TORNIAMO A PARLARE DI RIDER. TORNIAMO A PARLARE DI GIG-ECONOMY

Cos’è la gig economy?

Il termine è stato importato dalla musica Jazz, dove significava il compenso di una serata per il musicista, Ma è durante la campagna elettorale di Hillary Clinton che diviene di dominio pubblico, riferendosi al mondo del “lavoro a richiesta” e della necessità di tutelarlo.

Nonostante inizialmente sia stato molto gradito al lavoratore occasionale, che non accettava regole o impegni quotidiani, è divenuto poi, sempre più richiesto dai datori di lavoro che l’hanno usato per deregolamentare alcune prestazioni.

Nella gig economy lavorano circa 700mila persone e per 150mila di queste, rappresenta l’occupazione principale. Si potrebbe definire la più grande “azienda italiana”. Una gran fetta di questi lavoratori è rappresentata dai Riders, che, nell’ormai passata esperienza governativa, hanno avuto un incontro con l’ex-Ministro del Lavoro.

Lapidarie le parole del Segretario Generale Pietro Serbassi, che manifesta la necessità di riaprire d’urgenza un dibattito politico di merito. “Oggi si ha però la sensazione che il discorso sia stato frettolosamente accantonato. Il tema delle tutele contrattuali dei ciclo-fattorini e di tutti i nuovi mestieri legati all’era digitale è di straordinaria attualità e andrà affrontato con urgenza per evitare l’ennesimo vuoto normativo e regolatorio che non potrà non generare illegalità e sfruttamento.”

Una necessità legittima, dato che quello che si è formato è un lavoro ibrido. Il così detto tertium genus, una via di mezzo tra lavoro autonomo e subordinato, dove il datore di lavoro può essere anche plurimo, tra piattaforme digitali ed esercizi commerciali. Una discussione che potrebbe avviarsi, nell’alveo parlamentare, di concerto con quella del salario minimo, nella lista degli obiettivi dell’attuale governo.

In questa ottica si avrebbe a garantire la copertura INAIL per gli infortuni sul lavoro, una migliore contribuzione INPS ed una paga in base al salario minimo. Sul quale la Confsal ha espresso perplessità qualora dovesse essere legiferato, e introdotto, a casto zero per lo Stato e senza le dovute accortezze.

Senza cioè intervenire”, sono state le dichiarazione del Segretario Generale Angelo Raffaele Margiotta, “leva fiscale ma scaricandone gli oneri sulle imprese, significa ignorare l’impatto economico devastante che esso avrebbe su molti settori economici. Per la Confsal l’introduzione per legge di un salario minimo legale vuol dire stabilire: una soglia retributiva iniziale non negoziabile; un reddito equo atto a configurare la dignità economica che deve discendere dal lavoro; ridurre la moltitudine di minimi salariali di riferimento che sono troppi e segnano spesso incomprensibili differenziazioni retributive. Per il lavoratore cambia poco, ma per le aziende cambia tutto: l’adeguamento a 8 euro, anziché a 9 euro lordi, riduce a poco più di un terzo sia la platea sia l’onere aziendale per dipendente, portando il costo della riforma a livelli senz’altro sostenibili e accettabili. Nel contempo, l’estensione della no tax area dagli attuali 8.000 a 16.000 euro porterebbe congrui benefici salariali a tutti i lavoratori che oggi già percepiscono 8 euro lordi e oltre”.

Una linea questa che potrebbe avere un impatto relativo sulle aziende, ma di grande beneficio per i lavoratori, rider compresi.

Categoria: Attualità

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