ALLA SCADENZA DEL CONTRATTO COLLETTIVO APPLICATO IN AZIENDA, IL DATORE PUÒ CAMBIARE CCNL ANCHE SE IN “ULTRATTIVITÀ”

Nel contratto collettivo di lavoro, secondo la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione (da ultimo Cass. n. 21357/19), la possibilità di recesso da un contratto collettivo spetta unicamente alle parti stipulanti, ossia alle associazioni sindacali e a quelle datoriali, le quali, in genere, provvedono anche a disciplinare le conseguenze in caso di disdetta. In tale quadro, al datore di lavoro non è consentito recedere unilateralmente da tale contratto, anche in presenza di un congruo preavviso, potendo egli effettuare il recesso solo a fronte della scadenza dell’accordo, eventualmente applicando un nuovo contratto, anche negoziato e stipulato con sindacati diversi da quelli firmatari del precedente.

Sul piano dei diritti individuali scaturenti dall’applicazione del contratto collettivo, dunque, la vigenza di un accordo crea un vero e proprio diritto individuale all’applicazione del suo contenuto in capo al lavoratore che ne abbia accettato, al momento dell’assunzione o successivamente, la vigenza. Alla scadenza di tale contratto, però, fermi restando i diritti acquisiti (ad esempio, quello alla conservazione del livello retributivo raggiunto) può farsi applicazione di un CCNL differente.

Il problema nasce, però, nei casi in cui il contratto collettivo applicato preveda una clausola di c.d. “ultrattività”, ossia l’efficacia del contratto anche dopo la scadenza e fino all’effettivo rinnovo. Sul punto, è intervenuta di recente una interessante ordinanza del Tribunale di Roma, Sezione Lavoro, pubblicata il 19 aprile 2021, la quale ha giudicato la richiesta di declaratoria di antisindacalità della scelta di una azienda romana del settore sanitario che aveva unilateralmente, e dopo la scadenza del contratto “ultravigente”, applicato ai rapporti di lavoro un diverso accordo collettivo.

Secondo il Tribunale capitolino, il contratto collettivo, per come è regolato nel nostro ordinamento, si configura come un normale contratto tra privati, con conseguente applicazione delle norme che disciplinano l’attività negoziale privata. In tale quadro, seguendo l’insegnamento della Cassazione, “qualora un contratto collettivo venga stipulato senza l’indicazione di una scadenza, la relativa mancanza non implica che gli effetti perdurino nel tempo senza limiti attesi che in sintonia col principio di buona fede nell’esecuzione del contratto ex articolo 1375 e in coerenza con la naturale temporaneità dell’obbligazione deve essere riconosciuta alle parti la possibilità di farne cessare l’efficacia, previa disdetta, anche in difetto di previsione legale, non essendo a ciò di ostacolo il disposto dell’art. 1373 cod. civ. che, regolando il recesso unilaterale nei contratti di durata quando tale facoltà è stata prevista dalle parti, nulla dispone per il caso di mancata previsione pattizia al riguardo” (in questo senso, ex plurimis, Cass. 24268/2013; Cass. 18548/2009; Cass. 27198/2006; Cass. n. 18508/2005).

Non può dunque sostenersi, secondo il giudice di merito, che in base alle norme vigenti (nonché in base alla logica e alla ragionevolezza) il vincolo obbligatorio collettivo sia perpetuo, di modo che le clausole contrattuali che stabiliscono la vigenza dell’efficacia oltre la scadenza e fino all’effettivo rinnovo non possono integrare un vero e proprio termine vincolante per le parti. Del resto, se si ritenesse che le parti di un CCNL non possano recedere sino al nuovo contratto, ci si troverebbe di fronte non solo ad una normativa contrattuale astrattamente vigente sine die, con considerevole vincolo per ciascuna delle parti (in particolare per quella datoriale), ma soprattutto ci si troverebbe in presenza di una clausola in grado di snaturare la stessa funzione della contrattazione collettiva la quale è, per sua natura, fisiologicamente preposta a diversamente regolare i rapporti di lavoro nel corso del tempo a seconda delle contingenze storiche, sociali ed economiche del momento.

E’ dunque legittima la disdetta di un contratto collettivo di lavoro, e la sostituzione unilaterale da parte del datore di lavoro, quando l’accordo disdettato sia scaduto, non sia intervenuto il suo rinnovo e sia prevista una clausola di c.d. “ultrattività”.

Studio Legale Pizzuti

Prof. Avv. Paolo Pizzuti

Avv. Gennaro Ilias Vigliotti

Avv. Giuseppe Catanzaro

Categoria: Lavoro & Diritto

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