NON FORNIRE LA DIVISA DI LAVORO È INADEMPIMENTO CONTRATTUALE

Il contratto di lavoro può prevedere che il lavoratore, nello svolgimento della prestazione, sia tenuto ad indossare una particolare divisa di lavoro. In tal caso, la mancata fornitura della massa vestiaria da parte del datore costituisce inadempimento contrattuale che legittima l’azione risarcitoria da parte del dipendente, ma a condizione che questi alleghi e dimostri di aver subito un pregiudizio economico – come, ad esempio, l’usura dei propri abiti utilizzati in sostituzione –, di aver dovuto sopportare un costo aggiuntivo per l’acquisto dei beni non forniti.

Il principio, già presente nella giurisprudenza di legittimità (v. Cass. n. 41000/1995; Cass. n. 23897/2008) è stato di recente affermato dalla Corte di Cassazione nell’ordinanza del 30 ottobre 2020, n. 24146, con la quale i giudici hanno definito la controversia sorta tra alcuni dipendenti con mansioni di vigili urbani e l’Ente comunale datore di lavoro. Quest’ultimo, nell’attesa di ricevere le forniture di vestiario dall’azienda appaltatrice, aveva costretto i lavoratori a ricorrere a soluzioni alternative, inclusa quella di indossare le divise vecchie e non più utilizzabili se non a fronte di rammendi e rattoppi. Gli agenti avevano dunque adito il Tribunale territorialmente competente, chiedendo la liquidazione in via equitativa del danno patito, ossia chiedendo a quest’ultimo di perimetrarlo e quantificarlo.

Il giudice di prime cure, pur riconoscendo l’integrazione dell’inadempimento contrattuale, aveva respinto queste domande, fondando il suo convincimento sulla necessaria allegazione, da parte del danneggiato, della concreta lesione patita, circostanza nel caos di specie non avvenuta. Nello stesso modo, altresì, aveva sentenziato la Corte d’Appello nel secondo grado di giudizio, costringendo così i lavoratori a ricorrere, in ultima istanza, alla Cassazione.

Ebbene, la Corte Suprema ha confermato che, se imposta dal contratto, la consegna della divisa aziendale rientra tra i doveri del datore di lavoro, ma ha altresì ribadito che l’eventuale danno patito da tale inadempimento non è in re ipsa, cioè automatico, bensì deve essere debitamente provato e circostanziato dal danneggiato. Alla mancata prova del danno, infatti, non può sopperire la valutazione giudiziaria equitativa del giudice, poiché l’esercizio del potere discrezionale conferito a quest’ultimo dagli artt. 1226 e 2056 cod. civ. presuppone che sia dimostrata l’esistenza di danni risarcibili ma risulti obiettivamente impossibile o particolarmente difficile provare il danno nel suo preciso ammontare, sicchè resta fermo l’onere della parte di dimostrare la fondatezza della domanda di risarcimento.

I giudici di legittimità, inoltre, si sono pronunciati sul danno all’immagine, prodotto, secondo i ricorrenti, dall’essere stati costretti a vestire divise di servizio lise e consunte. Secondo la Cassazione, questo danno, al pari di ogni altra voce di danno, deve essere allegato e provato da chi ne pretende il risarcimento, e ciò perché non coincide con l’inadempimento, ma ne costituisce sua conseguenza, così che è onere del ricorrente portarlo precisamente alla cognizione del giudice.

La mancata (o tardiva) consegna della divisa al lavoratore è dunque una violazione contrattuale che può causare danni risarcibili: questi danni, però, non sussistono in re ipsa, e cioè per la semplice verificazione della violazione, ma vanno specificamente provati dal lavoratore che asserisce di averli patiti.

Avv. Gennaro Ilias Vigliotti

Studio Legale Pizzuti

Categoria: Lavoro & Diritto

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