L’ESPERIENZA DEL PASSATO, LA CONVINZIONE DEL FUTURO

Come ogni fine anno l’editoriale dovrebbe essere quello dei bilanci, degli auspici e delle buone intenzioni per il futuro. Questa volta il buon senso direbbe di guardare solo avanti ma, tenendo fede al vecchio detto latino “historia magistra vitae”, non possiamo farlo. Conoscere cosa è accaduto, capirne le ragioni – se ci sono – studiare soluzioni e programmare il domani è un nostro dovere.

Il 2020 fin da subito si è manifestato come un anno che confermava il vecchio adagio anno bisesto anno funesto. Oggi possiamo dire che è andata anche peggio. Oltre alle decine di migliaia di concittadini, ci hanno lasciato anche nomi illustri dello sport, dello spettacolo, della cultura e della politica, da Gigi Proietti a Paolo Rossi, da Diego Armando Maradona a Sean Connery, da Stefano d’Orazio a Kobe Bryant, da Kirk Douglas a Gigi Simoni fino a Ennio Morricone, Luis Sepùlveda, Pierino Prati, Mario Corso. E ancora Jole Santelli e giornalisti come Giulietto Chiesa, Sergio Zavoli, Roberto Gervaso e Gianpaolo Pansa. Potrei ricordarne altri, ma questi sono quelli che mi hanno colpito particolarmente. Difficile dire cosa sarebbe successo senza il Covid ma di sicuro collegheremo per sempre la loro scomparsa alla grande crisi pandemica, senza fare troppi distinguo.

Certamente il virus ha colto tutti impreparati. Quali siano le ragioni, ora poco importa, fatto sta che ogni Paese ha cercato di rispondere nel modo che secondo la lettura scientifica del momento sembrava opportuno. Ciò che ha accomunato tutti i governi è stato l’appello alla collaborazione e all’unità. Richiamo fatto anche in Italia, ma senza grandi risultati. Il susseguirsi di contrasti e polemiche, interrotto solo da qualche sporadica decisione responsabile in tema di sforamento di bilancio, non ha certamente dato serenità a una popolazione provata dalla pandemia e dalla conseguente crisi economica.

Nella confusione iniziale più volte abbiamo detto come sindacato che, essendo state relegate tutte le forze sociali a semplici osservatori ed essendo la condizione di crisi pandemica paragonabile a un’emergenza di guerra, viste le scarse conoscenze su come affrontarla avremmo agevolato le scelte di chi aveva ruoli di gestione – sia politici sia imprenditoriali – e valutato il loro comportamento. A distanza di quasi un anno dalla diffusione del virus, dopo aver superato la prima ondata e mentre stiamo ancora affrontando la seconda, qualche considerazione diventa necessaria per proseguire e progettare il futuro.

Riteniamo che oggi sia già possibile valutare il comportamento delle Imprese, quelle che hanno sfruttato tutte le possibilità offerte dal sistema degli ammortizzatori sociali senza mai contare sul proprio capitale e di quelle che, invece, hanno cercato di utilizzare gli aiuti pubblici per integrare e sostenere i propri sforzi. Molte hanno anticipato le somme in sussidio sopperendo ai ritardi dell’istituto nazionale preposto, altre neanche questo. Questi comportamenti sono a nostro avviso sufficienti per valutare il tipo di imprese che abbiamo di fronte: quelle con cui è possibile avere rapporti costruttivi e quelle con cui i tentativi di dialogo sono tempo sprecato. Lo stesso criterio crediamo potrebbe essere utilizzato dalle grandi committenti di appalti, per decidere a quali imprese o cooperative offrire l’opportunità di vincere le future gare di appalto.

Dal canto nostro, come da modus operandi consolidato, non ci siamo limitati a chiedere di essere ascoltati e di poter interagire con le altre forze sociali e con le forze politiche di governo e di opposizione, abbiamo anche offerto un contributo concreto al superamento della crisi elaborando analisi e proposte. Nel mese di ottobre, in occasione del convegno “Italia Velocemente Connessa”, abbiamo presentato insieme alla Confsal la nostra posizione, condivisa da tutta la confederazione, in merito al tema degli investimenti e ai trasporti. Siamo stati tra i primi a mettere in guardia la politica e le imprese sul rischio che le ingenti risorse economiche che arriveranno in Italia vadano sprecate. Ci troviamo di fronte a un bivio storico, a una scelta con cui nessuno si è mai dovuto confrontare: o i soldi si spendono per rilanciare le strutture pubbliche e sostenere l’economia reale, sanità, scuola, sicurezza e trasporti oppure si farà soltanto altro debito pubblico, aggiungendolo all’enorme mole che già abbiamo.

Come Confsal abbiamo colto la gravità del momento e la necessità di dare apporti costruttivi e negli ultimi mesi abbiamo lavorato congiuntamente, coordinando l’attività di tutte le federazioni, alla stesura di elaborati che saranno portati all’attenzione del Governo e delle commissioni parlamentari. In questi giorni di grande confronto politico sulla legge di bilancio e sul Recovery fund, come FAST-Confsal abbiamo predisposto un documento di analisi e considerazioni in merito ai progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) dedicati ai trasporti. I capitoli che riguardano il comparto, in estrema sintesi, sono due. Il primo è contenuto all’interno della missione specifica: Infrastrutture per una mobilità sostenibile. Qui il governo mette in campo una potenza di fuoco di 27,7 miliardi, con una focalizzazione sull’alta velocità e la manutenzione stradale (23,6 miliardi) e l’intermodalità e la logistica integrata (4,1 miliardi), cui si aggiunge un pacchetto di riforme che riguarda la semplificazione delle operazioni di import/export, il potenziamento delle Zes, la digitalizzazione della piattaforma strategica nazionale per i porti. Il secondo capitolo è contenuto nella missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”; qui trovano spazio, seppure senza indicazioni di spesa, le Misure per la mobilità sostenibile e per migliorare la pianificazione urbana. L’elenco prevede il rafforzamento delle infrastrutture di rete e la promozione degli accumuli; la realizzazione di smart grid; l’installazione di sistemi ricarica elettrica e vehicle-to-grid (V2G); nuove sperimentazioni per i servizi digitali a supporto della pianificazione urbana; il Piano nazionale ciclovie; la riduzione del gap infrastrutturale e strumentale nel settore del Trasporto Pubblico Locale. Benefici indiretti al comparto dei trasporti potrebbero arrivare, infine, dall’annunciata riforma in materia di giustizia civile e contrattualistica pubblica.

Pur nella consapevolezza che alcune delle iniziative previste si muovano nella stessa direzione indicata da Fast-Confsal nel recente position paper “Italia velocemente connessa”, il piano messo a punto dal governo non può non suscitare forti perplessità, a partire da quelle relative alla gestione dei fondi che rischia di essere affidata all’ennesima task force di esperti, con evidenti problemi in merito alla responsabilità politica delle scelte, ai tempi necessari per individuare le personalità adatte, ai potenziali conflitti d’interessi in capo ai consulenti esterni. Entrando nel merito, preoccupa non poco l’annuncio del ministro dei Trasporti Paola De Micheli sulla natura “sostitutiva” delle risorse stanziate nel primo triennio d’intervento. In tale periodo i fondi andranno a finanziare progetti già programmati che non saranno più sostenuti dal nostro debito pubblico, ma dai soldi erogati della Ue. Questo significa, in primo luogo, azzerare l’effetto leva sul Pil. In sintesi, il Paese rinuncia a sfruttare la spinta per la crescita che potrebbe arrivare dagli investimenti aggiuntivi in un settore strategico come quello dei trasporti. L’altro grande nodo irrisolto è quello delle risorse per il Mezzogiorno. Il governo sembra, infatti, intenzionato ad attenersi al mero rispetto della clausola di salvaguardia, che prevede la ripartizione territoriale di almeno il 34% dei fondi nel Meridione. Questo significa venir meno all’impegno, più volte dichiarato, di voler colmare l’enorme gap economico, infrastrutturale e occupazionale che relega il Sud dell’Italia ai livelli più bassi dell’intero Continente. Si butta via un’occasione storica resa possibile, fra l’altro, proprio dalla situazione di profonda arretratezza del Mezzogiorno, i cui indicatori hanno fatto lievitare la somma assegnata dalla Ue al nostro Paese nell’ambito del Next Generation Eu. In ultimo, bisogna constatare la sostanziale vaghezza del Piano, che si limita a tracciare piani d’intervento senza mai provvedere, se non nelle parti in cui si ripropongono vecchie linee di azione, a un’elencazione specifica dei progetti che s’intende realizzare.

Prima di concludere è notizia di queste ultime ore, mentre sto scrivendo, che FNTA associazione costituita da ANPAV, ANPAC e ANP ha chiesto formalmente l’adesione a FAST-Confsal e questo rafforzerà la rappresentanza nel settore dove siamo già presenti e UNICA ne era il riferimento più forte, dandoci la possibilità di far diventare la nostra federazione la prima organizzazione sindacale del trasporto aereo. Il 2021 sarà un anno in cui ci impegneremo a consolidare le nostre rappresentanze nei vari settori. Ci sono tutte le premesse per arrivare al Congresso, che giocoforza abbiamo dovuto posticipare, e poter finalmente dire dopo 21 anni dalla nascita che la FAST-Confsal è una forza sindacale autonoma presente nei trasporti, infrastrutture, appalti e servizi con la quale tutti dovranno confrontarsi!

Grazie a tutti coloro che hanno fatto insieme a me questo percorso e soprattutto grazie a quelli che ancora oggi continuano a lavorare per rafforzare la nostra idea di sindacalismo autonomo professionale e solidale.

Auguri a tutti voi e alle vostre famiglie per un 2021 che ci restituisca il sogno di un futuro da costruire e rilanciare!

Categoria: L'Editoriale

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