PER TENERE I PONTI IN PIEDI L’ANAS HA BISOGNO DI PIU’ RISORSE E MENO POLEMICHE

Accuse incrociate tra controllori e controllati, rimpalli di responsabilità, lacune informative. Nell’incontro di ieri 18 maggio fra Anas e le organizzazioni sindacali, l’ad Massimo Simonini ci ha permesso di mettere a fuoco il tema della manutenzione nelle infrastrutture e dei ruoli spesso confusi. Ad accertare le cause tecniche e i motivi che hanno determinato il crollo del Ponte di Albiano avvenuto lo scorso 8 aprile penseranno la magistratura e le commissioni appositamente istituite dal ministero delle Infrastrutture e dall’Anas. Ma a nessuno è sfuggito il corto circuito provocato dall’evento: nella lettera inviata al gestore delle strade, inopinatamente gettata in pasto alla stampa, il Mit oltre a mettere sotto accusa l’operato di Anas in questi ultimi anni, mette sotto accusa anche se stesso, perché se è vero che il Concessionario non ha adempiuto agli obblighi ben specificati e contenuti nella nota del Mit è altrettanto vero che il Concedente ha omesso le proprie funzioni di vigilanza e controllo che sono tra le prerogative dello stesso Mit.

Sarebbe ora di gettarsi alle spalle il vizietto di strumentalizzare le situazioni e di iniziare a fare qualcosa di concreto per migliorare e mettere in sicurezza le nostre infrastrutture. Insieme all’esigenza di sopperire al più presto al disagio del territorio, sostanzialmente isolato, con una viabilità alternativa che consenta rapidamente anche di riprendere la mobilità e l’economia locale delle regioni coinvolte Liguria e Toscana, sarebbe bene che il governo adotti misure urgenti per far ripartire le opere pubbliche, per alleggerire la zavorra burocratica e per liberare risorse. Di tutto questo purtroppo c’è poco nel decreto Rilancio. Così come non c’è nulla rispetto allo sblocco del contratto di programma di Anas, che prevede cospicue risorse da investire.

Per quanto riguarda la società di gestione delle strade, per evitare altri incidenti, dovuti essenzialmente a carenze manutentive, sono necessarie una riprogrammazione degli interventi da fare, una rimodulazione dei finanziamenti e, naturalmente, un’adeguata dotazione di risorse umane. La manutenzione non porta solitamente grandi consensi elettorali rispetto ad una nuova opera, ma bisogna convincersi che solo così si possono salvare vite umane ed evitare tragedie. Per mettere in atto controlli e interventi di mantenimento su tutto il territorio italiano serve una decisa implementazione dell’organico che finora, al di la degli annunci, non si è vista. E l’implementazione deve essere indirizzata in modo particolare verso risorse con competenze specialistiche, idonee per la gestione di ponti e viadotti. E’ inutile ricordare che Autostrade con circa 7mila dipendenti gestisce 3mila chilometri di strade, l’Anas con 6mila unità deve controllarne oltre 30mila. E’ ora di voltare pagina, costi quel che costi.

Categoria: Attualità

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