LA PANDEMIA CORONAVIRUS ENTRA NELLA FASE 2, ANALISI DI UN SISTEMA

Sono passati appena due mesi e mezzo dalla pubblicazione della Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza del rischio sanitario e già sembra passata un’era geologica.


Ci troviamo oggi in una situazione di “lockdown”, confinati in casa dal 9 marzo: unico rimedio – a detta degli scienziati – per limitare al massimo la diffusione del SARS-CoV-2, questa minuscola sferetta di RNA e gluco-proteine con raggio di cento miliardesimi di metro che ha messo in ginocchio l’Umanità nel momento più elevato del suo sviluppo scientifico e tecnologico dai tempi dell’Australopiteco in poi.

Stiamo tutti assistendo a ciò che fino ad ieri avevamo visto soltanto nei film di fantascienza, ossia il mondo “civilizzato”, il Primo Mondo, aggredito da un virus sconosciuto – per il quale non esistono ancora una terapia sicuramente efficace ed un vaccino – in grado di minacciare l’esistenza stessa della civiltà e la sopravvivenza della specie.

Tutte le certezze su cui avevamo basato la nostra presunta supremazia sulla Natura e sul Pianeta, vecchio di quattro miliardi di anni, sono crollate nel tempo di un batter di ciglia e siamo precipitati d’improvviso sul campo di battaglia, a lottare per non ammalarci e per non morire; insomma a lottare per la sopravvivenza: chi l’avrebbe mai detto?

È questa la cosiddetta Fase 1 della pandemia, dove tutto è meno importante della salute e della vita, aggrappati alla speranza che uno “sparuto” drappello di scienziati, medici e infermieri combattenti sul fronte a mani quasi nude, come fecero a suo tempo gli operai di Chernobyl, ci salvino dalla catastrofe con il loro sacrificio e le loro competenze: l’ultimo baluardo di difesa.

Ogni attività umana, di produzione e di servizio, che non sia strettamente necessaria alla sopravvivenza è praticamente ferma; le uniche attività economiche ancora in funzione sono tutte quelle della catena agroalimentare, della sanità e della connessa logistica, oltre a quelle per la distribuzione dei servizi a rete. Il blocco sta costando all’Italia un salasso senza precedenti dal Dopoguerra, con tutti i fondamentali economici in picchiata che fanno presagire una riduzione del PIL nazionale su base annuale tra il 5 ed il 6% se il blocco si protrarrà fino a maggio; se invece dovesse continuare oltre, la perdita aggiuntiva di PIL sarebbe stimabile secondo il Centro Studi di Confindustria in uno 0,75% a settimana.

Nessun sistema economico, anche il più solido del mondo, potrebbe sostenere una frenata così forte in così breve tempo, anche in considerazione del fatto che la pandemia è globale e quindi anche molti nostri abituali partners economici sono in sofferenza.

Ormai appare chiaro (anche se non tutti sembrano consapevoli di ciò) che la lotta al virus sarà lunga e dura e si potrà considerare vinta soltanto quando i contagi saranno ridotti a valori fisiologici e saranno disponibili cure capaci di evitare le complicanze che portano al ricovero ed alla terapia intensiva; il tutto in attesa di un vaccino che debelli una volta per tutte il nemico invisibile (con buona pace dei no vax).

Appurato che non sarà possibile estendere all’infinito la durata del blocco totale della nazione, la domanda che si pone davanti ai decisori, al mondo produttivo, alle parti sociali ed ai cittadini è questa: quando inizierà la “Fase 2”? Quando cioè terminerà il blocco totale e si riprenderà a vivere con una certa normalità?

In questi giorni, con un occhio sempre rivolto all’evoluzione della curva pandemica, con la sua tipica forma “a campana” e, soprattutto, al fattore di contagio R0 (erreconzero) ed al suo rapporto con l’unità, si iniziano a levare timide voci di riapertura, anche se i pareri non sono tutti concordi.

Il superamento della Fase 1 assume, infatti, l’aspetto inevitabile di un poliedro, in cui ogni faccia rappresenta una diversa problematica con i suoi pro ed i suoi contro, e sullo sfondo la paura (reale o psicologica) del rischio di contagio, impossibile da azzerare del tutto allo stato attuale. Una cosa appare certa, e cioè il fatto che dalla Fase 1 si passerà alla Fase 2 attraverso passi graduali, con criteri che sono, in queste ore, al vaglio degli esperti, tra i quali quelli della task force nominata dal Governo e coordinata da Vittorio Colao.

In questa sede interessa cercare di capire quale potrà essere lo scenario, o gli scenari, nei quali i lavoratori ed i fruitori del sistema dei Trasporti e della Logistica, vero apparato sanguigno del Paese, si troveranno ad operare durante la transizione verso la normalità. Proviamo allora a fare qualche ragionamento logico e ad avanzare delle ipotesi che poi potranno sfociare in proposte che, come organizzazione sindacale direttamente coinvolta, potremmo essere chiamati a fare o a sostenere.

Per capire di cosa parliamo è necessario dare qualche numero sintetico, facendo riferimento al 16° rapporto annuale ISFORT sulla mobilità degli Italiani, presentato non più tardi del 27 novembre 2019(i); scopriamo allora che il numero di SPOSTAMENTI totali di durata superiore ai 5 minuti in Italia, nel giorno medio feriale, è stato nel 2018 di 102,6 milioni di unità. Il numero di PASSEGGERI*KM totali nel giorno medio feriale è stato di 1.115,4 milioni di unità nel 2018, con incremento del 7,5% sul 2017. Gli spostamenti sono per 3/4 di prossimità (entro i 2 km) o di breve distanza (tra i 2 e 10 km), mentre i 2/3 dei passeggeri*km si spostano tra 0 e 50 km, a dimostrazione che la maggior parte della mobilità quotidiana feriale si concentra entro la scala urbana/metropolitana. La mobilità assume carattere di sistematicità nel 61% dei casi, con equa distribuzione tra le motivazioni lavoro/studio, gestione familiare e tempo libero. Gli spostamenti avvengono a piedi/bicicletta nel 25% dei casi, mentre con mezzo privato si spostano 66 persone su 100; il restante 9% con mezzi collettivi o con la combinazione di privato/pubblico. Sebbene gli spostamenti con mezzi pubblici siano ancora la minoranza, parliamo sempre di 5 miliardi di passeggeri annui trasportati con il sistema di TPL, un settore con 120.000 addetti e 12 miliardi di fatturato annuo.

Questi numeri, seppur sintetici, danno una chiara idea della dimensione del problema, sia dalla parte di chi si sposta, sia dalla parte degli addetti che lavorano per garantire questi spostamenti.

Per attuare le necessarie misure di distanziamento fisico, ad evitare per quanto più possibile il contagio diretto da persona a persona sarà necessario anche riorganizzare totalmente il sistema: dalle modalità di acquisizione e controllo dei titoli di viaggio, alle fermate/stazioni/sale di attesa, alla modalità di accesso/ingresso dei mezzi, al numero e organizzazione dei posti a sedere o in piedi, senza tralasciare la tutela del personale di esercizio a stretto contatto con i passeggeri.

È chiaro che ci saranno differenziazioni organizzative a seconda che si parli di autobus, metropolitane o treni, sia a causa del numero di passeggeri trasportabili, che per la durata tipica dei rispettivi spostamenti, ma è anche facile prevedere che dovranno diminuire i coefficienti di riempimento dei mezzi e, quindi, a parità di passeggeri da trasportare, dovranno aumentare notevolmente i costi di gestione diretti ed indiretti per le aziende, che si vedranno costrette ad accrescere il numero dei veicoli circolanti che in ogni caso sottoporrà i lavoratori a forte stress lavoro. Non è da trascurare la necessità di dover approntare sui mezzi ed alle fermate o nelle stazioni, presidi di tipo sanitario simili a quelli che abbiamo iniziato a vedere nei centri commerciali e in altri luoghi di lavoro, come schermature in plexiglass, distribuzione generalizzata di gel sanificanti e/o guanti monouso, misura della temperatura corporea con sistemi a distanza, ecc. Altri costi per aziende e passeggeri, oltre al tempo necessario per gli adeguamenti.

Ecco, il “tempo” è un fattore cruciale per evitare che il motore produttivo-economico-sociale italiano si spenga del tutto; deve essere tenuto in debita considerazione in un paese estremamente burocratizzato, in cui è difficile “fare le cose” con le normative in vigore, dove lavorare “per progetti” è una parolaccia. Dovranno essere assicurate procedure rapide di redazione ed approvazione dei progetti di adeguamento e ancora più rapide per la loro attuazione concreta, dando responsabilità, fiducia e risorse ai dirigenti ed ai funzionari competenti scelti in base alla loro capacità di coordinamento e gestione di gruppi di lavoro cooperativi che operano per progetti, e non semplicemente in base alla “funzione” che ricoprono in amministrazione ed azienda o ad altre scorciatoie.  Occorre individuare e rimuovere i tanti colli di bottiglia in cui spesso si arenano le pratiche accorciando e semplificando la catena decisionale, attraverso la costruzione di chiare matrici “ruolo-responsabilità” in modo che sia trasparente il “chi fa che cosa”.

Più rapidamente saremo in grado di evolvere dalla Fase 1 verso la Fase 2, garantendo la sicurezza di tutti al più alto livello possibile, e prima potranno anche riaprire le scuole, i luoghi di lavoro, di svago e tempo libero, riportando il paese alla agognata normalità.

La pandemia dovrà essere l’occasione per tutti – anche per il Sindacato – di cambiare marcia, di fare finalmente un passo avanti verso una riforma totale di ciò che non funziona: con la ricostituzione di una catena decisionale corta ai vari livelli politico-amministrativi-gestionali, con l’investimento in istruzione, ricerca e sviluppo, con la restituzione di valore al merito ed alle competenze in ogni settore della vita pubblica e privata, remunerando la responsabilità dei singoli lavoratori con il giusto compenso, punendo severamente chi evade le tasse o chi si arricchisce con pratiche illegali spolpando quel che resta del Paese, ricucendo finalmente le varie aree geografiche sia a livello macro che micro territoriale, per fare nuovamente dell’Italia il propulsore mondiale di un nuovo Umanesimo, quale è stata nel Rinascimento, che ci ha fatto uscire dai secoli bui seguiti alla caduta dell’impero di Roma.

Ing. Michele Coghe

Segretario RegionaleSardegna

Sada Fast Confsal

(i) https://www.isfort.it/wp-content/uploads/2019/11/191127_Presentazione_16-Rapporto_Mobilit%C3%A0_Def.pdf

Categoria: Analisi & Studi

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