DISTACCO DI PERSONALE: L’INTERESSE DEL DISTACCANTE PUÒ ESSERE ANCHE DI TIPO SOLIDARISTICO

Con l’istituto del distacco di personale il nostro ordinamento consente ad un’impresa di assegnare temporaneamente un proprio dipendente ad attività lavorativa presso un diverso datore di lavoro al ricorrere di alcune specifiche condizioni (art. 30 D. Lgs. n. 276/2003).

Innanzitutto, è necessario che la destinazione del dipendente ad altra azienda avvenga per un periodo limitato, in maniera da evitare che il distacco si tramuti in una somministrazione permanente di personale. Inoltre, il lavoratore dovrà andare a svolgere presso il distaccatario mansioni specifiche, rientranti nel suo inquadramento contrattuale di riferimento. E’ ammessa l’assegnazione a mansioni diverse, ma in questo caso il distaccato ha diritto di accettare o rifiutare il distacco, senza che da tale rifiuto possano derivare conseguenze per lui pregiudizievoli. Infine, è necessario che sussista un interesse della distaccante all’operazione di dislocazione della risorsa, cioè è necessario che il datore di lavoro originario – che resta titolare del trattamento economico e normativo – tragga un qualche beneficio dal distacco.

Quello dell’interesse della distaccante è certamente il requisito più importante dell’istituto, nonché quello dove la giurisprudenza è dovuta più volte intervenire. Ciò perché la legge non fornisce elementi in grado di comprendere la portata, la natura, l’estensione di tale interesse, con la conseguenza che il requisito si è prestato nel corso degli anni a differenti interpretazioni.

Il principio giurisprudenziale affermatosi nel tempo vuole che l’interesse al distacco non debba essere esclusivamente di tipo economico o patrimoniale: il datore di lavoro che distacca non è tenuto a dover dimostrare un arricchimento (anche indiretto) o un miglioramento dei propri risultati commerciali, potendo l’interesse essere anche, ad esempio, di tipo solidaristico.

Si pensi al caso conosciuto di recente dalla Corte di Cassazione, definito con la sentenza dell’11 settembre 2020, n. 18959, nel quale una nota azienda automobilistica italiana, per evitare di dover porre in Cassa integrazione guadagni un proprio dipendente, lo aveva distaccato presso un’altra impresa del settore, cui peraltro era legata da rapporti di fornitura. Ebbene, i giudici di legittimità hanno ritenuto coerente con la finalità ed il dettato dell’art. 30 D. Lgs. n. 276/2003 il distacco disposto dal datore di lavoro, poiché esso consentiva al dipendente di conservare la propria professionalità e, contemporaneamente, di evitare l’accesso agli strumenti di sostegno al reddito cui il lavoratore avrebbe dovuto sicuramente accedere se fosse rimasto presso la distaccante. Secondo la Suprema Corte, infatti «l’interesse al distacco può essere anche di natura non economica o patrimoniale in senso stretto, ma di tipo solidaristico: l’importante è che non si risolva in una mera somministrazione di lavoro altrui».

E’ dunque possibile distaccare un lavoratore per conservare la sua competenza lavorativa e per evitargli l’accesso agli ammortizzatori sociali, con la conseguenza che egli non potrà in questo caso invocare la tutela prevista dall’art. 30, co. 4-bis, D. Lgs. n. 276/2003, secondo il quale il distacco illegittimo (ovvero sprovvisto del necessario requisito dell’interesse) autorizza la richiesta in sede giudiziale dell’accertamento di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze dirette dell’azienda distaccataria.

 

Avv. Gennaro Ilias Vigliotti

Studio Legale Pizzuti

Categoria: Lavoro & Diritto

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