PERCHE’ E’ ILLEGITTIMO AUMENTARE I TEMPI DI GUIDA PER I CONDUCENTI

La scorsa settimana sono state avanzate proposte al Governo da parte di associazioni datoriali del settore trasporti con cui è stato esplicitamente richiesto un intervento legislativo che preveda l’aumento dei tempi di guida e la diminuzione dei tempi di riposo dei conducenti. Secondo le associazioni, tale richiesta sarebbe giustificata dalla circostanza che, stante il dilatarsi delle tempistiche per i trasporti dovuti all’emergenza sanitaria, un aumento dell’orario di lavoro consentirebbe ai conducenti di raggiungere più agevolmente le aree di sosta.

Prescindendo dagli interessi politici che si celano dietro la proposta delle associazioni datoriali e analizzando la questione dal punto di vista esclusivamente giuridico, un eventuale accoglimento della richiesta di aumento del limite orario di guida risulterebbe illegittimo sotto vari profili, sia con riferimento al settore autotrasporti che al trasporto pubblico locale.

In primo luogo, la disciplina relativa al tempo di guida e riposo dei conducenti

è contenuta all’interno del Regolamento 561/2006/CE, il quale è finalizzato “a migliorare le condizioni sociali dei lavoratori dipendenti cui si applica, nonché la sicurezza stradale in generale”. Il Regolamento prevede la possibilità per gli Stati Membri di derogare ai limiti temporali fissati, ma solo a determinate condizioni, ovvero:

  1. A condizione di non compromettere la sicurezza stradale” (art. 12).
  2. purché la deroga non pregiudichi gli obiettivi indicati all’articolo 1”(artt. 13 e 14), ossia la tutela delle condizioni sociali dei lavoratori del settore.

In tale quadro, l’aumento delle ore di guida e la riduzione del riposo appare in contrasto con entrambe le condizioni sopra richiamate.

Ciò in quanto è evidente che l’innalzamento della soglia oraria di guida pregiudicherebbe lo stato di salute pisco-fisico dei conducenti, i quali sarebbero sottoposti a ulteriore carico lavorativo, stress e pressione, e non potrebbero beneficiare di tempi di recupero adeguati. Le condizioni di lavoro dei lavoratori del settore, quindi, subirebbero un evidente peggioramento.

Inoltre, l’intervento richiesto al Governo avrebbe impatto diretto anche sulla sicurezza stradale, tenuto conto che le cattive condizioni di salute dei conducenti si riflettono anche sullo svolgimento dell’attività e quindi sulla guida, con conseguente aumento del rischio di incidenti.

Si segnala, inoltre, che con la nota orientativa n. 1, la Commissione UE è intervenuta sulla questione “Deroga in casi eccezionali ai periodi di riposo minimi e ai tempi massimi di guida allo scopo di raggiungere un punto di sosta appropriato” ed ha rappresentato che l’impresa “deve organizzare il lavoro in modo tale che il conducente sia messo nelle condizioni di attenersi regolamento e che siano rispettati i requisiti delle società di spedizione e assicurative in materia di strutture di sicurezza per il parcheggio”. Pertanto, le Istituzioni europee sottolineano che qualora l’impresa abbia a cuore che i conducenti raggiungano agevolmente le aree di sosta, essa sia tenuta ad adottare modelli organizzativi consoni, tramite eventualmente l’aumento del personale e la predisposizione di turni adeguati, non certamente aumentando le ore di lavoro dei conducenti e sottraendo agli stessi ore di riposo.

Inoltre, soprattutto per quanto riguarda il trasporto pubblico locale (tenuto conto del maggior grado di esposizione all’utenza), la richiesta delle associazioni datoriali si pone in contrasto con i principi che tutelano la salute dei lavoratori di cui al D.Lgs. 81/2008, poiché le deroghe richieste esporrebbero i lavoratori ad un evidente rischio per la loro integrità psico-fisica, sia in quanto la guida verrebbe protratta per un tempo eccessivo (con minore possibilità di recupero), sia in quanto verrebbe considerevolmente aumentato anche il rischio di contagio epidemiologico.

Studio Legale Pizzuti

Categoria: Lavoro & Diritto

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