MA PER FORTUNA CHE C’E’ IL RICCARDO

Solo che il nostro Riccardo si chiama Matteo. Dice: ma che c’entra? C’entra per due motivi

Il primo è che a Giallofisso piaceva l’idea di celebrare la nuova edizione de “La Voce” e di questa rubrica richiamando, quasi a mo’ di nume tutelare, un gigante della dissacrazione come Giorgio Gaber. Il secondo è che, come vedremo, anche il nostro Matteo – come il Riccardo “che da solo gioca al biliardo” – è uno che sa fare le cose. Ma andiamo con ordine, ammesso che queste strampalate righe siano mai riuscite ad averne uno.

Il Matteo, quindi. Ma Matteo chi?

Quelli importanti nel nostro Paese, attualmente, sono tre. Il primo è un superlatitante, quindi lo escludiamo. Restano gli altri due e lasciamo al paziente lettore la facoltà di pensare, indifferentemente, a uno dei due. Entrambi vanno bene per il ragionamento che tenteremo di fare.

Sentiamo parlare da tempo della crisi del sindacato o, comunque, della sua difficoltà a intercettare le esigenze del nuovo mondo del lavoro e dei lavoratori.

I social media riportano le critiche della politica ma, soprattutto, quelle più impietose dei lavoratori e dei cittadini in genere. Anche nelle discussioni da primo binario, sono tanti i colleghi che ci elencano quello che non va nel sindacato. Tutti sanno come andrebbe fatto ma, soprattutto, come non andrebbe fatto.

La soluzione più immediata, che risolverebbe tutte le storture, parrebbe essere quella della sua completa cancellazione.

Qui entra in gioco Il Matteo, uno dei due, al quale non sembra vero che il popolo gli chieda di cantare e portare la croce, ovvero di essere interprete unico delle esigenze del mondo del lavoro senza doverne discutere con le rappresentanze dei lavoratori.

Il sindacato va bene così, quindi? No, non va bene. Ha bisogno di modernità, di trovare un linguaggio e una capacità di analisi e intervento nuovi.

Uno che conosciamo suole dire che nel suo – nostro – sindacato ci sono più sedie che culi.

Se è così, risulterà facile per i criticoni del #losoiocomesifa appoggiare le preziose terga su una cadrega e spiegarci, facendolo, come si fa il sindacato.

Il Matteo è sicuramente “il più simpatico che ci sia” ma lasciamogli fare il suo mestiere.

Categoria: Giallofisso

Article by: Antonio Scalise