LA LIGURIA TRA CONTAGIO E RIPRESA VA A TESTA ALTA NEL POST LOCKDOWN

In una Liguria, provata dal contagio da coronavirus, con tanti morti, alla vigilia della ripresa del 4 maggio, cercheremo di fare alcune riflessioni, che non vogliono partire dalla banale quanto ovvia constatazione che questo è il naturale osservatorio di chi scrive, ma vorrebbero rendere emblematica questa situazione, con osservazioni che hanno l’ambizione di definirsi generali.


Perché questa pretesa?

Innanzitutto perché –secondo i dati raccolti ed elaborati dalla Fondazione Gimbe; vedi Corriere della Sera del 30-4-20- la Liguria è una delle quattro regioni (con Piemonte, Lombardia, Trentino) in cui i dati del contagio da coronavirus ci dicono che ancora è in corso la fase 1. Secondo questi dati (soprattutto quelli dal 22 al 29 aprile), in Liguria l’incremento dei contagiati è del 14%, mentre la media nazionale è dell’8,7%.

Poi perché la Liguria – insieme al Piemonte, Lombardia e Trentino – è una delle regioni in cui si concentrerà l’80% della popolazione che, dal 4 maggio, tornerà al lavoro.

Infine, perché noi potremo più agevolmente fare la tara di tutte le dispute di parte (poiché siamo doppiamente governati, al centro da un centro-sinistra con opposizione un centro-destra e in regione da un centro-destra con opposizione un centro-sinistra), che personalmente riteniamo nocive, almeno finché dura l’emergenza, sia al centro che in regione. Ma ci concentreremo sui trasporti.

Per queste ragioni le nostre brevi e modeste riflessioni sulla situazione in Liguria –exceptis excipiendis- ambiscono a rivestire la dignità di osservazioni di carattere generale.

Prima riflessione.

Le difficoltà che hanno subito, fin da subito, i tassisti di Genova – nonché ricevere un sollievo, via via che si chiariva che l’emergenza non sarebbe stata breve – si sono aggravate strada facendo.

Da subito, l’amministrazione comunale ha chiarito e imposto che gli orari e la presenza del servizio pubblico andavano comunque assicurati, anche se le corse avevano subito un crollo verticale; poi, grazie all’iniziativa della categoria stessa, i tassisti dotavano le auto di una separazione interna in plexiglass, prodotte da una piccola azienda genovese ancora aperta. Oggi i tassisti potrebbero diventare un elemento prezioso per alleviare il prevedibile ricorso alla mobilità privata e alle stesse difficoltà del trasporto pubblico su gomma, obbligato dalle norme anti-affollamento al trasporto di una quota dal 30% al 50% dei potenziali passeggeri.

A nostro avviso, l’amministrazione comunale, anziché limitarsi ad incentivare l’uso delle biciclette e dei monopattini elettrici (misure certo chic e giovanilistiche, ma inutili in una città in semi quarantena e dall’alto tasso di anziani), dovrebbe stabilire una convenzione con i tassisti per attività di mobilità protetta per anziani, soggetti deboli, taxi collettivo, a chiamata, per destinazioni di collina, per itinerari prefissati, ecc.

Su questi obiettivi, la Fast/Confsal Liguria intende farsi promotrice, con la categoria dei tassisti, nelle sue interlocuzioni e proposte con il Comune di Genova.

Seconda Riflessione.

Il trasporto ferroviario ed il trasporto pubblico locale hanno ricevuto precise norme per il contenimento del contagio, quali il distanziamento minimo, le quote compatibili per i viaggiatori, i dettagli per l’incarrozzamento, le disposizioni per il comportamento del personale di bordo nei vari casi di inosservanza delle prescrizioni. Tutto quanto filerebbe liscio se tutti indistintamente si attenessero volontariamente alla normativa spiegata e divulgata; ma poiché non abitiamo in una idoleggiata “città del sole” campanelliana, e poiché, se ce ne fosse ancora bisogno, il diritto pubblico ci ha ampiamente illustrato che le norme funzionano solo se c’è qualcuno incaricato di sanzionarne l’inosservanza, la prima cosa da chiarire è chi dovrà far osservare quelle ragionevoli norme sui bus e sui treni e sanzionarne l’inosservanza, con che mezzi, con quali garanzie, con quali corollari.

Per questa ragione la Fast/Confsal Liguria si è preoccupata da subito di chiedere un incontro congiunto dei sindacati con l’Assessore regionale competente, i Prefetti delle quattro province e ha voluto coinvolgere ovviamente sia le società ferroviarie in Liguria interessate (Trenitalia, Rfi) che le cinque società del Tpl su gomma liguri (Amt, Atp, TP linea, Rt, Atc).

Poiché, riteniamo, solo con un confronto costruttivo di tutti gli stakeholder interessati è possibile prevenire situazioni potenzialmente pericolose e trovare soluzioni praticabili, razionali e condivise.

Che è sempre meglio di piangersi addosso dopo o cercare capri espiatori a posteriori.

La sfida l’abbiamo lanciata, vedremo chi avrà l’intelligenza di raccoglierla.

Terza riflessione.

Non possiamo esimerci da un cenno ai Marittimi, in una città come Genova, che delle professioni e dell’economia del mare è stata, è e sarà sempre un centro importante, dal quale sarà sempre impossibile prescindere.

Oggi, le superbe navi da crociera, che orgogliosamente attraccavano sui moli genovesi (e di Savona), sono modestamente ferme e disadorne; i marittimi – di ogni ordine e grado – sono senza lavoro. Ma c’è di peggio: sono numerosi i marittimi italiani che oggi sono dispersi sulle loro navi in tutti i porti stranieri, bloccati dall’improvviso scoppio della pandemia e del fermo improvviso delle navi sulle quali erano imbarcati. Senza la possibilità di rientrare in Italia, lontani dalle famiglie, spesso in condizioni sanitarie che non reggono il paragone con le cure del servizio sanitario italiano.

Dobbiamo far rientrare questi nostri lavoratori del mare; dobbiamo far riprendere in sicurezza le attività dell’economia del mare, che tanta parte ha nel contesto della nostra economia e di quella internazionale.

A questo proposito, è stato importante il preciso richiamo del nostro Segretario Generale Pietro Serbassi nel suo discorso trasmesso in video il 1° maggio.

Importante sarà l’azione congiunta che svilupperanno la nostra Segreteria Generale, quella Nazionale Fast Mare e quella della Fast/Confsal Liguria.

Quarta e ultima riflessione.

Che riguarda una scelta di fondo, una opzione fondamentale.

Di fronte ad un nemico, subdolo ed invisibile, ma non meno pericoloso e micidiale, come è il virus covid 19, ancora presente, ancora molto rischioso, ritengo che tutti dobbiamo riuscire ad evitare la tremenda scelta tra rischiare di morire per il contagio o rischiare di morire di fame. Ed è una scelta che dobbiamo riuscire ad evitare sia singolarmente che come collettività.

Dobbiamo riuscire ad andare oltre questo terribile dilemma.

Come in guerra. Come ci hanno raccontato i nostri maggiori di quello che succedeva in guerra. E questa è una guerra giusta.

La scelta primaria, singolarmente, è di salvare la nostra e le altrui vite, proteggendole al massimo dal pericolo del contagio, con tutti i mezzi possibili. E, come in guerra, cercare di fare ciascuno di noi il nostro dovere, dove ci troviamo, per il lavoro e l’attività che le situazioni ci hanno dato. Continuare a fare il nostro dovere, lavorando, nella massima sicurezza, nostra e altrui. Per riguardo a noi stessi e ai nostri cari, ma anche per far risorgere il nostro Paese, le nostre comunità, la nostra gente.

Per chiudere, mi piace pensare al Sindacato come una delle prime linee del fronte, in questa guerra contro il covid 19 ed ai suoi danni terribili, ed a noi della Fast/Confsal come un battaglione d’élite, una sorta di Genio ferrovieri, competente, coraggioso, determinato che, in mezzo ai rischi, pur non minimizzandoli, ma proteggendosi e proteggendo, guida con intelligenza l’offensiva, per la vittoria di tutti.

Segretario Regionale Liguria FAST-Confsal

Categoria: Attualità

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