LINEA B, ECCO PERCHÉ IL MACCHINISTA NON VA PROCESSATO. IL VIDEO

Le immagini video in nostro possesso mostrano chiaramente le difficoltà che i macchinisti hanno quotidianamente nel transitare a Termini

Sì, “non va processato” il macchinista della Linea B, che trascinò la donna bielorussa nella stazione di Termini nel luglio 2017: parola degli inquirenti e del Procuratore Aggiunto Nunzia D’Elia. E questo è già sufficiente per demolire buona parte del processo massmediatico ordito contro il malcapitato conducente – neanche fossimo ai tempi della Cina di Mao -, portato a un’esasperazione tale da aspettarsi l’esecuzione in Piazza del Popolo per mano di un discepolo di Mastro Titta.

Secondo i magistrati invece, quel giorno “l’indagato ha fatto tutto il possibile per limitare le conseguenze dell’impatto”, “controlla più volte lo specchietto prima di ripartire”. La storia del panino, inoltre, sul quale si è accanito il circo mediatico, è per gli inquirenti un fatto marginale, “irrilevante”, anche perché “un istante prima di chiudere le porte poggia il cibo, pertanto la sua attenzione è totalmente rivolta alla strumentazione”.

Ma è un altro l’elemento chiave che avrebbe indotto i magistrati a chiedere l’archiviazione. E riguarda lo specchietto retrovisore, ubicato nelle elettromotrici in testa al treno. Nella ricostruzione fatta durante le indagini emerge che il lavoratore Atac, reintegrato dall’Azienda, “non può vedere cosa accade alla passeggera”, evidenzia il Corsera, “per via della distanza tra il locomotore e il vagone. Natalya appare come una sagoma bianca: immagine che impedisce al macchinista di rendersi conto della caduta”. E non solo.

A giocare un ruolo negativo, e pregiudicare ulteriormente il campo visivo, le caratteristiche plano-altimetriche della linea, costituita da una forte pendenza. Appena imboccata la galleria, e lasciata la stazione di Termini alle spalle, collocata su un declivio del 2‰, infatti, il tracciato prosegue con una discesa del 16‰ per continuare a scendere, seguendo la via Cavour, con una pendenza del 35‰ fino all’omonima fermata. In altre parole, mentre il treno scorre in banchina, l’elettromotrice di testa si trova già sul piano inclinato. Condizione questa che, tra riflessi/rifrazione della luce, la conformità dello specchietto e l’effetto collinare, derivato proprio dalla livelletta altimetrica in questione, non consente ai macchinisti di avere una visione ottimale, soprattutto per quanto riguarda la coda del convoglio.

 

Lo confermano le immagini video in nostro possesso, girate a bordo cabina di un treno del gruppo MB, uguale a quello dell’incidente, nei giorni successivi all’accadimento. Dalle quali si evincono le oggettive difficoltà che i conducenti hanno, quotidianamente, nel transitare nel controllare la banchina Termini, in direzione Laurentina.

Categoria: Attualità

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Article by: David Nicodemi