AGGRESSIONI, FAST-CONFSAL LAZIO: “RIVEDERE IMPIANTO NORMATIVO”

A tre giorni dello sciopero, dal sit-in dall’incontro nella Prefettura di Roma, finalizzato a neutralizzare il fenomeno delle aggressioni, Renzo Coppini, Segretario di SLM Fast Confsal Lazio, tira le conclusioni: «Dal Tavolo avremmo voluto sentir un accenno anche alle rivendicazioni dei lavoratori di RomaTPL e di Cotral, che» esordisce «nell’area urbana si trovano nelle stesse condizioni dei colleghi di Atac. Le criticità sono evidenti, ulteriori rinvii potrebbero essere deleteri».

Al Tavolo, convocato nella giornata del 27 settembre e presieduto dal Prefetto Gerarda Pantalone, ha visto la partecipazione del Questore, del Comandante Provinciale dei Carabinieri, del Comandante della Polizia di Roma Capitale e dei rappresentanti dell’Amministrazione e di Atac SpA.

«Chiariamo subito, onde evitare equivoci: va bene dotare il personale, i verificatori prima e conducenti poi, di un cellulare con un’app da utilizzare per chiamare il numero di emergenza 112, va bene il sistema di videosorveglianza collegato con le Sale Operative delle Forza dell’Ordine e va bene continuare con il montaggio delle cabine blindate, il pattugliamento delle linee critiche, cose che avevamo chiesto con forza, e la formazione del personale per la gestione delle emergenze e l’utilizzo del sistema alert. Però…»

Però? «Vogliamo conoscere i tempi di attuazione nel dettaglio», risponde il Segretario, «altrimenti ci troviamo di fronte agli ennesimi impegni di facciata; non è certo la prima volta che leggiamo o ascoltiamo annunci del genere. Proprio di recente, in un alto incontro in Prefettura, in cui era presente Atac stessa, si era parlato di un’applicazione simile da mettere a disposizione dei nostri colleghi. Perché non è fatto?».

Ma le osservazioni non finiscono qui: «Quello che ci aspettavamo era una riflessione maggiore, un segnale istituzionale al legislatore. Sì è vero, dopo anni di lotta, è stato dato il riconoscimento di pubblico ufficiale agli autisti e verificatori di Atac e Cotral, per esempio, ma è altrettanto vero che, contestualmente, è stata alleggerita la pena detentiva per le condanne fino a cinque anni. Tra queste c’è proprio il reato di violenza, minacce o resistenza a pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio, nell’esercizio delle sue funzioni. E questo, nella fattispecie, cortocircuita il sistema e rischia di annullare le misure messe in atto per prevenire e proteggere l’incolumità degli operatori: del trasporto pubblico, come della sanità, degli uffici pubblici e così via. Aspetto che spinge i nostri colleghi a evitare di sporgere denuncia nei riguardi dei propri aggressori, perché hanno paura di trovarseli il giorno dopo, o la sera stessa, sull’autobus».

«Anche la sorveglianza delle linee sensibili da parte della vigilanza privata suscita perplessità. Innanzitutto è nostra intenzione capire in che misura è previsto il loro intervento: ci saranno pattuglie miste con le Forze dell’Ordine oppure pattuglie con solo vigilantes? E poi, saranno a bordo vettura o seguiranno gli autobus lungo la linea? Ma al di là di tale aspetto, comunque importante, è bene sfatare un mito: le guardie giurate non sono dei pubblici ufficiali e, purtroppo, hanno dei poteri identici a quelli di un comune cittadino. Pertanto, non possono utilizzare mezzi coattivi. Di conseguenza, sarebbero mandati allo sbaraglio, caricati di un ulteriore fardello che, in realtà, è fuori dalla portata delle loro competenze. Certo, meriterebbero l’encomio per il lavoro che svolgono nelle stazioni della metro, nessuno lo mette in dubbio, è solo grazie al loro intervento che spesso, molto spesso, si evita il peggio, ma fanno più del dovuto e si assumono, implicitamente, enormi responsabilità. Cogliamo l’occasione per augurare una pronta guarigione al vigilantes aggredito e ferito nella fermata Tiburtina della metro B».

«Il fenomeno delle aggressioni è allucinante, in continuo aumento», riprende il Segretario Coppini, «nel Lazio come nelle altre Regioni di Italia, e coinvolge gli autoferrotranvieri come i ferrovieri, pensate al caso del controllore al quale è stato staccato un braccio col machete. Pura follia. Il problema è nazionale e deve essere affrontato a livello centrale, con il concreto contributo dei territori. Data la gravità è indispensabile una revisione del codice penale, che verta nella direzione da noi auspicata in varie forme. Ecco perché sosteniamo la posizione del Segretario Generale Pietro Serbassi, secondo cui occorre riaprire il Tavolo con il Ministero degli Interni, perché quella è la sede deputata a recepire e proporre, in sede esecutiva, tali necessarie modifiche».

Intanto, in sottofondo, continua a suscitare clamore, diventando virale, l’intervista rilasciata dall’attivista sindacale Federico Maruca, autista di Autoservizi Troiani, una delle consorziata di RomaTpl, rilasciata ai microfoni della giornalista Simone Berterame di FanPage – che la nostra redazione ringrazia -. Il quale, aggredito da un ubriaco durante il turno di lavoro a bordo della linea 055 nei pressi della stazione della metropolitana Finocchio, ora rischia di essere licenziato.

Categoria: Attualità

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