Un tempo, prima della diffusione dell’abbigliamento di serie, confezionato, ci si vestiva dal sarto.
Per i ragazzi, quello del primo abito era anche un rito di passaggio all’età adulta o, comunque, all’assunzione di una precisa responsabilità: il fidanzamento, la morte precoce del genitore o anche la partenza per una città del nord, come capitò a mio padre quando andò a Torino a sostenere il concorso per entrare in ferrovia.
Occorre sapere che i sarti da uomo prestavano particolare attenzione alla creazione del cavallo dei pantaloni e per farlo solevano porre questa domanda: “Da che lato lo portate il fastidio?”, con ciò intendendo – diciamo così – la specifica dotazione anatomica maschile.
Ora vi starete chiedendo cosa c’entri questo con ciò di cui parliamo normalmente sulle pagine de “Lavocetrasporti&diritti”. C’entra, perché la stessa domanda avrei voluto porre al cliente che, qualche tempo fa, allo sportello della biglietteria in cui lavoro mi ha porto una banconota tutta sudata e bisunta appena tirata fuori da una tasca anteriore dei jeans. Da che lato lo portate, il fastidio?
Amuchina come se non ci fosse un domani!