DIRITTO ALLO SCIOPERO? NEI TRASPORTI NON VALE

Forse non tutti lo sanno, ma il diritto allo sciopero nei trasporti non vale più. La legge 146 introdotta nel 1990 e una serie di norme secondarie introdotte nel corso degli anni pongono dei vincoli talmente stretti che in tutto il settore, non è più possibile astenersi dal lavoro.
Ecco cosa accade attualmente.

Prima di dichiarare sciopero le organizzazioni sindacali devono:
a) Aprire lo stato di agitazione chiedendo un incontro (raffreddamento) all’azienda (questioni locali) o associazioni datoriali (questioni nazionali). L’incontro deve essere svolto entro il sesto giorno dalla richiesta.
b) Se le parti datoriali si rifiutano di incontrare i rappresentanti dei lavoratori o se l’incontro non sortisce risultati positivi, le organizzazioni sindacali devono chiedere un incontro istituzionale (tentativo di conciliazione) con il Prefetto (questioni locali) o con il Ministero dei Trasporti (questioni nazionali). L’incontro deve svolgersi entro 5 gg dalla richiesta.
c) Se anche questo non viene concesso o non sortisce risultati positivi per la vertenza, si potrà finalmente proclamare lo sciopero.
Ma non quando e come si vuole.

Questi sono i vincoli previsti:
a) Lo sciopero potrà avvenire dieci gg dopo la proclamazione, ma non potrà essere concomitante con un’altra agitazione in atto nello stesso “bacino d’utenza” anche se proclamato da altre organizzazioni sindacali.
b) Nello stesso bacino di utenza, per la regola della “rarefazione oggettiva”, gli scioperi devono essere effettuati con una distanza di 10 gg l’uno dall’altro anche se proclamati da organizzazioni  e con motivazioni diverse.
c) Nella medesima vertenza il primo sciopero potrà avere un durata non superiore alle 4 ore; il secondo 8 ore o 24 ore con limitazioni.
d) In ogni caso lo sciopero non potrà durare più di 24 ore e dovrà avere natura continuativa (salvo le fasce di garanzia), quindi è vietato lo sciopero a “scacchiera”. Dato che il “Bacino di utenza” del trasporto ferroviario e del trasporto aereo è l’intero Paese, treni e ferrovie non possono scioperare contemporaneamente nel medesimo giorno.
e) Esistono interi periodi di franchigia in cui è vietato scioperare: – dal 18 dicembre al 7 gennaio;- dal 24 aprile al 2 maggio; – dal 27 giugno al 4 luglio; -dal 27 luglio al 5 settembre ;- dal 30 ottobre al 5 novembre; – dal giovedì precedente al giovedì successivo di Pasqua; – dal terzo giorno precedente la terzo giorno che segue le consultazioni elettorali nazionali, europee e regionali, le consultazioni referendarie nazionali; – dal giorno precedente al giorno successivo alle elezioni politiche suppletive o alle elezioni regionali ed amministrative parziali per le sole aree interessate.
Una volta rispettati tutti i paletti, non è ancora finita. La protesta potrà essere bloccata anche dopo la legittima proclamazione:
a) I Prefetti e Il Ministero dei trasporti potranno limitare, differire o revocare uno sciopero, anche se regolare, per motivi più disparati (spesso pretestuosi), che vanno dall’ordine pubblico all’eccessiva concentrazione di scioperi.
b) Può intervenire anche la commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali. L’organismo istituito dall’ art.12 della legge 12 giugno 1990 n.146(come modificata dalla legge n. 83/2000) è un’amministrazione “indipendente”, composta da nove membri designati dai Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica tra esperti in materia di diritto costituzionale, di diritto del lavoro e di relazioni industriali e nominati con decreto del Presidente della Repubblica. Essa vigila sul rispetto della normativa e dispone sanzioni economiche ai soggetti sindacali e ai singoli lavoratori che la violano, ma, in molti casi, dà anche giudizi e arbitrarie interpretazioni di merito sulle vertenze, sulla condotta delle OO.SS. durante le procedure di raffreddamento e conciliazione. La commissione negli ultimi anni ha reinterpretarlo la legge sullo sciopero in senso restrittivo, autonomamente e senza passare dal Parlamento. Avverso le delibere della commissione, che hanno il fine di revocare gli scioperi, è possibile presentare ricorso, ma solo dopo il ritiro dell’agitazione stessa.
c) Le sanzioni per le OO.SS. che violano le disposizioni di legge vanno da 2500 a 25000€. Per i lavoratori, invece ,da un minimo di 250 ad un massimo di 500 € per ogni giorno di sciopero fuori dalle regole. In più, i lavoratori, possono essere denunciati penalmente per “interruzione di pubblico servizio”, precettati e sanzionati amministrativamente da Prefetti e Ministero, perseguiti e sanzionati disciplinarmente dalle aziende.

Il risultato è che, per ogni settore, è consentito scioperare una volta al mese, al massimo per una giornata e comunque, viste le restrizioni, con effetti marginali. Addirittura ad alcune famiglie professionali viene negato il diritto di sciopero. La sostanza è che in Italia, per i lavoratori dei trasporti, con la legge 146 e con l’interpretazione che ne fa la commissione di garanzia, il diritto allo sciopero viene di fatto negato dietro motivazioni, a nostro avviso, molto discutibili. La legittima forma di protesta, prevista dall’articolo 40 della Costituzione, è lo strumento democratico del lavoratore per rivendicare il rispetto dei propri diritti. Eliminarlo surrettiziamente con leggi ordinarie, vincoli, paletti e decisioni discrezionali di organismi pubblici non è accettabile. Per questo, è necessario organizzare un fronte più ampio possibile per riconquistarlo.

Categoria: Attualità

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