PRESTAZIONE DI LAVORO NEI GIORNI FESTIVI: SERVE L’ACCORDO CON IL LAVORATORE

Non basta la previsione nei CCNL per rendere illegittimo il rifiuto di lavorare durante le feste

La Legge 260/1949, come modificata dalla Legge 90/1954, si occupa di identificare le giornate del calendario annuale da considerarsi, ai sensi di legge, come festività riconosciute. In tali giorni, secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione (su tutte v. Cassazione n. 22482/2016), il lavoratore ha diritto di astenersi dal prestare la propria attività lavorativa.

Tale diritto individuale è pieno e generale, cioè riconosciuto a tutti i lavoratori, eccetto che per quelli di determinati settori, in cui è la medesima legge a stabilire che, al ricorrere di specifiche condizioni, l’obbligo lavorativo si estende anche ai giorni festivi (è il caso del personale di qualsiasi categoria alle dipendenze delle istituzioni sanitarie pubbliche e private nel caso che l’esigenza del servizio non permetta il riposo festivo).

In tale quadro, il diritto di svolgere lavoro nei giorni festivi non può essere posto nel nulla dal datore di lavoro, il quale non potrà imporre di svolgere il servizio durante la festività, nemmeno se sorretta da improrogabili esigenze organizzative o se prevista inderogabilmente dai contratti collettivi nazionali di settore. Il lavoro nei giorni di festività potrà essere preteso dal datore solo in presenza di un accordo individuale con il lavoratore in tal senso (si v. in questo senso Cass. n. 16592/15) o, in alternativa, in presenza di un accordo sindacale con le organizzazioni che abbiamo ricevuto espresso e specifico mandato dai lavoratori interessati (si v. Cass. n. 16634/2005; Cass. n. 22482/16).

I princìpi appena espressi sono stati di recente confermati dalla Sezione Lavoro della Cassazione, con la sentenza n. 18887 del 15 luglio 2019, nella quale i giudici della Suprema Corte hanno valutato il caso di un lavoratore del settore Chimico e Farmaceutico licenziato per aver rifiutato di lavorare nella giornata del 1° maggio, festa nazionale dei lavoratori.

L’azienda aveva dedotto che l’obbligo di non sottrarsi al lavoro festivo fosse stabilito dal CCNL applicato al rapporto di lavoro, il quale, appunto, prevede che il lavoratore possa rifiutare il turno festivo solo in presenza di giustificati motivi di impedimento soggettivo (art. 8, lett. E, n. 7, CCNL Industria Chimica).

Nel caso concreto, il lavoratore aveva addotto semplicemente di aver diritto a festeggiare il 1° maggio, senza particolari cause ostative ulteriori per lo svolgimento del servizio programmato. Ebbene, dopo aver vinto i primi due gradi di giudizio, l’azienda datrice di lavoro si è vista ribaltare dalla Cassazione la decisione sul licenziamento intimato al lavoratore, la quale ha affermando il pieno diritto de dipendente ad osservare la festività del 1° maggio e di rifiutare quindi la prestazione comandatagli per quel giorno, visto che alcun accordo espresso e specifico di rinuncia, né individuale né sindacale, risultava essere stato siglato tra le parti del rapporto di lavoro.

Avv. Gennaro Ilias Vigliotti
Studio Legale Pizzuti

Categoria: Lavoro & Diritto

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