LA MAGIA DI ITALO: I PAGAMENTI SI TRASFORMANO IN REGALI AI LAVORATORI

Di fronte all’emergenza Coronavirus i soci di Italo hanno deciso di rinunciare al dividendo e i manager si sono decurtati i compensi del 20% per garantire liquidità all’azienda. C’è chi ha fatto di meglio, soprattutto se si considera che nel 2019 gli azionisti si sono beccati 93 milioni di cedola, più un super dividendo straordinario di 250 milioni grazie alla “riserva da fusione”, ma va comunque riconosciuto lo sforzo. Sforzo che però non è stato fatto nei confronti dei dipendenti. Tutte le richieste di integrazione salariale per chi è finito in cassa integrazione a causa del lockdown e dell’andamento a scartamento ridotto dei prossimi mesi sono infatti state respinte. Certo, nessuno sa con precisione cosa accadrà nei prossimi mesi e mettere fieno in cascina potrebbe rivelarsi la scelta più saggia.

Ma Italo ha davvero così bisogno di fare economia? Stando ai numeri non si direbbe. Il bilancio 2019 ha registrato una forte crescita dei ricavi da servizi di trasporto, passati da 536,5 a 680,6 milioni, e gli utili si sono attestati a 151,42 milioni, con un balzo significativo rispetto ai 92,9 milioni del 2018. Sarà anche per questo che in recenti interviste, interrogato sulla gestione dell’emergenza, il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha sentito il bisogno di dire che l’azienda non solo ha anticipato gli assegni, ma sta anche provvedendo ad arrotondare il reddito dei lavoratori in Cig con risorse aggiuntive.

L’azienda è florida, perché non andare incontro ai lavoratori che hanno contribuito a produrre i buoni risultati ed ora sono appiedati a causa della pandemia?

Il ragionamento non fa una grinza. Peccato che, come si diceva, nessuna iniziativa del genere è stato messa in atto. Quello che sta realmente accadendo nell’azienda privata dell’alta velocità è una cosa ben diversa dall’integrazione salariale. Le piccole quote aggiuntive che i lavoratori si sono trovati in busta paga, e che il management ha sbandierato sui media, non sono altro che il premio di risultato relativo al 2019. Un premio previsto dal contratto come parte integrante dello stipendio che doveva andare in pagamento ad aprile. Invece di versarlo in un’unica soluzione, però, la società ha deciso di dilazionare il versamento, erogando una quota del 20% ad aprile e un’altra quota dello stesso valore a maggio. I lavoratori e le organizzazioni sindacali stanno ora chiedendo di avere il saldo del 60% a giugno, ma ancora nulla è stato deciso, anzi l’azienda è ferma sull’assurda posizione che intende pagarlo in ulteriori tre rate giugno, luglio e agosto.

Giusta o sbagliata che sia la strategia dell’azienda, considerando la situazione in atto, questo è lo scenario: non solo non è stata corrisposta alcuna integrazione, ma è stata anche dilazionata una somma che i lavoratori avrebbero dovuto incassare per intero ad aprile. I prossimi mesi diranno se le scelte del management sono state frutto di lungimiranza o, piuttosto, se si tratta solo dell’ennesimo tentativo di far pagare i costi della crisi ai lavoratori. Qualche idea in proposito non è difficile averla sin da ora. Ma quello che più conta adesso è il rispetto dei lavoratori e dell’opinione pubblica. Spacciare un pagamento in ritardo per un atto di generosità è il modo peggiore per affrontare la ripartenza.

 

Categoria: Interventi

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