IL FUTURO DELLA SERIE A, MARTEDÌ 6 OTTOBRE

A scendere in campo ora sono gli avvocati e tribunali, non i calciatori. Se il governo non dirimerà la querelle tra il club di Aurelio de Laurentis e la Lega Serie A, c’è il rischio concreto che non solo saranno vuote le tribune degli stadi, ma anche i campi di calcio al loro interno.

La soluzione non è facile da trovare, sicuro dovrà passare da una revisione dell’attuale protocollo sanitario, ma ciò significherebbe superare con un “dribbling” le prerogative regionali in materia di salute pubblica sancite dalla Costituzione.

Ciò di cui si sta discutendo va oltre l’offesa percepita dal club partenopeo della sconfitta 0 – 3 a tavolino, ma c’è in gioco il futuro della Serie A. E tanti, tanti soldi.

La Lega e la Figc, i principali portatori d’interessi della Serie A, sono a favore dell’irrogazione della sanzione nei confronti del Napoli, come previsto dal Codice di Giustizia Sportiva, in quanto hanno seguito pedissequamente il protocollo Figc – Cts sulla gestione dei contagiati da Covid – 19, avallato dal Ministero della Salute il 18 giugno 2020. Il protocollo stabilisce una quarantena “soft” in caso di calciatori positivi, e quindi non impedisce alle squadre di disputare le partite e di scendere in campo. Si può ottenere il rinvio del match solo se i casi superano le dieci unità nell’arco di una settimana. Casistica che non ha riguardato la squadra allenata da Gattuso.

Il Napoli non ha superato la linea del fuorigioco della suddetta fattispecie, con “soli” due casi positivi riscontrati dopo la partita contro il Genoa, e non ha potuto raggiungere Torino a causa dell’intervento delle due Asl napoletane competenti, dopo la diramazione della positività di due tesserati. A questo punto le Asl dovevano decidere se concedere la proroga speciale riservata ai calciatori, in virtù della circolare del 18 giugno, oppure se impedirne la partenza. Sappiamo tutti quale strada è stata percorsa. Le Asl affermano di aver posto la tutela della salute pubblica al di sopra dell’interesse economico della Serie A, considerando l’innalzamento della curva epidemiologica nella regione Campania e l’allargarsi del cluster dei contagi, come ottime prove empiriche a favore della loro tesi. Secondo la Costituzione, le Regioni hanno un potere autonomo di gestione della tutela della salute: i loro atti pubblici hanno una forza normativa superiore ai protocolli vidimati dal Ministero della Salute.

Se però vogliamo essere diligenti osservatori delle norme, c’è da sottolineare come il Napoli abbia violato le disposizioni sull’isolamento fiduciario e non abbia sottoposto i propri calciatori all’egida della “bolla” presso il centro sportivo.

Tra la contrapposizione tra salute pubblica e futuro economico della Serie A, si arriva all’intervallo di questo primo tempo dove il famoso “tè caldo” è sostituito da un vulnus gelido che offusca il futuro dello sport.

Insomma, tra giochi di potere e di competenze normative, assistiamo a un caos all’italiana, dove gli unici sconfitti sono lo Sport e noi tifosi. Spero che in questa diatriba dove ha ragione chi alza di più la voce, possiamo assistere, se non alle partite rinviate, almeno a decisioni concrete che stabiliscono la gerarchia degli interventi legislativi.

Il derby non è tra Juve e Napoli, chi rischia di perdere a tavolino è quanto stato fatto finora per far ripartire lo spot. Senza ovviamente dimenticarci del bene superiore della Salute Pubblica.

Spero che questo “fallo di gioco” si risolva con un cartellino giallo e non con uno rosso, che significherebbe la fine del nostro splendido campionato.

E voi cosa ne pensate?

 

Categoria: Attualità

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