COVID-19 – FONDI BILATERALI NEL SETTORE FERROVIARIO E DEL TPL IN ARRIVO L’ASSEGNO ORDINARIO

In ragione dell’emergenza sanitaria in atto, le aziende del Gruppo FS e quelle dei trasporti pubblici locali hanno chiesto l’attivazione degli ammortizzatori sociali previsti dal D.L. n. 18/2020.


Lo stato di emergenza e l’esigenza di sostegno al reddito.

L’emergenza epidemiologica da Covid-19 in atto nel nostro Paese ha imposto al Governo l’adozione di misure stringenti ed eccezionali per evitare il tracollo economico di quei vasti settori produttivi interessati da sospensioni o riduzioni di servizio. Con tale finalità, il D.L. 17 marzo 2020, n. 18 ha dettato nuove regole per la Cassa integrazioni guadagni ordinaria (richiedibile anche con la causale “Covid-19”), per l’assegno ordinario (riservato ai settori che accedono agli strumenti di sostegno dei Fondi bilaterali di solidarietà) e perla Cassa integrazione in deroga (individuata come misura residuale per coprire quei settori del mercato scoperti dagli altri strumenti).

Il regime di ritiro domestico imposto in larga scala alla popolazione italiana ha comportato, come prevedibile, un complessivo arretramento della domanda di servizi di spostamento, sia sul territorio nazionale che a livello locale, con la conseguenza che le aziende del settore ferroviario e quelle del settore dei trasporti pubblici locali si sono ritrovate a fronteggiare condizioni organizzative molto complesse e difficili da risolvere in quanto prive di precedenti. E’ normale, dunque, che tali imprese abbiano cominciato a disporre riduzioni e/o sospensioni dei servizi resi, conseguentemente chiedendo ai sindacati di avviare le consultazioni per procedere all’attivazione degli strumenti di sostegno al reddito previsti con la decretazione d’urgenza.

Vediamo, dunque, quali sono gli strumenti che interesseranno i numerosi lavoratori di questi delicati e decisivi settori e cosa comporterà, per i dipendenti coinvolti, l’adozione di tali misure assistenziali, soprattutto con riguardo al trattamento economico.

I Fondi di solidarietà FS e TPL e la loro principale prestazione: l’assegno ordinario.

L’ammortizzatore sociale che le aziende del settore ferroviario e del TPL hanno pensato di attivare in ragione delle sospensioni e riduzioni di lavoro di queste settimane è l’assegno ordinario “speciale”, con causale “Covid-19”, dedicato specificamente all’emergenza sanitaria in atto.

Lo strumento dell’assegno ordinario è presente nel nostro ordinamento sin dal 2012 (art. 3, co. 31, L. n. 92/2012) e, nel 2015, è stato stabilmente inserito nell’art. 30 del D. Lgs. n. 148/2015, nell’ambito della riforma nota come “Jobs Act”. Si tratta della prestazione assistenziale principale erogata dai Fondi bilaterali di solidarietà costituiti, ai sensi dell’art. 26 del medesimo Decreto, dalle imprese e dai dipendenti di un determinato settore produttivo con la partecipazione delle organizzazioni sindacali. I

l Gruppo FS ha istituito da diversi anni – e rinnovato nel 2017 – il “Fondo per il perseguimento di politiche attive a sostegno del reddito e dell’occupazione per il personale delle Società del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane”, mentre il mondo TPL ha come riferimento il “Fondo Trasporto Pubblico”, istituito nel 2015. Questi Fondi  operano all’interno del perimetro previdenziale dell’INPS – che li gestisce e li supervisiona finanziariamente – e si occupano, al verificarsi di determinate situazioni di difficoltà e necessità (tecnicamente chiamate “causali”), di erogare a tutti i lavoratori delle imprese iscritte prestazioni di assistenza e previdenza. L’assegno ordinario, in tale quadro, può essere considerato come una sorta di equivalente della Cassa integrazione guadagni ordinaria e, in questo senso, il suo importo è parametrato proprio a quello previsto da quest’ultima misura di sostegno.

In tale quadro, la misura del beneficio in questione è pari almeno all’80% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali che sarebbe spettata al lavoratore per le ore non lavorate, con applicazione dei massimali della Cassa ordinaria. I decreti istitutivi dei singoli Fondi possono prevedere importi maggiori, come previsto, ad esempio, per il Fondo di FS (in ragione dell’accordo siglato tra aziende e sindacati in questo settore, i lavoratori delle società coinvolte percepiranno, in caso di attivazione dell’assegno, una integrazione sul trattamento pari al 20% della retribuzione, in maniera da ottenere mensilmente una indennità pari alla loro retribuzione base ordinaria; allo stato attuale, salvo accordo ad hoc, nel settore TPL tale integrazione non è prevista).

L’assegno viene ridotto in caso di concorso di strumenti di sostegno al reddito, di pari misura, previsti dalla legislazione vigente sulla cassa integrazione guadagni per l’industria.

Per il 2020 la misura massima erogabile della prestazione è pari a 998,18 euro per retribuzioni uguali o inferiori a 2.159,48 euro e a 1.199,72 euro per retribuzioni superiori a 2.159,48 euro (così la Circolare INPS 10 febbraio 2020, n. 20). Per alcuni fondi è applicabile la riduzione del 5,84% per gli apprendisti, prevista dall’articolo 26, legge 28 febbraio 1986, n. 41 . In questo caso l’importo della riduzione rimane nella disponibilità del fondo. Per il periodo di erogazione dell’assegno viene versata la contribuzione correlata alla gestione pensionistica a cui è iscritto il beneficiario.

Per l’assegno ordinario sono dovuti al fondo: un contributo ordinario che varia tra lo 0,20% e lo 0,50% a seconda del fondo (di cui due terzi sono a carico del datore di lavoro e un terzo a carico dei lavoratori), calcolato sulla retribuzione imponibile ai fini previdenziali di tutti i lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato, esclusi o inclusi i dirigenti a seconda del fondo, in maniera tale da garantire la pre-costituzione di risorse continuative adeguate, da verificare anche sulla base dei bilanci di previsione. Eventuali variazioni della misura sono ripartite tra datore di lavoro e lavoratore secondo gli stessi criteri di ripartizione; un contributo addizionale a carico del datore di lavoro in misura non inferiore all’1,5%, calcolato sulle retribuzioni imponibili ai fini previdenziali e applicato alle retribuzioni perse dai dipendenti che fruiscono delle prestazioni di assegno ordinario.

La durata del trattamento è variabile in base alla causale attivata, ma comunque non inferiore a 13 settimane e non superiore a 52 settimane.

Una volta deliberato il finanziamento da parte del Comitato amministratore del Fondo, la sede INPS rilascia la relativa autorizzazione di pagamento che è necessaria per l’erogazione del trattamento economico ai lavoratori interessati. La delibera viene successivamente comunicata all’azienda e sarà resa disponibile all’interno del cassetto bidirezionale. La prestazione è autorizzata dall’INPS con pagamento a conguaglio da parte del datore di lavoro, a partire dal mese successivo a quello in cui è intervenuta l’autorizzazione. I datori di lavoro, per la comunicazione dei dati necessari al recupero delle somme anticipate nel pagamento a conguaglio, potranno avvalersi del flusso UNIEMENS, secondo quanto illustrato con la circolare INPS 15 novembre 2018 n.170. Il pagamento diretto della prestazione, invece, può essere autorizzato esclusivamente nel caso di serie e documentate difficoltà finanziarie dell’impresa, comprovate dalla presentazione, alla competente struttura territoriale INPS, della documentazione di cui all’allegato 2 della Circolare INPS 2 dicembre 2015, n. 197.

La contribuzione correlata è calcolata sulla base della retribuzione imponibile ai fini previdenziali ed è utile per il conseguimento del diritto a pensione, compresa quella anticipata, e per la determinazione della sua misura. Il calcolo si effettua sulla base dell’aliquota di finanziamento vigente nella gestione assicurativa obbligatoria del lavoratore beneficiario.

All’assegno ordinario si applica, in quanto compatibile, la normativa in materia di integrazioni salariali ordinarie. La prestazione potrà essere erogata al lavoratore beneficiario, a condizione che non svolga alcuna attività lavorativa in favore di soggetti terzi durante il periodo di riduzione o sospensione. Il lavoratore che svolge attività di lavoro autonomo o subordinato durante il periodo d’integrazione salariale non ha diritto al trattamento per le giornate in cui ha svolto tale attività lavorativa.

L’assegno ordinario “emergenziale” nel D.L. n. 18/2020.

L’art. 19 del D.L. n. 18/2020 ha previsto che le aziende partecipanti a Fondi bilaterali di solidarietà possano richiedere un assegno ordinario con causale speciale “Covid-19”. Poiché rientranti nel campo di applicazione di questa norma, il Gruppo FS e le aziende del TPL hanno preventivato ai sindacati di voler attivare proprio questo ammortizzatore “speciale.

L’utilizzo della causale “Covid-19” attiva l’acceso ad uno strumento che, seppur delineato sulle caratteristiche essenziali dell’assegno ordinario (in particolare con riferimento all’importo del trattamento individuale) presenta alcuni aspetti di eccezionalità, dovuti alla ragione straordinaria che ne ha motivato l’introduzione, ossia l’emergenza epidemiologica in atto.

Il primo essenziale elemento da evidenziare è il finanziamento dell’assegno ordinario speciale: mentre l’assegno ordinario in regime comune è pagato con le risorse disponibili tempo per tempo nel Fondo, l’assegno ordinario “Covid-19” sarà finanziato, per il 2020, con risorse aggiuntive, individuate dallo Stato tramite misure eccezionali di disavanzo primario: 1.347,2 milioni di euro, esauriti i quali, salvo rinnovi con nuove risorse, le domande di trattamento verranno rigettate (art. 19, co. 9).

La seconda importante deroga attiene alla procedura di informazione e consultazione sindacale: è infatti prevista una procedura semplificata e più agile che prevede la comunicazione preventiva (in via telematica) alle organizzazioni sindacali e – una volta decorsi tre giorni dall’invio di tale comunicazione senza che le organizzazioni richiedano l’esame congiunto – la trasmissione della domanda di assegno all’INPS. La domanda non deve dunque rispettare (come di regola imposto dall’art. 30, co. 2, D.lgs. n. 148/2015) i tempi di attesa e di decadenza classici, ma deve essere presentata entro la fine del quarto mese successivo a quello in cui ha avuto inizio la sospensione/riduzione.

La terza deroga riguarda i lavoratori destinatari: possono ottenere l’assegno ordinario “Covid-19” solo i lavoratori dipendenti alla data del 23 febbraio 2020, senza alcuna anzianità minima di servizio (richiesta, nello schema ordinario, dall’art. 1, co., 2 D.lg. n. 148/2015). Per i dipendenti assunti successivamente a tale data, invece, l’assegno ordinario dovrà seguire le regole tradizionali, con non poche complicazioni in termini di coordinamento dei diversi trattamenti.

La quarta deroga attiene, invece, all’importante aspetto dei tempi del trattamento, sia con riferimento a quelli di godimento che a quelli per il computo dei limiti massimi complessivi. L’assegno “Covid-19”, infatti, può essere concesso per massimo 9 settimane e tale periodo non incide sulla considerazione dei limiti previsti per questo trattamento in regime non emergenziale: il comma 3 dell’art. 19 del D.L. n. 18/2020, infatti, stabilisce che i periodi di assegno ordinario “speciale” non sono conteggiati per valutare il superamento dei limiti massimi prescritti nel D.L.gs. n. 148/2015 e, in particolare, nell’art. 30, co. 2: ciò vuol dire che, qualora esaurite le 9 settimane a titolo di “Covid-19” l’azienda volesse attivare un nuovo assegno per causale diversa, i giorni di assegno “speciale” non sottraggono periodi di godimento per il nuovo trattamento ordinario, che dunque può rispettare l’intera durata disponibile per legge.

Infine, la quinta ed ultima deroga è riferita al contributo addizionale tipicamente dovuto per l’assegno ordinario ed erogato all’INPS dal datore di lavoro: in considerazione della natura eccezionale ed emergenziale dell’assegno “Covid-19”, l’INPS non potrà richiedere alcuna integrazione, con la conseguenza che gli oneri economici complessivi saranno tutti a carico delle risorse finanziarie pubbliche.

In conclusione è necessario fare una precisazione: in ragione dell’accordo siglato tra aziende del Gruppo FS e sindacati sul funzionamento del Fondo del settore ferroviario, i lavoratori di tali società percepiranno una integrazione sul trattamento di assegno pari al 20% della retribuzione, in maniera da ottenere mensilmente una indennità pari alla loro retribuzione base ordinaria. Allo stato attuale, salvo accordo ad hoc, nel settore TPL tale integrazione non è prevista.

Studio Legale Pizzuti

Categoria: Lavoro & Diritto

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