INCONTRO NAZIONALE PROGETTO EUROPEO ENHANCING NETWORKING

REPORT SEMINARIO NAZIONALE ENHANCING NETWORKING ROMA 06/08/2020

Il progetto Enhancing Networking è stato finanziato dall’Unione Europea e ha coinvolto i seguenti attori:

  • Organizzazione richiedente:
    • Federazione sindacale dei costruttori di macchine e dei lavoratori metallurgici CL PODKREPA (Bulgaria);
  • Partner:
    • Federazione dei sindacati “Metanowcy” (Polonia);
    • Federazione autonoma dei sindacati dei trasporti (Italia);
    • Associazione dei datori di lavoro polacchi LEWIATAN (Polonia);
  • Organizzazioni associate:
    • Camera di costruzione delle macchine (Bulgaria);
    • Luninih Sinkata Crne Gore (Unione dei sindacati liberi) (Montenegro).

In data 06/08/2020 si è svolto presso la città di Roma il seminario nazionale riferito al progetto “ENHANCING NETWORKING” il cui obiettivo principale risiedeva nello sviluppo delle procedure partecipative dei lavoratori finalizzato all’esercizio dei diritti sanciti dalla legislazione europea”.

Appare evidente la centralità dell’argomento in termini di opportunità per i lavoratori che, attraverso la mediazione sindacale, partecipano alle decisioni aziendali configurando un nuovo paradigma produttivo; il lavoro visto da una prospettiva differente rispetto all’impostazione tradizionale nella quale lo stesso si sostanziava in un mero fattore strumentale alla produzione. In altri termini, i lavoratori assumono la veste volano per il conseguimento del vantaggio competitivo dell’impresa nel mercato globale.

L’esigenza di formulare un diverso modello organizzativo della produzione trova un primo riscontro concettuale (e sostanziale) nel c.d. “modello Toyota” (anni 70’) nel quale il tradizionale sistema manageriale caratterizzato da una rigida gerarchia lascia lo spazio ad uno schema più flessibile, fondato sulle relazioni intercorrenti tra i vari comparti interni; la fabbrica veniva concepita come luogo di scambio di idee e competenze a tutti i livelli.

Dopo questa prima attenzione al fenomeno in commento, l’idea di una maggiore partecipazione dei lavoratori nei processi decisionali aziendali ha trovato giusta traduzione, a livello europeo, con la direttiva 2002/14/CE (recepita nell’ordinamento italiano dal D. Lgs. n. 25/2007) che istituisce “un quadro generale relativo all’informazione e alla consultazione dei lavoratori”.

Emblematico appare l’art. 1 par. 3 della direttiva in commento il quale recita, testualmente, che “In occasione della definizione o dell’applicazione delle modalità di informazione e di consultazione, il datore di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori operano in uno spirito di cooperazione nel rispetto dei loro diritti e obblighi reciproci, tenendo conto nel contempo degli interessi dell’impresa o dello stabilimento e di quelli dei lavoratori”.

In estrema sintesi, il legislatore comunitario si limita a fissare i principi minimi per lo sviluppo di questa forma di collaborazione e demanda alle parti sociali la definizione delle norme di dettagli sulle modalità di attuazione dei principi enunciati.

Il Legislatore italiano ha recepito in modo inequivocabile tale impostazione e nell’art. 1 comma 2 del D. Lgs. n. 25/2007 ha precisato che “Le modalità di informazione e consultazione sono stabilite dal contratto collettivo di lavoro in modo tale da garantire comunque l’efficacia dell’iniziativa, attraverso il contemperamento degli interessi dell’impresa con quelli dei lavoratori e la collaborazione tra datore di lavoro e rappresentanti dei lavoratori, nel rispetto dei reciproci diritti ed obblighi”.

Dal tenore della norma veniva esaltato il principio, cristallizzato nell’ordinamento italiano, dell’autonomia privata il quale trova riscontro pratico nella contrattazione collettiva a qualsiasi livello (nazionale e aziendale); il legislatore, europeo e nazionale, aveva individuato nel dialogo tra le parti sociali il propulsore per lo sviluppo di questa più intensa forma di collaborazione all’interno del sito produttivo.

A questo punto s’inserisce il progetto Enhancing Networking il cui obiettivo principale risiede nello sviluppo di procedure partecipative dei lavoratori affinché possano esercitare i loro diritti come enunciati dalla legislazione europea (diritto all’informazione e consultazione). In buona sostanza, visto il riconoscimento alle parti sociali, operato dal legislatore in termini di determinazione delle modalità di applicazione ed esercizio dei diritti sanciti dalla norma, si è resa necessaria la costruzione di una piattaforma comune per l’implementazione di processi di partecipazione efficaci.

Il progetto ha seguito un’impostazione articolata su:

  • Determinazione degli obiettivi e dei piani d’azione volti al loro raggiungimento;
  • Compimento della fase di ricerca e analisi nonché comparazione dei risultati ottenuti nei vari Paesi europei coinvolti, al fine della comprensione del contesto attuale (indagini attraverso la somministrazione di 2 questionari, uno alle parti datoriali e un altro ai lavoratori);
  • Discussione e confronto tra i partecipanti del progetto sui dati emergenti;
  • Elaborazione di soluzioni possibili da attuare all’interno di ogni ordinamento nazionale.

A questa argomentazione generale occorre aggiungere la necessità di una maggiore cooperazione tra le varie forme di rappresentanza dei lavoratori quali i sindacati ed i CAE, ossia Comitati Aziendali Europei, unica struttura di rappresentanza sovranazionale dei lavoratori al mondo riconosciuta per legge.

Appare indubbio che la globalizzazione nonché il connotato internazionale delle relazioni tra le imprese coinvolte nella catena del valore ha introdotto la necessità di adeguare ovvero integrare l’esistente impostazione della rappresentanza dei lavoratori con una struttura di tipo sovranazionale.

Il CAE non partecipa alla contrattazione ma si pone l’obiettivo di favorire l’informazione e la consultazione transnazionale dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di dimensioni comunitarie, soprattutto, al fine di evitare comportamenti scorretti o lesivi nei loro confronti a seconda del paese in cui l’impresa opera.

L’evoluzione della rappresentanza dei lavoratori, nel senso della sua internazionalizzazione, non si esaurisce nell’istituzione del CAE ma trova riscontro anche nelle grandi Federazioni sindacali internazionali quali il CSI (Confederazione sindacale internazionale).

La crescita di questa platea implica, necessariamente, una più efficace piattaforma di coordinamento tra gli attori in gioco.

Operate tali premesse, il Seminario Nazionale, tenuto a Roma il 06/08/2020, ha avuto inizio con la presentazione del progetto ed i suoi obiettivi principali.

Tali obiettivi possono essere riassunti nei seguenti punti:

  • Sviluppo di un compendio di procedure inerente la partecipazione dei lavoratori sulla scorta degli strumenti legislativi disponibili;
  • Elaborazione di raccomandazioni in termini di miglioramento dei processi di diffusione dell’informazione, consultazione e partecipazione all’interno dei siti produttivi;
  • Aumento della consapevolezza sulla legislazione europea in materia;
  • Assistenza ai rappresentanti dei lavoratori per una più efficace attuazione del compendio normativo a qualsiasi livello dettato;
  • Sviluppo di una rete sostenibile dei partner sociali internazionali dedicata all’attuazione dei diritti dei lavoratori;
  • Controllo sul corretto recepimento della normativa europea da parte dei legislatori nazionali.

Successivamente, il dibattito si è focalizzato sui risultati dell’indagine interna.

Occorre premettere che sono stati somministrati due questionari differenti: uno dedicato alle parti datoriali e un altro ai rappresentanti dei lavoratori.

Per quello che concerne le parti datoriali, è emerso dalle risposte ricevute una tendenziale unanimità in termini di:

  • Necessità di una configurazione dell’organico in termini di flessibilità:
    1. Somministrazione di forza lavoro proveniente da società a questo dedicate;
    2. Utilizzo dello strumento dell’esternalizzazione di alcune fasi della produzione (c.d. outsourcing).
  • Riscontro negativo, nel senso di un maggior aggravio in termini di struttura dei costi aziendali, per la realizzazione del diritto all’informazione, consultazione e partecipazione dei lavoratori;
  • Utilizzo della modalità diretta per la verifica sul rispetto dei diritti dei lavoratori nelle società esternalizzate nonché nei subappalti (la normativa italiana è molto rigida in materia di responsabilità solidale tra appaltatrice e subappaltatore);
  • Frequenza occasionale dei controlli sulle condizioni di lavoro nelle società di outsourcing, somministrazione di lavoro.

Per quello che concerne i rappresentanti dei lavoratori, i risultati difficilmente disegnavano una tendenziale convergenza di opinioni, soprattutto, per le questioni afferenti la cooperazione e, quindi, il coordinamento tra i sindacati e le altre strutture rappresentative degli stessi (es. il CAE):

  • Efficacia operativa della cooperazione (75% degli intervistati segnalano l’attuazione di azioni congiunte, mentre, il 25% è convinto che la cooperazione si limiti ad un mero scambio di informazioni);
  • Soggetto titolare dell’iniziativa verso progetti in cooperazione (75% il soggetto promotore è il CAE in luogo del 25% riferito al sindacato tradizionale).

Nell’ambito delle modalità di attuazione del diritto all’informazione, alla consultazione e alla partecipazione dei lavoratori nel processo decisionale delle imprese, non si può prescindere da un più efficace sistema di cooperazione sindacale, soprattutto, in questa fase economica caratterizzata dall’eterogeneità delle pratiche produttive.

Quindi:

  • Rafforzamento delle relazioni sindacali a livello internazionale attraverso la costruzione di piattaforme digitali condivise;
  • Integrazione dell’organizzazione del lavoro nella catena del valore (organico in forza nell’azienda, nella società esternalizzata nonché nella società di somministrazione lavoro);
  • Integrazione dell’azione sindacale con altri movimenti della società civile.

Dall’attività di studio sono emerse varie forme di partecipazione dei lavoratori, nelle varie realtà economiche, nei processi decisionali:

  • Attribuzione di titoli di partecipazione nel capitale delle società datrici, come le azioni;
  • Coinvolgimento negli organi consultivi e decisionali a vari livelli (es. Consiglio di Sorveglianza, Consiglio di Amministrazione).

Il seminario nazionale si è concluso con la discussione in ordine alle priorità avvertite, a livello internazionale, da parte dei rappresentanti dei lavoratori:

  • Costruzione di piattaforme digitali per lo scambio veloce ed efficace delle informazioni, finanziarie e di altra natura, soprattutto nei grandi complessi aziendali (si pensi alla possibilità di trasferimento dell’organico infragruppo a seguito di un piano di ristrutturazione integrato,
  • Maggiore coordinamento tra le strutture di rappresentanza dei lavoratori;
  • Configurazione di forme di partecipazione dei lavoratori nei processi decisionali aziendali in modo da renderli compatibili con la struttura produttiva di riferimento;
  • La necessità di una maggiore attenzione da parte dei Governi nell’assecondare il cambiamento di paradigma produttivo auspicato.

Categoria: Analisi & Studi