DL RILANCIO, SOSTEGNO PER LE IMPRESE: LOCAZIONE, AFFITTO D’AZIENDA E CESSIONE DEL CREDITO

L’art 31 del c.d. “Decreto Rilancio” rientra nel complesso delle misure di sostegno alle imprese le quali hanno subito una drastica riduzione dei fatturati realizzati, rispetto al periodo pre-crisi epidemiologica, con conseguente destabilizzazione del c.d. equilibrio finanziario. Inoltre, nonostante la riduzione/sospensione dell’attività economica, gli imprenditori hanno dovuto, comunque, sostenere le spese derivanti dal godimento degli immobili strumentali all’attività stessa.

Appare doveroso puntualizzare che il decreto in commento deve ancora essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale al fine del perfezionamento della sua efficacia.

Nel merito dell’art. 31, questo si riferisce ad un credito d’imposta commisurato all’ammontare corrisposto, a titolo di locazione, leasing ovvero di concessione in godimento al proprietario dell’immobile nei mesi di Marzo-Aprile-Maggio.

Il comma 1 disciplina l’agevolazione in commento, soprattutto, in termini di soggetti beneficiari nonché della natura ed entità della misura.

Per quello che concerne i soggetti beneficiari, la norma li individua negli esercenti attività d’impresa, arte o professione, con ricavi o compensi non superiori a 5 milioni di euro conseguiti nel 2019. Questa è la regola generale la quale soffre una deroga nelle strutture alberghiere (come di seguito al comma 3).

L’entità della misura agevolativa risulta pari al 60%, espressa in un credito d’imposta, del canone effettivamente versato dal beneficiario a titolo di locazione, di leasing e di altra forma di concessione dell’immobile destinato all’attività economica.           

Il comma 2 estende il credito d’imposta, nella misura del 30% del canone corrisposto, alle ipotesi in cui la concessione del godimento di un immobile destinato all’attività economica sia ricompresa in una struttura negoziale “articolata”, ossia:

  • contratti di servizi a prestazioni complesse o plurime;
  • contratti d’affitto d’azienda.

La condizione necessaria affinché si configuri il diritto all’agevolazione, risiede nella comprensione della messa in godimento dell’immobile in un apparato negoziale più ampio, ossia costituito da altre prestazioni.

Il comma 3 disciplina la deroga al requisito d’accesso al credito: infatti, per le strutture alberghiere non rileva il limite di fatturato, pari a E. 5 milioni, conseguito nell’anno d’imposta 2019. La naturale conseguenza risiede nell’accesso all’agevolazione da parte di tutti gli operatori del comparto alberghiero il quale è stato particolarmente colpito, assieme a tutto l’indotto del settore turismo, dall’epidemia COVID-19.

Il comma 4 dispone in ordine ad un ulteriore deroga alla disciplina ordinaria; in buona sostanza, per gli enti non commerciali, ivi compresi gli Enti del Terzo settore ex D. Lgs n. 117/2017, l’accesso alla misura sorge con la corresponsione del canone a titolo di godimento dell’immobile destinato all’attività istituzionale. Quindi, la fattispecie in esame si differenzia da quella ordinaria sia in termini di qualificazione soggettiva del locatario, ente non commerciale, nonché dell’oggetto contrattuale, ossia l’immobile destinato all’attività istituzionale e non commerciale.

A tal punto, è possibile delineare la disciplina concernente gli Enti non commerciali: qualora svolgessero attività commerciale non prevalente, rientrerebbero nell’agevolazione sia se l’immobile oggetto di contratto fosse impiegato nell’attività economica e sia qualora lo stesso fosse destinato all’attività istituzionale. Occorre puntualizzare che gli enti non commerciali che non producono Ires non avranno accesso al credito per incapienza d’imposta (il riferimento attiene ai soggetti che svolgono in via esclusiva attività istituzionale).

Il comma 5 esplicita ulteriori dettagli in riferimento:

  1. alla determinazione dell’ammontare del credito e del periodo a cui si riferisce;
  2. all’ulteriore condizione di accesso.

L’applicazione dell’aliquota al 60% deve essere rapportata a quanto effettivamente corrisposto a titolo di canone; di conseguenza, il diritto non sorge nell’ipotesi di mancato pagamento ovvero sorge in misura ridotta rispetto a quanto pattuito nel contratto nell’ipotesi di pagamento parziale.

Il periodo di riferimento è ravvisabile nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio periodo che corrisponde all’efficacia delle misure restrittive imposte dal Governo.

Ulteriore requisito d’accesso è ravvisabile della contrazione dei ricavi, rispetto a quelli conseguiti negli stessi mesi del 2019, nella misura del 50%.

Quindi, l’operatore per verificare la sussistenza dei requisiti deve operare una ricognizione dei dati riferiti all’anno 2019 in termini di:

  1. totale dei ricavi (requisito dimensionale ex comma 1);
  2. ricavi conseguiti nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio.

Il comma 6 concerne le modalità “di utilizzo diretto” del credito conseguito. Il beneficiario può scegliere se:

  • utilizzarlo nella dichiarazione dei redditi riferita all’anno d’imposta in cui è sorto il credito (indicandolo nel quadro RU);
  • utilizzarlo in compensazione dal mese successivo a quello di realizzo.

Inoltre, la norma in commento puntualizza che il credito non concorre:

  • alla formazione del reddito imponibile ai fini dell’imposta sui redditi;
  • alla determinazione del valore della produzione netta ai fini Irap.

Il comma 7 disciplina un’ulteriore modalità di utilizzo del credito da parte del beneficiario, ossia la cessione al proprietario/locatore. A fronte della cessione, il locatore/cessionario opererà uno sconto di pari importo sul canone da versare. Su questo punto il legislatore risulta un po’ vago nella disciplina: per canone da versare s’intende, a parere dello scrivente, quelli futuri che matureranno successivamente al periodo dell’agevolazione.

Inoltre, lo stesso comma espone le modalità di utilizzo da parte del locatore/cessionario del credito ceduto: queste dipendono dalla qualificazione soggettiva del locatore/cessionario (o primo cessionario).

Qualora il locatore/cessionario fosse un esercente attività d’impresa, questo può scegliere tra l’utilizzo nella dichiarazione dei redditi riferita al periodo in cui il credito è stato ceduto ovvero in compensazione dal mese successivo alla cessione; nell’ipotesi di locatore/cessionario soggetto privato, quest’ultimo può, in via esclusiva, utilizzarlo nella dichiarazione.

Il comma 8 estende al locatore/cessionario la possibilità di cedere, a sua volta, il credito conseguito ad altri soggetti, tra i quali gli intermediari finanziari.

Il comma 9 concede all’agevolazione in commento la disapplicazione dei limiti di utilizzo riferiti ad anno solare e previsti, in via generale, per altri crediti d’imposta. Non si applica:

  1. il limite di E. 250.000 concernente l’inserimento nel Quadro RU della dichiarazione dei redditi (Legge Finanziaria 2008);
  2. il limite di E. 700.000 concernente la possibilità di compensazione dei crediti.

Il comma 10 prevede la non cumulabilità del credito in commento con la misura, coincidente nella sostanza, di cui all’art. 65 del DL n. 18/2020 (il c.d. “Cura Italia) in relazione alle medesime spese sostenute. Appare comprensibile che il legislatore ha inteso evitare una sovrapposizione di agevolazioni dato che quella contenuta nel decreto n. 18/2020 aveva per oggetto lo stesso credito d’imposta riferito però al solo mese di Marzo.

Il comma 11 specifica che le modalità operative per la corretta fruizione dell’agevolazione saranno contenute in un apposito provvedimento emesso dal direttore dell’Agenzia delle Entrate il quale deve intervenire entro 20 giorni dalla pubblicazione del decreto Rilancio.

In conclusione, appare indubbia l’utilità della misura, soprattutto, per quello che concerne le ampie possibilità di utilizzazione da parte degli attori in gioco, locatori e conduttori; purtroppo, a parere dello scrivente, questa soffre di un forte limite ravvisabile nella necessità, ai fini del conseguimento del credito, di corrispondere al proprietario il canone previsto, questione che concretizza un vero problema operativo derivante dalla forte contrazione dei flussi di cassa in entrata conseguiti dall’imprenditore. Sarebbe stato auspicabile un meccanismo premiale, anche in termini di credito d’imposta, indipendente rispetto all’effettivo esborso di denaro e, quindi, rapportato alla perdita conseguita dal proprietario.

Categoria: Analisi & Studi

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