DA RECORD NON E’ L’OCCUPAZIONE, MA IL PART TIME INVOLONTARIO. E ORA CHE ARRIVA IL CORONAVIRUS …

Le prospettive non sono buone. Come spiega il rapporto annuale integrato sul mercato del lavoro stilato da Inps, Inail, Istat. Anpal e Ministero del Lavoro nei dati preliminari di dicembre e gennaio si registra un calo sia del numero di occupati sia del tasso di occupazione. Ma il vero problema, al di là  degli effetti dell’epidemia che si faranno sentire nei prossimi mesi, è che la situazione era tutt’altro che rosea anche prima. Certo, nello stesso rapporto si legge che nel terzo e quarto trimestre del 2019 l’occupazione in Italia è al suo massimo storico di 23,4 milioni di unità. Di festeggiare, però, non c’è alcun motivo. Poche righe più sotto, infatti, si legge che nel nostro Paese “permane la tendenza a una crescita occupazionale a bassa intensità lavorativa: il numero di occupati supera il livello del 2008 ma la quantità di lavoro utilizzato è ancora sensibilmente inferiore. A differenza della fase ciclica degli anni ’90, in cui l’occupazione e le ore lavorate seguivano sostanzialmente lo stesso andamento, la fase più recente è caratterizzata da una discesa delle ore lavorate e da una caduta del tempo pieno a fronte di una sostanziale tenuta dell’occupazione”.
La questione più preoccupante, come già i precedenti rapporti avevano avuto modo di sottolineare, riguarda il lavoro part-time, in particolare quello non richiesto, che già era molto diffuso e sembra aver ricevuto ulteriore impulso dall’introduzione del decreto dignità dell’estate del 2018. Provvedimento che voleva abolire il precariato, ma che ha invece creato una nuova forma di lavoro instabile, quello tutelato da un contratto a tempo determinato ma con una forte riduzione della componente salariale dovuta alla contrazione dell’orario.
Nel 2018 gli occupati a tempo parziale in Italia sono 4,3 milioni, il 18,6% del totale. Tale quota, cresciuta in modo continuo negli ultimi anni, si è avvicinata a quella della media Ue (20,1%). La differenza residua dipende principalmente dal lavoro indipendente che in Italia è più presente e meno interessato dal part time, mentre per i dipendenti la quota è pressoché analoga in Italia e in Europa.
Tra Italia e Ue esistono tuttavia forti differenze nell’utilizzo del part time. In Italia tra il 2008 e il 2018 la quota di occupati a tempo parziale che dichiara di non aver trovato un lavoro a tempo pieno è passata dal 40,2% al 64,1% mentre in Europa è scesa dal 24,5% al 23,4%. Difatti, si legge nel rapporto, “in Italia il ricorso al part time si lega più a strategie delle imprese che a esigenze degli individui e ha rivestito un ruolo di sostegno all’occupazione nei periodi di forte calo del tempo pieno”.
Ecco il risultato: nel Mezzogiorno il part time involontario sfiora l’80% contro il 58,7% nel Centro-nord, a fronte di una diffusione analoga nelle due ripartizioni. Il part time involontario è inoltre più diffuso nei servizi alle famiglie, nelle professioni non qualificate e tra gli atipici. A parità di condizioni, la probabilità di essere in part time involontario per una donna occupata è circa tre volte superiore a quella di un lavoratore.
A livello complessivo, rispetto al 2008 le giornate retribuite part time sono aumentate del 60% mentre quelle complessive appena del 5%. La crescita è spiegata più dalle nuove assunzioni che dalle trasformazioni da full time a part time. Mediamente il regime di orario part time è pari nel 2018 al 59% dell’orario contrattuale. La crescita del part time, conclude il rapporto integrato, “è dovuta sia a un maggior ricorso a tale regime di orario sia a un’intensificazione presso le imprese che già lo utilizzavano. Rispetto al 2014 le imprese con solo dipendenti full time sono diminuite del 14% mentre sono cresciute del 12% quelle con solo dipendenti part time e del 9% quelle con entrambe le tipologie”.
Se questo è lo scenario con l’occupazione record, figuriamoci cosa potrà accadere nei prossimi mesi, quando inizierà a girare in negativo anche il numero totale dei contratti e sul mondo del lavoro si abbatterà pure il flagello del coronavirus. Si salvi chi può.

Categoria: Attualità

Tags: