È LEGITTIMO ESCLUDERE L’INDENNITÀ DI PREAVVISO CON I C.D. ACCORDI DI “PROSSIMITÀ”

Le intese sindacali aziendali firmate ai sensi dell’art. 8, D.L. n. 138/2011 possono derogare all’art. 2118 c.c

Con la sentenza n. 19660 del 22 luglio 2019, la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha affermato la legittimità di un accordo derogatorio, ai sensi dell’art. 8. D.L. n. 138 del 2011 (c.d. accordo di prossimità), che disponga nel senso di escludere l’obbligo di erogazione dell’indennità di mancato preavviso nei confronti dei lavoratori licenziati, prevista dall’art. 2118 cod. civ.

La controversia aveva preso le mosse dalla crisi aziendale di un noto istituto bancario italiano, all’esito della quale le rappresentanze sindacali ed il datore di lavoro avevano trovato l’intesa circa l’opportunità di escludere il ricorso alla summenzionata indennità per il licenziamento collettivo di alcune risorse, tutte caratterizzate dalla prossimità al pensionamento. Tale accordo era stato formalizzato seguendo i dettami dell’art. 8 del D.L. n. 138/2011, convertito in L. n. 148/2011: con tale disposizione è previsto che le parti collettive, fermo restando il rispetto della Costituzione e della normativa europea e internazionale, possono operare in deroga alle disposizioni di legge che disciplinano alcune materie tassativamente elencate, tra cui c’è quella afferente le “conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio”.

Alcuni lavoratori si erano lamentati di tale previsione, adducendo l’inidoneità degli accordi di cui all’art. 8 summenzionato a derogare all’istituto dell’indennità sostitutiva del preavviso, anche in ragione della presenza, all’interno di accordi internazionali siglati dall’Italia, di princìpi che ne affermano la natura imprescindibile nell’ambito della disciplina individuale di lavoro (così, in particolare, l’art. 4 della Carta Sociale Europea, siglata nel contesto del Consiglio d’Europa).

Ebbene, la Corte ha affermato che la deroga prevista negli accordi in questione, disposta in sede collettiva e nell’ambito di un istituto espressamente derogatorio come l’accordo collettivo c.d. “di prossimità”, è da intendersi pienamente legittima poiché effettuata nel contesto di un bilanciamento ragionevole tra opposti interessi e con la finalità di ridurre l’impatto della situazione di crisi verificatasi in ambito aziendale. L’istituto derogato, inoltre, consiste in una obbligazione di tipo pecuniario, che ben può costituire, secondo la ricostruzione della Cassazione, oggetto di accordo di rinuncia, ancor più se tale rinuncia avviene nel contesto di negoziazioni collettive ed al fine di assicurare la prosecuzione dell’attività di impresa e la conservazione dei livelli di occupazione.

Gennaro Ilias Vigliotti
Studio Legale Pizzuti

Categoria: Lavoro & Diritto

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