L’ART. 28 DEL DL RILANCIO CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO

L’art 28 del c.d. “Decreto Rilancio” rientra tra le misure finalizzate all’integrazione dei ricavi i quali hanno subito una contrazione, di eterogenea entità, a seguito della crisi epidemiologica COVID-19, soprattutto, per coloro che sono stati investiti a pieno dalle misure restrittive disposte dal Governo (si ricorda che per le attività commerciali al dettaglio fu prevista la sospensione dell’esercizio della stessa).

Appare doveroso puntualizzare che il decreto in commento deve ancora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale al fine del perfezionamento della sua efficacia.

Nel merito dell’art. 28, questo si riferisce ad un contributo a fondo perduto previsto per alcuni soggetti.

Il comma 1 descrive l’agevolazione la quale si sostanzia in un contributo a fondo perduto (quindi, senza obbligo di restituzione) e definisce il suo perimetro di applicazione: i soggetti beneficiari sono gli imprenditori commerciali, in forma individuale ovvero collettiva, i lavoratori autonomi nonché gli imprenditori agricoli, titolari di partita iva.

Il comma 2 prescrive in ordine alle c.d. “cause di esclusione soggettive” le quali circoscrivono la portata applicativa della norma.

Sono esclusi:

  • soggetti la cui attività risulti cessata alla data del 31 marzo 2020;
  • Enti pubblici ex art. 74 Tuir;
  • Intermediari finanziari ex art. 162-bis Tuir;
  • Contribuenti che hanno, in astratto, diritto alla percezione delle indennità previste dal D.L n. 18/2020 (c.d. “Decreto Liquidità), ossia:
    • Indennità professionisti e lavoratori con rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (ex art. 27);
    • Indennità lavoratori dello spettacolo (ex art. 38);
    • Reddito di ultima istanza (ex art 44).

Occorre operare una puntualizzazione in merito alla locuzione “in astratto”: infatti, dall’interpretazione letterale della norma sarebbero esclusi i contribuenti che “potenzialmente” potrebbero accedere alle indennità previste nel DL “Cura Italia”, indipendentemente, dalla concreta percezione del beneficio. In conclusione, rileva, ai fini dell’esclusione, la legittimazione in astratto a richiedere tali indennità.

Il comma 3 disciplina i requisiti oggettivi ovvero dimensionali. Infatti, possono accedere i soggetti di cui al comma 1 (imprenditori agricoli e commerciali nonché lavoratori autonomi titolari di partita iva) con ammontare di ricavi/compensi, riferiti al periodo d’imposta 2019, non superiore ai 5 milioni di euro.

Il comma 4 disciplina la condizione affinché i soggetti legittimati possano accedere al contributo, ossia la contrazione di fatturato relativo al mese di Aprile del 2020 di almeno 1/3 (circa il 33%) rispetto a quanto realizzato nello stesso mese del 2019.

Oltre alla regola generale, lo stesso comma esplicita una deroga alla condizione della riduzione di fatturato; nello specifico viene previsto che, per l’accesso al contributo, tale condizione non deve verificarsi in riferimento a:

  • coloro che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019;
  • soggetti che, a far data dall’insorgenza dell’evento calamitoso, hanno il domicilio fiscale o la sede operativa nel territorio dei comuni colpiti dai predetti eventi i cui stati di emergenza erano ancora in atto alla data di dichiarazione dello stato di emergenza Covid-19 (presumibilmente la norma si riferisce ai comuni della d. “zona rossa” come indentificati dal DPCM 23 febbraio 2020).

Il comma 5 definisce il metodo di determinazione dell’ammontare del contributo: alla riduzione di fatturato (differenza di quanto realizzato nel mese di Aprile del 2019 e del 2020) viene applicata una specifica aliquota la cui entità dipende dall’ammontare dei ricavi totali conseguiti nell’anno d’imposta 2019. Nel dettaglio:

  • 20% per i soggetti con ricavi o compensi non superiori a quattrocentomila euro conseguiti nel 2019;
  • 15% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a quattrocentomila euro e fino a un milione di euro conseguiti nel 2019;
  • 10% per i soggetti con ricavi o compensi superiori a un milione di euro e fino a cinque milioni di euro conseguiti nel 2019.

Il comma 6 dispone in ordine al contributo minimo, ossia l’importo minimo da corrispondere al beneficiario, indipendentemente, dall’esito del calcolo di cui al precedente comma. Tale importo minimo è ravvisabile in:

  • mille euro per le persone fisiche;
  • duemila euro per i soggetti diversi dalle persone fisiche.

Il comma 7 dispone che l’ammontare del contributo ricevuto non rileva:

  • alla formazione del reddito complessivo ai fini Irpef/Ires;
  • alla determinazione del valore della produzione netta Irap;
  • alla determinazione del rapporto sottostante il calcolo della deducibilità degli interessi passivi.

Il comma 8 espone le modalità di ottenimento del contributo le quali sono dettagliate in un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate da varare successivamente al provvedimento in oggetto.

La norma, nelle more dell’emissione del provvedimento amministrativo, anticipa che istanza deve essere presentata, in via esclusiva, in modalità telematica direttamente ovvero attraverso intermediario delegato al cassetto fiscale ovvero ai servizi per la fatturazione elettronica. L’istanza contiene un compendio di informazioni prodotte dal beneficiario concernente il possesso dei requisiti, soggettivi ovvero oggettivi, per l’accesso al contributo. Inoltre, viene specificato il termine di presentazione della domanda ravvisabile nei 60 giorni successivi a quello di emanazione del provvedimento amministrativo prescritto nel comma 10.

Il comma 9 contiene l’indicazione dei documenti che devono essere presentati a corredo dell’istanza di cui al precedente comma (istanza di accesso all’istituto). In buona sostanza, la richiesta deve essere accompagnata da un’autocertificazione di regolarità “anti-mafia” di cui al D.Lgs. n. 159/2011. Nel caso di dichiarazione mendace, emergente dal controllo successivo operato dall’Agenzia delle Entrate, il soggetto è punito con la reclusione oltre che la ripetizione di quanto indebitamente percepito.

Il comma 10 dispone in ordine alla necessaria emanazione da parte del Direttore dell’Agenzia delle Entrate di un provvedimento concernente i dettagli operativi per la presentazione dell’istanza.

Il comma 11 esplicita le modalità di erogazione del contributo le quali si sostanzieranno nell’accreditamento diretto in conto corrente bancario o postale intestato al soggetto beneficiario da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il comma 12 disciplina la struttura dei controlli e delle eventuali sanzioni da comminare nel caso di percepimento non spettante del contributo , in tutto ovvero in parte, con la possibilità per il beneficiario di proporre impugnazione avverso gli atti di recupero prevista dal D.Lgs. n. 546/1992 (Norma di riferimento del Contenzioso Tributario).

Quindi, l’intero meccanismo è basato sul regime dell’autocertificazione dei dati, fiscali e non, e successivo controllo della veridicità di quanto dichiarato.

Il comma 13 dispone in ordine all’obbligo, nel caso di cessazione dell’attività del beneficiario, successiva al percepimento dell’agevolazione, di conservazione e produzione, su richiesta dei verificatori, degli elementi giustificativi il contributo.

Il comma 14 chiude l’articolo in commento prevedendo ripercussioni penali a seguito di illegittima percezione, in tutto e in parte, del contributo: la norma fa riferimento all’art. 316-ter del codice penale il quale disciplina il reato di “Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato”.

In conclusione, il contributo in oggetto, la cui efficacia va letta in un’ottica di sistema dell’intero provvedimento, si caratterizza da una (auspicata) celerità nell’applicazione ma presenta dei profili critici, ad avviso dello scrivente, in materia di responsabilità penale del dichiarante: mentre appare pacifico e necessario il profilo sanzionatorio nell’ambito civile/amministrativo, appare eccessivo il meccanismo riferito all’ambito penale il quale deve essere oggetto di opportuna specificazione in sede di conversione del decreto.

Categoria: Analisi & Studi

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