QUALE SOSTENIBILITÀ?

Impresa “sostenibile”, trasporto “sostenibile”, agricoltura “sostenibile”, città green e “sostenibile” e così via dicendo. La “sostenibilità” sembra ormai essere diventata una parola molto in voga in questo periodo. Ciò che non quadra, prendendo spunto da una banale rivendicazione sindacale di un paio di anni fa e che è rimasta nella mente di alcuni lavoratori, sono alcune situazioni come l’aver chiesto all’azienda un’attenzione in più, nel programmare i turni, nel concedere 30 minuti di pausa per il pranzo o per la cena, a seconda della situazione, in base all’orario tra le 11.00 e le 15.00 e le 18.00 e le 22.00. A questa richiesta è stato risposto in altro modo. E’ stata infatti riconosciuta una indennità di 5€ per la mancanza di questa pausa, anziché dei minuti in più che sarebbero stati molto più utili ai dipendenti, in quanto individui e non parte di una media matematica. Tanto più che i lavoratori già usufruivano di un ticket e fortunatamente non necessitavano a livello economico di un ulteriore indennità per comprarsi un pasto. La questione si è comunque conclusa in questo modo e i lavoratori si sono comunque “adeguati” e sono sopravvissuti.

Saltando da un estremo all’altro, passando a razzo per l’oceano che riguarda il mondo del precariato in cui lavorano ormai la gran parte dei lavoratori, arriviamo a coloro che sono meno fortunati. Infatti, proprio fuori dalla stazione di Milano Centrale si trovano, la sera in particolare, coloro che sono veramente in difficoltà, cioè coloro che si accingono a passar la notte sotto i portici di fronte, in compagnia del mezzo di cui usufruiscono per lavorare, la bicicletta e dello zaino con su scritto  “Gloovo”, “Just Eat” e quanto altro.

Ci troviamo di fronte a due situazioni paradossali, perché mentre una vede una serie di lavoratori che possono permettersi tranquillamente un pasto, ma al tempo stesso non riescono ad avere una pausa adeguata per poterne usufruire, dall’altra assistiamo ad altri lavoratori che invece, pur anch’essi lavorando sodo, sotto il sole cocente dell’estate e nel freddo dell’inverno, non riescono a garantirsi neanche un tetto.

Due estremi che comunque, oltre il diversissimo peso, fanno venire assieme una domanda: questo nuovo mondo “sostenibile”, a chi sarà destinato? Cosa c’è di “sostenibile” in un mondo dove una Luana qualsiasi muore per la produttività, dove un rappresentante sindacale viene investito malamente da un altro lavoratore durante una protesta. Cosa c’è di “sostenibile” nello sfruttare un uomo che pur lavorando duramente non riesce a permettersi neanche una stanza e un letto?

Categoria: AttualitàInterventi

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