LAVORARE MENO RENDE PIÙ PRODUTTIVI

Lavorare meno ore, è un’utopia o è la soluzione per un paese come il nostro?

Lavorare meno ore, è un’utopia o è la soluzione per un paese come il nostro? In molte realtà produttive italiane, per dimostrare abnegazione al lavoro si resta a lavoro abbondantemente, oltre il proprio orario, spesso anche senza percepire nemmeno lo straordinario. Analizzando il numero di ore lavorate mediamente in Europa scopriamo che i paesi che hanno un’economia più solida hanno anche un numero pro-capite di ore lavorate inferiore.

Da una classifica pubblicata dall’ OCSE si evince che l’Italia è tra i paesi dove si lavorano più ore pro-capite, preceduta solo da Irlanda Portogallo Estonia e Grecia. In coda alla classifica per ore lavorate troviamo: Germania, Olanda e Lussemburgo. Ricapitolando in Grecia si lavorano mediamente 38 ore, in Italia 33, in Germania 26. Questa tendenza sta facendo riflettere anche i paesi asiatici, dove iniziano a legiferare riducendo le ore di lavoro. Ovviamente parliamo di cifre ancora molto alte, ma una prima inversione di tendenza c’è stata.

La Corea del Sud ha infatti ridotto il limite massimo di ore settimanali lavorate da 68 a 52. Ma cosa significherebbe e quali effetti porterebbe una riduzione dell’orario di lavoro? Un abbassamento dell’orario di lavoro in Italia non si vede dal 1969, ma questa sarebbe un’ottima manovra. Lavorando meno ore la produttività aumenta, e di conseguenza anche il tempo libero da dedicare alla propria vita.

Sarebbe una manovra che in un colpo solo colpirebbe nel segno vari punti oggi ritenuti critici: lasciando gli stipendi invariati ci sarebbe un innalzamento del salario orario, una distribuzione di reddito nel ceto medio e soprattutto più tempo da dedicare alla famiglia e ai figli. In Europa, come ad esempio in Danimarca, restare oltre il proprio orario di lavoro è mal visto sia dai colleghi che dal proprio datore di lavoro, perché presuppone una cattiva gestione del proprio tempo. Si reputa che avere il giusto tempo da dedicare alla propria vita privata abbia ripercussioni positive sul lavoro facendo aumentare la produttività.

Sembra assurdo, altresì, dover legiferare in merito. Ma senza un’inversione di rotta si rischia di compromettere l’equilibro sociale, dove ovviamente si sta sottraendo tempo alla famiglia con la conseguente drastica diminuzione delle nascite, senza considerare le ripercussioni occupazionali. Visto che lo stakanovismo applicato fino ad oggi non ha aiutato a sollevare l’economia Italiana, non ci resta che provare ad applicare i metodi che funzionano a casa dei nostri vicini.

Categoria: Attualità

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