CONFSAL: ANALISI E PROPOSTE PER UN’ITALIA VELOCEMENTE CONNESSA

POSITION PAPER – ITALIA VELOCEMENTE CONNESSA

La velocità è importante.

Addirittura vitale.

Dalla velocità a cui viaggiano i treni, le merci e i dati dipende il futuro di un Paese, la sua competitività, la sua capacità di crescere, il rispetto dei principi di uguaglianza costituzionalmente garantiti.

Ma la velocità che serve all’Italia, ancor prima di quella che riguarda gli spostamenti di persone, cose e informazioni, è quella relativa alla realizzazione dei progetti e delle opere.

E’ quella della politica e degli apparati burocratici, ingessati da una giungla di norme e cavilli che dilata a dismisura i tempi, del mondo produttivo, che fatica ad adeguarsi ai cambiamenti socio-economici, e anche di alcuni sindacati, troppo attaccati alla propria storia da non riuscire a vedere il futuro.

E’ per questo motivo che, prendendo spunto dagli ultimi due atti programmatici del ministero e dei Trasporti, Connettere l’Italia e Italia Veloce, abbiamo deciso di dedicare questo convegno ad un’Italia velocemente connessa.

Non si tratta di un gioco di parole, ma del tentativo di spostare l’attenzione dalla necessità di rendere più veloci ed efficienti gli spostamenti alla necessità di fare in modo che questo accada nel modo più veloce possibile. Un’esigenza che, di fronte alla profonda crisi provocata dalla pandemia, non è più rinviabile.

Per raggiungere l’obiettivo, è necessario affrontare i problemi con pragmatismo e concretezza. Mettendo da parte pregiudizi e partigianerie, schieramenti ed ideologie.

Non è il momento delle divisioni e delle contrapposizioni, ma della collaborazione e del confronto aperto. A questo proposito, per far sì che il dialogo coinvolga veramente tutte le parti sociali, ci permettiamo di consigliare al governo, soprattutto dopo gli scarsi risultati ottenuti dai vari tavoli aperti nei mesi scorsi, di tornare a prendere in considerazione l’utilizzo del Cnel, che è la sede naturale e costituzionalmente preposta per tale compito.

Come Fast-Confsal, federazione autonoma da sempre più attenta ai problemi da risolvere che alle bandiere da difendere, intendiamo farci parte attiva nel processo di individuazione delle priorità su cui lavorare. Nasce da questo proposito il position paper elaborato del nostro ufficio studi.

Un documento programmatico in cui, partendo dalla fotografia dell’esistente, si analizzano tutte le criticità dell’attuale sistema dei trasporti e si avanzano proposte specifiche e dettagliate per il loro superamento.

Sul piano generale, l’idea di base è che l’Italia, pur con le diversità di ogni settore, abbia bisogno, dopo tanti anni, di un piano strutturale che riorganizzi l’intero mondo delle comunicazioni e dei collegamenti e, soprattutto, elimini il grave gap infrastrutturale e di accessibilità ai servizi che ancora zavorra l’economia del Mezzogiorno, ma anche del resto del Paese per la rilevante ed innegabile interdipendenza economica esistente tra macroaree, che impedisce di garantire a tutti i cittadini uguali opportunità socio-economiche.

Solo una visione d’insieme, che tenga conto delle esigenze complessive dell’intero territorio, può essere in grado di sfruttare le potenzialità che cielo, terra e mare, in un Paese come l’Italia, vero e proprio porto d’Europa, centro strategico del Mediterraneo, hanno la capacità di produrre.

Siamo altresì convinti che per rimettere in moto le nostre infrastrutture e fare in modo che possano trainare la ripartenza del Paese, non sia necessario stravolgere strategie e macro obiettivi pluriennali definiti.

Pochi e mirati interventi di aggiustamento e ricalibratura sistemica, sia sul piano degli investimenti, che su quello normativo e contrattuale, potrebbero produrre risultati inaspettati.

Una delle priorità su cui intervenire è un grande piano di manutenzione dell’attuale dotazione infrastrutturale, mettendo fine alle inutili e controproducenti azioni tampone fin qui adottate ed evitando di bloccare la viabilità italiana, come è purtroppo successo durante la scorsa estate in Liguria.

Sarà, a questo scopo, fondamentale definire una seria programmazione delle operazioni manutentive, tenendo conto delle vie alternative in grado di consentire senza intoppi e disagi l’indispensabile e quotidiana circolazione delle merci e delle persone. A questo proposito, oltre alla necessaria rivisitazione di una normativa di supporto, sarebbe opportuno, da parte dei grandi gruppi industriali, strutturare imprese dedicate alla gestione di determinate attività nell’ambito di un processo di internalizzazioni di alcune fasi o di interi processi lavorativi, trovando con il sindacato un’adeguata cornice contrattuale.

Accanto al mantenimento e miglioramento dell’esistente, l’altro grande capitolo è quello degli investimenti per nuove infrastrutture. Su questo terreno è inutile ricordare che il Next Generation Eu, il grande piano da 750 miliardi messo in campo dall’Europa, con circa 209 miliardi destinati all’Italia, permetterà di avere a disposizione il più grande bacino di risorse dal Dopoguerra ad oggi. Il rischio di disperdere i finanziamenti in una pioggia di interventi non armonizzati o di buttarli in opere faraoniche buone solo ad attirare consensi nel breve periodo è, però, altissimo.

Per scongiurare tale eventualità sarà necessario avviare, attraverso un ampio confronto con le parti sociali, un processo di pianificazione e programmazione che parta dall’analisi della domanda e della saturazione delle infrastrutture di trasporto e dall’analisi dei fabbisogni dei diversi territori.

In questo contesto, non potrà non trovare spazio una riflessione sui fabbisogni del Sud, che sconta il maggior divario infrastrutturale e di servizi di trasporto per passeggeri, merci e logistica rispetto alle altre macroaree nazionali ed europee, ma che ancora non riesce a trovare la giusta considerazione e misura nei programmi governativi. Stessa disattenzione continuiamo a riscontrare nei confronti della intermodalità, che è invece il perno strategico della nostra logistica e del trasporto merci nazionale. Quando vediamo che le grandi compagnie preferiscono fare rotta su Rotterdam anziché attraccare in qualsiasi porto italiano è impossibile non porsi delle domande.

Servono investimenti sullo sviluppo dei maggiori porti italiani con un miglior utilizzo di infrastrutture esistenti ed già adeguate a intercettare le grandi navi che passano a sud nel Mediterraneo senza attraccare, facendo in modo che l’handling e l’inoltro dei container avvenga con la stessa, e se possibile anche maggiore, efficienza che offrono gli scali del Nord Europa. Ma bisogna anche potenziare i collegamenti ferroviari e stradali, per sviluppare gli interporti e velocizzare le procedure amministrative e burocratiche di movimentazione della merce.

Non ultimo, occorre rafforzare il processo di digitalizzazione della catena logistica.

Di particolare importanza per rendere l’Italia più velocemente connessa ed equa oltre a quanto descritto, a nostro avviso, è poi l’introduzione del concetto di resilienza per il sistema dei trasporti nazionale, che rimanda alla necessità di definire una rete di infrastrutture e di servizi minimi su cui il sistema, a prescindere dalla natura dello shock, debba inderogabilmente continuare a funzionare.

Questo significa anche prevedere una ridondanza di reti e servizi per evitare che la crisi di un punto nodale vanifichi il funzionamento dell’intero sistema.

Ogni decisione sulla distribuzione delle risorse dovrà, in ogni caso, essere improntata ad un sano realismo.

Di qui l’opportunità di procedere in primo luogo al completamento delle opere in attesa di realizzazione.

I lavori immediatamente cantierabili, soprattutto quelli, numerosi, che riguardano il Mezzogiorno, devono essere avviati con urgenza, così come devono essere portati a termine quelli lasciati inspiegabilmente a metà completando e connettendo reti e infrastrutture puntuali.

In questo modo sarà possibile dare da subito un colpo di acceleratore sul comparto, producendo inoltre un positivo effetto anticiclico sull’economia e l’occupazione del Paese.

Nell’attesa di fare passi in avanti, il governo deve evitare che se ne faccia qualcuno indietro.

Il crollo della domanda di mobilità e dell’offerta di servizi di trasporto terrestre, marittimo ed aereo provocata dalla pandemia sta mettendo a dura prova la resilienza delle imprese del settore.

Il contagio economico e l’impatto sui flussi di traffico provocato dalla diffusione del Covid necessita di una riflessione a breve, legata all’emergenza e allo shock di domanda provocato su tutto il comparto, ma anche di una risposta a lungo termine.

Sull’immediato, riconosciamo l’efficacia delle misure di ristoro e di mitigazione messe in campo dal governo.

Ma ora è necessario un attento monitoraggio sul calo dell’offerta per evitare che importanti società nazionali e locali siano costrette a passare la mano, magari consentendo di lasciare il controllo a gruppi stranieri come pare stia avvenendo.

Gettando lo sguardo più oltre appare evidente la necessità di creare strumenti automatici di sostegno alle aziende che gestiscono le infrastrutture ed erogano servizi di trasporti al verificarsi di specifiche condizioni avverse.

E’ anche opportuno prevedere forme particolari di tutela per il trasporto merci, che durante il lockdown ha mostrato la sua straordinaria valenza e anche la capacità di garantire ininterrottamente il servizio malgrado le difficoltà dovute alle misure di contenimento e all’inevitabile calo di redditività.

Il mondo dei trasporti non ha solo bisogno di risorse, ma anche di riforme.

Interventi che non costano denaro.

Serve soltanto uno sforzo della politica e una disponibilità delle imprese a cogliere con maggiore attenzione i cambiamenti del mondo del lavoro e dei processi produttivi.

Sul primo fronte è sotto gli occhi di tutti che le maggiori criticità nelle fasi di progettazione di realizzazione delle opere pubbliche in Italia si registrano nei passaggi amministrativi, burocratici e di eventuali contenziosi.

La priorità è dunque quella di mettere in campo un provvedimento strutturale di revisione non solo del codice degli appalti, ma anche dei processi autorizzativi e di tutte le procedure legate alla effettiva partenza dei cantieri.

Un cambio di passo nell’ottica della semplificazione serve anche sul versante della sicurezza.

Pur restando convinti che la miglior tutela per operatori ed utenti sia un buon programma di manutenzione, dobbiamo constatare che i recenti cambiamenti che hanno interessato gli organismi preposti alla verifica e al rispetto delle norme di sicurezza nel sistema dei trasporti hanno prodotto più confusione che altro, producendo un effettivo allentamento dei controlli.

Quanto alle norme introdotte a causa dell’emergenza sanitaria per contenere la diffusione del Covid, avremmo preferito che le misure sui livelli di riempimento dei mezzi fossero accompagnate da un’analisi più puntuale delle specifiche tecniche di ogni comparto e da un maggiore confronto con quei soggetti, a partire dai sindacati, che conoscono da vicino le problematiche legate ai singoli settori di attività.

Arriviamo, infine, alla questione che ci coinvolge in prima persona e ci sta più a cuore, l’aspetto contrattuale.

Parlare di contratti in uno studio che ha come obiettivo l’ammodernamento, l’efficientamento e la ripartenza del sistema dei trasporti italiano non è un capriccio da sindacalisti.

Le normative che regolano i rapporti di lavoro possono essere il motore dello sviluppo o, viceversa, una zavorra per qualsiasi prospettiva di crescita.

Sono il fattore che fa la differenza, che regola la competitività di un Paese e la sua civiltà giuridica, che mette al riparo aziende e lavoratori dalla concorrenza sleale, che determina il successo di un progetto imprenditoriale.

Le criticità che riguardano l’Italia le conosciamo tutti.

Dumping, discriminazioni, proliferazione di contratti per settori contingui e affini (nel comparto dei trasporti ce ne sono circa 70).

Il percorso su cui incamminarsi per rendere più omogenea, efficace ed equa la contrattazione del comparto è che tutti i settori produttivi, con riferimento alle macro aree merci e passeggeri, abbiano un riferimento unico sull’organizzazione e il costo del lavoro. La soluzione auspicata è un contratto di filiera, che tenga conto dei fattori essenziali nel trasporto come sicurezza, innovazione e sostenibilità, e sia in grado di contrastare la concorrenza al ribasso tra imprese, attraverso l’introduzione del salario minimo.

Per far convergere in un percorso valido per tutte le macro-aree appartenenti al contratto di filiera, relativo al comparto dei trasporti, sarà anche necessario poter utilizzare strumenti come quelli che in termini giuridici-civilistici vengono denominati rinvii o rimandi.

Altrettanto importante sarà l’incremento della formazione professionale finalizzata allo sviluppo di nuove competenze sul terreno della digitalizzazione di parziali o interi processi lavorativi.

Riteniamo che il pacchetto di proposte contenute nel nostro position paper, articolate in tre macro voci (infrastrutture e servizi, policies e norme, finanziamenti), sia in grado di efficientare il sistema dei trasporti nazionale, di avere ricadute positive su tutta l’economia e di innalzare il livello occupazionale del comparto sia a livello quantitiativo che qualitativo. Si tratta di misure, ripetiamo, che non incidono pesantemente sulle finanze pubbliche e non rappresentano il classico libro dei sogni.

In estrema sintesi, il ventaglio delle nostre proposte prevede, tra le altre cose, gli incentivi per l’incremento dei servizi ferroviari, in particolare l’alta velocità, nelle Regioni a più alto gap di accessibilità; la definizione di un plafond da attivare nel caso di shock di domanda o di offerta al fine di garantire livelli minimi di servizi di trasporto nel paese; il piano di manutenzione per la rete viaria secondaria; l’incremento del fondo per il rinnovo del parco rotabile in materia di TPL; il potenziamento del personale degli enti deputati a funzioni di vigilanza e monitoraggio; il rafforzamento degli incentivi per le aggregazioni di impresa; lo stanziamento a favore della formazione del personale del comparto ed il completamento ed estensione delle iniziative di digitalizzazione della catena logistica.

Il lavoro presentato nell’ambito di questo convegno, a cui intendiamo dare seguito con altri elaborati di analisi e riflessioni prodotti dal nostro ufficio studi, rappresenta una solida base di discussione sulle sfide che ci attendono nei prossimi mesi e una piattaforma concreta per il tavolo di confronto sulla ripartenza del Paese e le opportunità offerte dal Recovery fund che auspichiamo il governo voglia concretamente aprire quanto prima con tutte le parti sociali.

Allo stesso tempo, intendiamo utilizzare il documento come stimolo sia verso la nostra stessa organizzazione sindacale sia verso tutti i soggetti coinvolti nella definizione di un piano di rilancio dell’economia, utilizzando le analisi effettuate dai nostri esperti per un monitoraggio periodico delle misure che saranno realizzate nel comparto trasporti passeggeri, merci e logistica a livello nazionale.

POSITION PAPER – ITALIA VELOCEMENTE CONNESSA

Categoria: L'Editoriale

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