IL DL N. 18/2020 “CURA ITALIA” E GLI STRUMENTI PER L’INTEGRAZIONE SALARIALE

L’emergenza epidemiologica provocata dal COVID-19 ha indotto (e continua a farlo) una crisi sanitaria ed economica di forte intensità tanto da ridisegnare l’assetto degli interventi a sostegno di famiglie e imprenditori.

Appare indubbio che gli strumenti di sostegno all’economia attualmente a disposizione sono risultati insufficienti rispetto alle politiche restrittive e preclusive, in termini di libero svolgimento delle attività d’impresa, rese necessarie al fine di contenere la diffusione dell’epidemia. In tal senso, i provvedimenti che si sono succeduti hanno imposto la sospensione di alcune attività commerciali (es. la vendita al dettaglio di prodotti non alimentari nonché la somministrazione di cibi e bevande) provocando una drammatica contrazione dei ricavi.

Il decreto in esame rappresenta l’ultimo atto di una serie di interventi posti in essere dal Governo per fronteggiare l’epidemia, infatti, lo stesso estende ed integra, su tutto il territorio nazionale, le misure precedentemente previste nel DL n. 9/2020 (concernente l’area denominata “zona rossa”) articolate su quattro direttrici fondamentali:

  1. differimento delle scadenze fiscali e previdenziali, sia in termini di adempimenti formali che di versamento;
  2. riconoscimento di indennizzi economici ovvero crediti d’imposta agli operatori economici colpiti dai provvedimenti restrittivi;
  3. potenziamento degli strumenti di integrazione salariale (in costanza di rapporto), a seguito di sospensione ovvero riduzione dell’attività, per i lavoratori dipendenti;
  4. accesso agevolato al mercato del credito attraverso il potenziamento dei fondi di garanzia alle PMI;

Per quello che concerne il punto 3) occorre preliminarmente enucleare gli strumenti di integrazione salariale, ordinari ovvero in deroga, in vigore attualmente in Italia. In estrema sintesi, tali strumenti sono:

  1. Cassa integrazione ordinaria e straordinaria (quest’ultima prevista nelle ipotesi di riorganizzazione e di crisi aziendale);
  2. I fondi di solidarietà bilaterali costituiti attraverso accordi ovvero contratti collettivi per quei settori che non hanno accesso agli strumenti di cui al punto precedente (ex art. 26 D. Lgs. n. 148/2015);
  3. I Fondi di solidarietà alternativi (ex art. 27 D. Lgs. n. 148/2015);
  4. I Fondi di integrazione salariale, c.d. “FIS” (ex fondi di solidarietà residuali ex art. 28 D. Lgs. n. 148/2015) istituiti con il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali di concerto con il MEF;
  5. Cassa integrazione guadagni in deroga (con possibilità di erogazione da parte delle Regioni e delle ex Provincie).

Appare utile puntualizzare che i c.d. Fondi di solidarietà, considerati nel loro insieme (bilaterali, alternativi ovvero d’integrazione salariale), prevedono la corresponsione di 2 tipi di prestazioni:

  1. l’assegno ordinario;
  2. l’assegno di solidarietà.

Operata la ricognizione degli strumenti previsti nel nostro ordinamento, il DL n. 18/2020 dispone nel Titolo II rubricato “Misure a sostegno del lavoro” un compendio normativo incentrato su:

  • potenziamento degli strumenti a disposizione;
  • snellimento delle procedure necessarie al loro utilizzo;
  • ampiamento dell’ambito di applicazione a tutti i settori.

L’art. 19 prevede la possibilità, in caso di sospensione ovvero riduzione dell’attività lavorativa, di presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario con la causale “emergenza COVID-19”, nonché:

  1. la dispensa dal procedimento di informazione e consultazione sindacale preventiva alle rappresentanze sindacali aziendali ovvero alle RSU (art. 14 D. Lgs. n. 148/2015);
  2. la dispensa dal rispetto del termine previsto per la richiesta dell’integrazione salariale ordinaria ex art. 15 D. Lgs. n. 148/2015 (15 giorni dalla sospensione ovvero riduzione);
  3. la dispensa dal rispetto del termine previsto per la richiesta dell’assegno ordinario ex art. 30 D. Lgs. n. 148/2015 (non prima dei 30 giorni precedenti ovvero 15 giorni successivi dalla sospensione ovvero riduzione);
  4. l’esclusione dal computo della durata massima complessiva nonché di quella prevista per ogni singolo istituto dei giorni concessi sulla scorta del decreto in esame;
  5. la dispensa dalla corresponsione del c.d. contributo addizionale previsto per l’utilizzo degli strumenti di integrazione salariale;
  6. l’accesso all’assegno ordinario anche ai dipendenti presso datori di lavoro iscritti al Fondo di integrazione salariale (FIS) che occupano mediamente più di 5 dipendenti (in generale, la prestazione è prevista per le imprese che occupano più di 15 dipendenti).

L’art. 20 prevede, in generale, la concessione del trattamento ordinario d’integrazione salariale per le aziende che hanno in corso un trattamento straordinario (CIGS).

Nello specifico, la concessione del trattamento ordinario:

  1. sospende e sostituisce il trattamento di integrazione straordinario già in corso (può riguardare gli stessi lavoratori);
  2. ha una durata di 9 settimane;
  3. la sua fruizione non incide sulla durata massima complessiva dei trattamenti CIGO E CIGS ex art. 4 D. Lgs. n. 148/2015;
  4. non prevede la contribuzione addizionale;
  5. esonero dall’applicazione dei termini procedimentali previsti dagli artt. 24 e 25, rispettivamente, per l’esame congiunto con le organizzazioni sindacali e per la proposizione delle domande all’INPS.

L’art. 21 prevede la concessione del trattamento di assegno ordinario per i datori di lavoro iscritti al FIS che hanno trattamenti di assegni di solidarietà in corso.

L’art. 22 dispone in ordine alla Cassa integrazione in deroga prevedendo:

  1. la possibilità per le Regioni e Province autonome di concedere tale istituto ai datori di lavoro del settore privato esclusi dalla concessione degli ordinari trattamenti di integrazione salariale, previo accordo con le rappresentanze sindacali (non necessario per le imprese che occupano fino a 5 dipendenti);
  2. esclusione dell’applicazione dell’istituto per i datori di lavoro domestico;
  3. la concessione attraverso decreto Regionale ovvero delle Province autonome da trasmettere all’INPS la cui efficacia è subordinata alla verifica del limite di spesa da parte dell’ente previdenziale stesso;
  4. il riconoscimento ai lavoratori della contribuzione figurativa e dei relativi oneri accessori.

Categoria: Interventi

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