STRESS DA LAVORO CORRELATO – L’IMPORTANZA DEL SONNO

L’importanza del sonno nell’uomo

Qualsiasi oggetto sia esso elettrico, meccanico, elettronico, elettromeccanico, digitale, analogico inventato e costruito dall’uomo è dotato di un manuale di istruzione e di manutenzione. Entrambi i documenti assumono quasi un carattere imperativo qualora si voglia che l’oggetto utilizzato possa essere adoperato, in maniera ottimale, negli anni riducendo al minimo la casistica dei guasti.

Esempio classico e più comune è l’automobile la quale è munita di un libretto di istruzione che spiega le relative funzionalità e un di libretto manutentivo con le relative scadenze (cambio olio, cambio cinghia dei servizi, cambio cinghia di distribuzione, cambio pompa dell’acqua, ecc.) rapportate allo stato di usura del mezzo espresso in anni e chilometri.

Quanto sopra seppur frutto di risultati derivanti da complessi algoritmi ingegneristici non è minimamente applicabile all’essere umano…mi spiego meglio: non esiste e non potrà esistere un documento manutentivo dell’uomo attraverso il quale ogni tot ore di vita si sostituisce l’eventuale organo in avaria; ciò che ad oggi esiste sono dei controlli e accertamenti sanitari a carico del datore di lavoro a determinate categorie di lavoratori attraverso i quali si valuta lo stato complessivo della salute.

A questo punto nasce spontanea una domanda: considerato che l’uomo non è paragonabile ad un automa sia per la sua struttura celebrale che per la complessa struttura fisica (e sto trascurando volutamente la parte psico-emotiva) quali parametri devono essere presi in considerazione da ogni datore di lavoro? Innanzitutto è doveroso precisare che pur avendo aziende e sindacati lo stesso scopo ultimo (tutela occupazione, tutela dell’essere umano e tutela dell’azienda), diversi sono gli approcci nel costruire gli orari di lavoro.

Infatti, mentre la parte datoriale ad oggi usa degli schemi del tipo produttività-centrica, la parte sindacale sposta l’attenzione sulla parte umana creando di fatto quell’effetto di equilibrio dicotomico uomo-produzione. Ciò premesso il datore di lavoro dovrebbe eliminare tutti quei fattori che vanno ad aumentare lo Stress da Lavoro Correlato; la lista sarebbe lunga ma in questa prima parte vorrei affrontare un argomento che spesso è sottovalutato. Il sonno, le sue proprietà e la sua importanza.

Ad oggi l’ottimizzazione della produttività consiste anche nel ridurre le ore di riposo inteso lo stesso come ore di sonno; esempi classici sono i riposi fuori residenza (RFR), la riduzione a 8 ore del riposo intercorrente tra due turni (termine ore servizio 22.00 e ripresa ore 6.00); contrazioni che a lungo tempo possono creare gradi disturbi al lavoratore. Proprio al “World Sleep Day 2019” il Prof. Fabio Cirignotta, neurologo esperto in Medicina del Sonno e coordinatore della Sleep Clinic di Clinica Privata Villalba di Bologna, in una intervista condotta dalla GVM Care & Research ha dichiarato che “Dormire in modo qualitativamente non sufficiente porta a una deprivazione cronica di sonno, e questo può pregiudicare la qualità della vita di tutti i giorni oltre che esporre la persona al rischio di sviluppare diverse patologie come cardiopatie, ipertensione, diabete, obesità e depressione. Il sonno non è un optional: è dimostrato scientificamente che non solo necessitiamo di dormire un numero determinato di ore (nella maggior parte dei casi 7-8 ore) ma che queste, anche in termini qualitativi, devono essere valide”.

Quando dichiarato non lascia ombra di dubbio: il sonno non è un optional e un sonno non di qualità può provocare diverse patologie. L’intervista procede e il Professore spiega la struttura del sonno: “Sulla base dell’attività EEG (Elettroencefalografia) sono state individuate due fasi principali di sonno, che si alternano ciclicamente durante la notte: la fase REM (Rapid Eye Movement, così chiamata per la presenza di movimenti oculari rapidi) e la fase NREM (non-REM, senza movimenti oculari rapidi)”.

Passo dopo passo si arriva ad affrontare la specificità del sonno, una sorta di viaggio nel cervello e nel corpo umano riuscendo finalmente a comprendere che il sonno è costituito da eventi complessi:

La fase NREM occupa in genere circa il 75% del sonno totale ogni notte e si divide a sua volta in 3 stadi:

  • Stadio 1, addormentamento: è lo stato crepuscolare di transizione fra la veglia e il sonno leggero, normalmente molto breve, rappresenta il 5% del sonno totale. E’ caratterizzata da un lieve rallentamento dell’attività EEG e da lenti movimenti degli occhi, che si possono notare sotto le palpebre chiuse.
  • Stadio 2, sonno leggero: copre circa il 45% del sonno totale. La frequenza cardiaca rallenta, i muscoli si rilassano, sull’EEG compaiono elementi particolare come i “fusi del sonno” e i “complessi K”.
  • Stadio 3, sonno profondo: copre circa il 25% del sonno totale. In questa fase la frequenza cardiaca rallenta ulteriormente, la pressione arteriosa si abbassa di circa il 20% rispetto alla veglia, il respiro è molto regolare, le onde cerebrali sono molto lente ed ampie.

Il sonno NREM ha una funzione di recupero e di ristoro sull’organismo: durante questa fase il sistema vegetativo è in una condizione di quiete, viene prodotto l’ormone della crescita GH, viene attivata la sintesi proteica e la funzione immunitaria, vengono “archiviati” i ricordi a lungo termine.

La fase REM occupa invece il restante 25% del sonno totale ed è caratterizzata da una attività EEG simile a quella dello stadio 1, ma associata ad una perdita totale del tono muscolare (in REM siamo come “paralizzati”) e a movimenti rapidi degli occhi. E’ la fase dei sogni, durante la quale il sistema vegetativo è instabile con fluttuazioni delle frequenza cardiaca e della pressione arteriosa. Si riscontra anche una disregolazione del sistema automatico di controllo della temperatura corporea.

Questi “svantaggi” vegetativi sono bilanciati da un effetto positivo sui meccanismi di elaborazione delle informazione immagazzinate durante il giorno e sul consolidamento della memoria, soprattutto quella “procedurale”.

 Le fasi REM e non REM si alternano 4-5 volte nel corso della notte, i cosiddetti “cicli del sonno”. Perché il sonno sia riposante è necessario che oltre ad una adeguata durata siano rispettate le normali percentuali relative delle diverse fasi del sonno e la struttura ciclica”.

Impressionante quanto unico il sonno o meglio dire i cicli del sonno acquisiscono una peculiarità non indifferente se consideriamo che il nostro corpo assume una “configurazione” particolare: rallentamento EEG, frequenza cardiaca rallentata, produzione dell’ormone GH, perdita totale del tono muscolare.

Studi condotti dalla National Sleep Foundation hanno portato come risultato ultimo che per avere un cervello attivo, fresco e in grado di svolgere al meglio le attività richieste, l’essere umano deve dormine secondo la seguente tabella:

  • neonati (0-3 mesi): dalle 14 alle 17 ore di sonno al giorno (e comunque mai meno di 11 o più di 19);
  • infanti (4-11 mesi): dalle 12 alle 15 ore (mai meno di 10 o più di 18);
  • bimbi (1-2 anni): dalle 11 alle 14 ore (mai meno di 9 o più di 16);
  • bambini in età prescolare (3-5 anni): dalle 10 alle 13 ore (mai meno di 8 o più di 14);
  • bambini in età scolare (6-13 anni): dalle 9 alle 11 ore (mai meno di 7 o più di 12);
  • adolescenti (14-17 anni): dalle 8 alle 10 ore (mai meno di 7 o più di 11);
  • giovani adulti (18-25 anni): dalle 7 alle 9 ore (mai meno di 6 o più di 11);
  • adulti (26-64 anni): dalle 7 alle 9 ore (mai meno di 6 o più di 10);
  • anziani (da 65 anni in su): dalle 7 alle 8 ore (mai meno di 5 o più di 9).

Quanto redatto dimostra che alla vita umana non può e non deve essere anteposta la produttività; si riuscirà in un futuro non troppo lontano a fare capire alle aziende che il dormire non è uno strumento di trattativa?

Categoria: Attualità

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