INTERVISTA AL SEGRETARIO NAZIONALE SADA NICOLA APOSTOLICO

Quale futuro per l’Anas? Ne abbiamo parlato con il Segretario Nazionale del SADA Sindacato Autonomo Dipendenti Anas) alla vigilia del Direttivo Nazionale

Segretario per prima cosa ci dici il motivo di questa foto?
All’atto dell’insediamento di questo Governo dello scorso giugno le prime dichiarazioni su Anas sono state chiare, ovvero che si sarebbe provveduto alla scissione del matrimonio FS/ANAS. E fin da subito come Organizzazione Sindacale ci siamo posti la domanda sul futuro della nostra Azienda. L’occasione per farlo ci viene data dal prossimo Direttivo Nazionale dei quadri e delegati che si svolgerà a Roma il 13 – 14 – 15 novembre.
Come è ormai noto, fin dalle prime notizie della ipotesi di questo progetto di fusione, o meglio di acquisizione, di Anas da parte di Fs (risalenti al 2016), il SADA ha espresso, sia in occasione degli incontri con l’Azienda e sia attraverso numerosi comunicati stampa, la propria posizione, le proprie osservazioni, motivato le proprie perplessità e preoccupazioni. Le altre Organizzazioni Sindacali, legittimamente, hanno scelto un percorso diverso.

Nei giorni scorsi abbiamo letto delle dimissioni dell’Ad G.V.Armani e alcuni comunicati sindacali al riguardo, come mai nessun comunicato del SADA?
Sinceramente non è sempre semplice fare un comunicato in situazioni così delicate, oltretutto dopo aver  rilevato una contraddizione nelle motivazioni ufficiali sulle dimissioni dell’Ad Armani in contrasto con altre. Provo a spiegare meglio: all’atto delle dichiarazioni del Ministro sulla intenzione di voler procedere alla scissione Anas /Fs Armani dichiarava “ Legittimo valutare i costi e benefici della fusione Anas/Fs, ma non si facciano passi indietro sull’evoluzione industriale di Anas e sull’autonomia finanziaria” mentre oggi motiva le dimissioni “ in considerazione del mutato orientamento del Governo sull’integrazione di Fs Italiane e Anas”. Rilevo che la scissione era nota già da mesi a meno che non è a conoscenza che questo Governo intenda reinserire l’Anas nel perimetro della Pubblica Amministrazione.
Per quanto riguarda invece le note delle altre Organizzazioni Sindacali sinceramente non nascondo innanzitutto l’amarezza di non procedere in maniera unitaria, soprattutto dopo aver letto i temi trattati che sono patrimonio comune e condiviso e che ci hanno visto impegnati unitariamente, nel corso di questi anni, sui tavoli di trattativa con il vertice aziendale di ieri e così sarà con il prossimo. L’insieme di questi elementi hanno determinato la decisione di non fare nessun comunicato.
Aggiungo che la domanda che mi poni mi consente di aggiungerne ulteriori temi che ci dovranno vedere impegnati fin da subito:  idonee tutele legali ed assicurative, attualmente assenti, almeno per il personale che svolge mansioni a forte rischio,  come il ridare ruolo e funzioni ai Compartimenti regionali in particolare per quando riguarda il settore gare e appalti ed il settore legale le cui attività sono state sostanzialmente accentrate, dare attuazione a quanto previsto dalla Legge in ordine all’incentivo sulla progettazione,  l’esigibilità del dettato contrattuale, a cominciare dalle relazioni industriali  in alcune aree regionali pressoché  assenti,  e potrei aggiungere altro, come ad esempio politiche orientate a creare le condizioni per rendere protagonisti l’insieme dei lavoratori e non solo parte di essi, con la necessaria trasparenza ed equità.

Come immagini il futuro di Anas?
Innanzitutto sarà fondamentale capire se Anas verrà collocata fuori o dentro il perimetro pubblico, in tal senso, ad oggi, il Governo non si è pronunciato e quindi diventa difficile immaginare la direzione che intende prendere; posso però dire quello che il Sada auspica: innanzitutto non si trascuri il contributo fornito dall’Anas, nei suoi 90 anni di storia, in termini di crescita e di sviluppo economico e sociale del Paese, di cui le infrastrutture sono il volano oltre a garantire il diritto costituzionale alla mobilità dei cittadini e delle merci. Dando il giusto valore a questa premessa a noi interessa poco chi sarà il prossimo Amministratore Delegato, siamo più interessati che si conformi e si rafforzi il ruolo e la storia dell’Anas con la sua mission che, insieme alla certezza dei necessari finanziamenti, consente di continuare a  gestire le strade ed autostrade di competenza attraverso  la competenza e la professionalità della gran parte delle risorse interne, molte delle quali vere e proprie eccellenze,  attraverso la sorveglianza, la manutenzione che contribuisce alla sicurezza della rete viaria statale, che attualmente è pari a circa 30.000 Km, attraverso una efficace organizzazione del lavoro e potenziamento ed efficientamento dei servizi da erogare all’utenza stradale che concorrono, tra l’altro, a contrastare il fenomeno dell’incidentalità, conformemente alle Direttive, sul tema, della UE.  In tal senso vediamo con favore una scelta di un Ad che sia espressione interna per dare continuità alla mission aziendale che oggi più di ieri deve necessariamente essere improntata a manutenere l’esistente al fine di eliminare o quanto meno limitare le tragedie di quest’ultimo periodo dovute a crolli di ponti, di strade e, più in generale, del dissesto del territorio e delle infrastrutture.

Manutenere l’esistente cosa implica?
Innanzitutto come dicevo rendere certe le risorse finanziare e dirottare ancora di più quelle che ci sono state assegnate con il contratto di programma che sono significative, e quindi modificare il piano industriale di Anas. A seguire l’implementazione dell’internalizzazione di alcune attività, quali il taglio dell’erba, lo sgombero neve, la segnaletica orizzontale, gli interventi di primo soccorso e assistenza agli utenti ecc. Ciò richiede anche una vera implementazione del personale di esercizio insieme ad una idonea dislocazione degli stessi.

Ma ci risulta che in quest’ultimo periodo l’Anas ha proceduto all’implementazione del personale?
Si è vero, verissimo. Fino a qualche tempo fa il Decreto Madia ha impedito, tra le altre cose, anche le assunzioni di personale. Superato il Madia, l’Azienda ha messo in atto quest’anno un processo selettivo che si concluderà il prossimo mese, parliamo di 500/600 assunzioni, quasi tutte destinate al settore dell’esercizio. Peccato che alla fine queste nuove risorse in termini numerici non coprono quelle che sono state incentivate a lasciare il lavoro negli ultimi tre anni, oltre ai naturali pensionamenti. Pertanto così come la rete stradale statale, dopo la Bassanini, rete non è, lo stesso vale per il personale di esercizio addetto. Già allo stato attuale è oggettiva la carenza di personale addetto alle attività di esercizio in tutte le Regione del Centro-Nord e in qualcuna del Sud e tale carenza presto rischia di aggravarsi ulteriormente se dovesse diventare legge l’annunciata introduzione di quota 100 prevista nella Legge di Bilancio in corso di approvazione. Attenzione parliamo di possibili uscite anticipate che supera sicuramente le 500/600 unità!

Come immagini il contributo che potrebbe dare il Sindacato?
E’ un tema delicato! Sono del parere che il primo passo da fare da parte del Sindacato, in generale, è ritrovare la credibilità e riappropriarsi della propria origine e ruolo. Un primo passo deve essere incentrato nella ricerca della contrattazione di qualità attraverso una corretta alleanza con la controparte, da non confondere con la co-gestione o co-determinazione, tesa a tutelare il lavoro e la ricchezza da esso prodotto che significherebbe salvaguardare l’occupazione e quindi i lavoratori. Il secondo passo è la ricerca di un nuovo modo di rappresentare i bisogni di ambedue le parti, valorizzando e riconoscendo la centralità della persona, del suo lavoro e dei suoi bisogni all’interno dell’Azienda, a cominciare dall’aumentare il livello delle tutele sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e pretenderne il loro rispetto, incentivando la formazione e nuove forme di welfare e contestualmente contribuire alle potenzialità di sviluppo dell’Impresa. Come i diritti devono essere garantiti anche i doveri devono essere osservati!

Ti ringrazio Segretario e ti auguro buon lavoro al Direttivo prossimo…
Ringrazio te per questa opportunità e per gli auguri. Sono convinto che saranno tre giorni di lavoro intensi e partecipati perché vedo tra i componenti impegnati al prossimo Direttivo una nuova consapevolezza e una rinnovata responsabilità e impegno. Molti di noi hanno già vissuto queste fasi di cambiamento e sono fiducioso che l’esperienza accumulata in tal senso possa contribuire ad una discussione ed approfondimento dei numerosi temi sui quali ci confronteremo durante il prossimo Direttivo Nazionale in maniera costruttiva.

Categoria: Attualità

Tags:

Article by: David Nicodemi