economici».

«Nella confusione attuale, abbiamo ritenuto doveroso condurre uno studio particolareggiato, settore per settore, dal quale nasce la nostra proposta. Siamo fortemente convinti che il salario è un argomento sacro, sul quale non è possibile fare politica o prendere posizioni conservative». Per la Confsal l’introduzione per legge di un salario minimo legale vuol dire stabilire: «una soglia retributiva iniziale non negoziabile, un reddito equo atto a configurare la dignità economica che deve discendere dal lavoro e ridurre la moltitudine di minimi salariali di riferimento che sono troppi e segnano spesso incomprensibili differenziazioni retributive». «Per il lavoratore cambia poco – ha scandito il Segretario -, ma per le aziende cambia tutto: l’adeguamento a 8 euro, anziché a 9 euro lordi, riduce a poco più di un terzo sia la platea sia l’onere aziendale per dipendente, portando il costo della riforma a livelli senz’altro sostenibili e accettabili. Nel contempo, l’estensione della no tax area dagli attuali 8.000 a 16.000 euro porterebbe congrui benefici salariali a tutti i lavoratori che oggi già percepiscono 8 euro lordi e oltre».

«La nostra proposta di 8 euro orari lordi (esentasse) non deve sembrare una proposta al ribasso, in quanto essa risulta una misura sicuramente equa sulla base del confronto con elementi di riferimento nazionali ed europei: è certamente al di sopra della soglia che contraddistingue le posizioni lavorative a bassa retribuzione (“low pay jobs”). Una riforma del salario non può essere disgiunta da un indispensabile intervento in materia fiscale come l’estensione della NO TAX AREA, attraverso il quale impegnare in modo equo una prima tranche di risorse. In altre parole si tratta di prevedere un’aliquota zero che deve obbligatoriamente costituire il primo step dell’annunciata riforma per la riduzione del carico fiscale denominata FLAT TAX. Senza l’aliquota zero, una riforma fiscale, anche con due aliquote semi-piatte (15 e 25%), risulterebbe una beffa per i redditi più bassi, che avrebbero un beneficio di poche centinaia di euro annui».

E non si può parlare di salario minimo orario legale senza considerare norme più stringenti per contrastare fenomeni patologici: «La Confsal, chiede di dare forza di legge ai CCNL di riferimento contrastando concretamente il dumping salariale attraverso una contrattazione di qualità che preveda la costituzione di una commissione formata dalle parti sociali che abbia la funzione di rilasciare ai contratti collettivi depositati presso il CNEL un attestato di conformità ai requisiti di legge».

Con riferimento alla rappresentatività, che, fino a oggi, è stata finalizzata unicamente a salvaguardare posizioni e privilegi e non a tutelare i lavoratori, il Segretario Generale della Margiotta ha affermato, in conclusione, che «come unico criterio di comparazione per l’individuazione dei CCNL di riferimento, debba essere considerato il numero dei lavoratori iscritti alle OO.SS., un dato già presente nelle banche dati Inps».

Sintesi dell’intervento QUI 

Categoria: Diario Sindacale

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