Ormai quasi ogni giorno, purtroppo, l’elenco di chi ha perso la vita o ha subito un infortunio durante lo svolgimento della propria attività si allunga. Vite spezzate che suscitano profondo dolore, straziano i parenti e commuovono l’opinione pubblica, che riempiono le pagine dei quotidiani e affollano i titoli dei telegiornali ma che, poco dopo, diventano numeri buoni per le statistiche. Ma si tratta di statistiche di morte e di sofferenza il cui andamento e la cui curva possono e devono essere cambiati. Da subito.
E’ per questo che la Fast-Confsal, con il pieno e convinto supporto della Confsal, ha deciso lo scorso giugno di scendere in campo, dando vita a TRA.IN-S. (TRAsportiamo IN Sicurezza), una campagna che non avrà mai fine. Dopo un anno di incontri, seminari e convegni daremo infatti vita ad un osservatorio permanente, con particolare attenzione al settore dei trasporti e della logistica, che valuterà lo stato dell’arte, gli impegni presi dalla politica, l’attuazione delle riforme e i risultati ottenuti. Perché sul tema sicurezza non bisogna mai ritenersi soddisfatti. Anche un solo morto o un solo malato per motivi legati al proprio lavoro è una sconfitta e significa che si deve ancora migliorare, ancora andare avanti.
Da giugno ad oggi l’attività è stato intensa. Dopo un primo appuntamento in cui abbiamo illustrato le linee guida della nostra iniziativa, subito dopo l’estate siamo entrati nel vivo della questione, focalizzando l’attenzione sui Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza, il cui ruolo è fondamentale per la prevenzione e la tutela della salute nei luoghi di lavoro. Eliminazione del gap tecnico esistente tra RLS e le figure del servizio di prevenzione e protezione aziendale, attraverso una formazione continua, nuove norme legislative per coinvolgere a pieno titolo nella contrattazione aziendale decentrata i RLS, promozione di una ampia diffusione e piena applicazione dei MOG/SGSL che prevedono la partecipazione dei lavoratori (RLS) alle decisioni aziendali in materia di sicurezza sul lavoro, sono i punti principali della nostra proposta, su cui abbiamo raccolto moltissime adesioni sia dalla politica sia dalle istituzioni, come l’Inail, preposte proprio alla salvaguardia della sicurezza nei luoghi di lavoro.
Il percorso è proseguito qualche giorno fa ad EXPO-Traninig ed Expolavoro&Sicurezza, l’importante manifestazione che si tiene alla Fiera di Milano, tornata quest’anno in presenza. Lì la campagna TRA.IN-S. (TRAsportiamo IN Sicurezza) ha segnato un’altra importante tappa. Le idee e le proposte Fast-Confsal e Confsal sono state illustrate nel corso di due convegni, entrambi inseriti nella road map della Campagna TRA.IN-S. (TRAsportiamo IN Sicurezza). Il primo dedicato all’iniziativa promossa dall’Agenzia Europea per la Salute e Sicurezza – EU-OSHA, che nell’ambito del suo lavoro in difesa degli ambienti sani e sicuri, per il biennio 2020-2022 ha lanciato la campagna “Alleggeriamo il carico” volta a sensibilizzare istituzioni e parti sociali sui disturbi muscolo scheletrici legati all’attività lavorativa. Il secondo convegno è stato, invece, dedicato alla proposta del “Polo Unico della Sicurezza”, che sta trovando ampi consensi tra i lavoratori, nel mondo della politica e delle istituzioni.
E’ sulla base di queste premesse che accogliamo con soddisfazione il cammino che Trenitalia ha deciso di intraprendere nel campo della sicurezza, coinvolgendo le parti sociali su un tema che deve vedere i lavoratori in prima linea, non per questioni di logica sindacale, ma per l’importanza del contributo che essi, protagonisti di tutte le fasi dei processi produttivi, possono dare alla definizione ed individuazione delle misure più efficaci da mettere in atto per prevenire infortuni e malattie. Per fare in modo che quelle tragiche statistiche raccontino finalmente un’altra storia.
È con la speranza che si possa avviare un confronto costante e proficuo, quindi, che qui riportiamo il contributo che, unitariamente alle altre OS, abbiamo presentato in occasione dell’ 8° Workshop sulla Sicurezza patrocinato da Trenitalia, società del Gruppo FS, che si è tenuto lo scorso il 21 ottobre 2021.
INTERVENTO A NOME UNITARIO AL WORKSHOP DI TRENITALIA SULLA SICUREZZA DEL 21 OTTOBRE 2021
Buongiorno a tutti,
Ringraziamo Trenitalia che ci ha invitato come Organizzazioni Sindacali a questo workshop, consolidando quando già avvenuto nel mese di aprile scorso, rendendo, con questo nuovo appuntamento, la nostra partecipazione non più occasionale ma da programma. Di questa inversione di tendenza va dato atto al gruppo dirigente della società. Ringrazio poi personalmente i colleghi delle organizzazioni sindacali per avermi dato la possibilità di parlare a nome unitario a questo workshop.
Per parlare di sicurezza sul lavoro in questo periodo occorre evitare il rischio dell’emotività dovuta all’intensificarsi degli incidenti sul lavoro che si sono avuti negli ultimi mesi e nelle scorse settimane. A questo proposito va detto che molti di noi hanno scoperto cos’è un orditoio proprio a seguito del grave incidente che è costato la vita alla povera Luana. Secondo le indagini della Procura, quel tragico evento è stato causato dalla manomissione del quadro elettrico del macchinario che ne consentisse il funzionamento automatico per velocizzare il lavoro: si tratta di un drammatico esempio di come, in alcune realtà, il rispetto delle norme sulla sicurezza sia considerato un fastidioso ostacolo alla logica del profitto.
Dal rapporto Inail, abbiamo appreso che sono 772 i morti sul lavoro nei primi otto mesi del 2021. Crescono allo spaventoso ritmo di più di 2 decessi al giorno. Una situazione molto seria che continua, nonostante il calo del 6,2% rispetto al 2020, che peraltro risulta poco significativo perché segnato dal lockdown. Le stesse denunce di infortuni sul lavoro nei primi otto mesi del 2021 sono aumentate dell’8,5% rispetto allo stesso periodo del 2020. Vi è stata da parte del governo una stretta in questi giorni nel decreto del 15 ottobre, che prevede la sospensione delle attività in quelle aziende in cui si verificano delle violazioni.
Anche nell’ambito dei trasporti, sempre secondo i dati Inail, le denunce di infortunio crescono rispetto all’anno precedente e l’85% degli incidenti si sono verificati durante l’orario di lavoro, mentre il rimanente 15% durante il percorso casa-lavoro-casa.
Dalla “Relazione annuale sulla sicurezza delle ferrovie per l’anno 2020” presentata da Ansfisa, abbiamo colto alcuni punti che condividiamo, in particolare nella parte terza in cui i temi affrontati sono: strategie, programmi e iniziative nazionali in materia di sicurezza. Qui si parla di “Sviluppo di una positiva cultura della sicurezza” attraverso un impegno diretto e attivo dell’alta dirigenza e dell’organizzazione a tutti i livelli mediante l’individuazione delle azioni e dei comportamenti che possono promuovere, tramite il SGS, una cultura di fiducia reciproca e di reciproco apprendimento, nell’ambito della quale il personale è incoraggiato a contribuire allo sviluppo della sicurezza segnalando eventi pericolosi e fornendo informazioni legate alla sicurezza; e poi ancora in un altro punto dove si parla di Integrazione dei fattori umani ed organizzativi, in cui si afferma che “parimenti l’analisi dei rischi deve comprendere quelli derivanti da fattori umani e organizzativi, come il carico di lavoro, la progettazione del lavoro, la fatica o l’adeguatezza delle procedure del SGS.
Ecco, in particolare questi ultimi aspetti vanno tenuti nel debito conto nel nostro ambito: la tipologia dei turni, i ritmi di lavoro, la gravosità delle operazioni e delle attività che, nel susseguirsi dei processi di efficientamento, vengono concentrate in un ristretto numero di figure professionali e, spesso, il maggior lavoro comandato per sopperire a carenze di personale, fanno dei trasporti, sul piano infortunistico, il settore maggiormente colpito dopo le attività manifatturiere e quelle del commercio.
Per curare una piaga di simile entità non possiamo lasciare niente di intentato. Meno che mai possiamo accettare che si versino “lacrime di coccodrillo” quando si verifica un incidente mortale a valle di preventive denunce, magari anche reiterate. Il punto essenziale è lavorare e fare di tutto per diffondere la cultura della prevenzione, destinando energie e risorse a queste iniziative.
Se analizziamo la legislazione sulla sicurezza ne deduciamo che in Italia abbiamo un livello molto avanzato: il decreto legislativo 81/2008 ha ormai più di 13 anni ed è più che consolidato nella sua attuazione. In Trenitalia sicuramente gli articoli 37 e 50 dello stesso decreto, che riguardano la formazione e i compiti dei RLS, sono formalmente applicati. I DVR sono regolarmente presentati, analizzati e sottoscritti dai soggetti preposti. Insomma le carte stanno a posto. Su questo aspetto nulla quaestio.
Ma se continuiamo ad assistere, nonostante ciò, ad infortuni, anche mortali, evidentemente tutto questo non basta. Ecco perché abbiamo chiesto al Gruppo Fsi e a tutte le società di promuovere anche iniziative straordinarie per la sicurezza in tutti i posti di lavoro. Siamo convinti – e lo siamo da sempre – che la sicurezza non sia un costo ma un investimento: non vogliamo più piangere morti. Ci dobbiamo impegnare sul versante del potenziamento della formazione per i Rls, ma su questo versante va detto che non dipende solo da noi la modifica del decreto 81 ma dal legislatore.
Quello che possiamo fare, qui ed ora, è agire sul piano della negoziazione contrattuale e chiedere che quanto previsto dal punto 6 dell’art. 35 del Ccnl AF porti le società ad intensificare la formazione dei dipendenti in materia di sicurezza e di salute, non solo in occasione dell’assunzione o del cambiamento di mansione, ma in maniera straordinaria ogni anno e rivolta a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori. Gli obiettivi e i temi di questa formazione vanno condivisi con le Organizzazioni Sindacali, coinvolgendo i RLS, in un piano nazionale per la definizione delle materie da attenzionare e degli obiettivi che si vogliono raggiungere.
Così facendo gli aspetti legati alla salute e sicurezza del lavoro sarebbero elementi qualificanti di un approccio concreto ad un vero modello partecipativo tra azienda e Organizzazioni Sindacali.
Altro aspetto per noi fondamentale è la necessità di un riordino normativo: non si può immaginare che si debba andare a ricercare norme ormai datate che possono e devono essere “riordinate” in un percorso di sintesi funzionale. Allo stesso modo non si può assistere alla continua emissione di circolari, di carte e di aggiornamenti continui per cui a un certo punto il personale non riesce sempre a stare al passo. Quindi è necessario rivedere anche questo aspetto, almeno nella quantità, a meno che non si tratti di aggiornamenti di vitale importanza. Poi le modalità di comunicazione le possiamo anche vedere assieme, se in aula o attraverso i dispositivi, ma questo è un discorso organizzativo che va risolto a parte.
Altra proposta riguarda lo sviluppo anche all’interno del trasporto ferroviario della cosiddetta “no blame culture”, la cultura della non colpevolizzazione di coloro che hanno sfiorato un infortunio (i cosiddetti “near miss”) che è fondamentale per studiare tutti i processi organizzativi e produttivi che hanno portato ad evitare conseguenze da infortunio sul lavoro. Normalmente le lavoratrici e i lavoratori che hanno sfiorato un incidente o un infortunio tendono a nascondere l’accaduto. Lo fanno per paura delle possibili ripercussioni dal punto di vista disciplinare. Le aziende, invece, dovrebbero agevolare tra i dipendenti la divulgazione degli accadimenti: ci sarebbe materiale per approfondire le cause di potenziali incidenti e le misure da adottare per evitarli.
In conclusione citiamo alcune tematiche specifiche inerenti alle attività di Trenitalia.
Ribadiamo che occorre aumentare il contrasto ed il contenimento del numero di aggressioni al Personale nell’espletamento delle proprie funzioni attraverso un monitoraggio dei dati degli infortuni con il coinvolgimento del Ministero dell’Interno. Oltre a quanto già chiesto nelle riunioni specifiche sull’argomento, vale a dire, elenco treni con presenza Polfer, numero telefonico diretto Polfer, rafforzamento squadra di scorta su particolari treni, accordo telecamere su treni di nuova generazione, il fenomeno delle aggressioni richiede azioni immediate e di lungo termine in modo tale d’intervenire con una pronta repressione ma contemporaneamente cercando di creare condizioni generali e di contesto che impediscano il ripetersi nel tempo di tali situazioni.
Ciò̀ che a nostro avviso manca completamente dalla discussione è il tema della prevenzione, elemento fondamentale per evitare certi atti e comportamenti.
Vi deve essere una formazione continua del personale front line in materia di approccio alla clientela/viaggiatori e di gestione del rischio.
È necessario pure fornire assistenza legale e psicologica al lavoratore vittima di aggressione.
È fondamentale, altresì, il progressivo incremento della dotazione tecnologica del materiale rotabile, funzionale all’incremento del livello di sicurezza (es. dotazione di dispositivi acustici per apertura e chiusura delle porte). Stessa attenzione va posta nelle officine, nelle stazioni e negli uffici.
In definitiva va detto che promuovere la salute e la sicurezza negli ambienti di vita e di lavoro significa attivare misure adeguate e azioni positive che permettano ai lavoratori ed alle lavoratrici di acquisire comportamenti sani e sicuri in tutti gli ambienti di vita e di lavoro. A tal fine, in relazione al consistente utilizzo dello smart working, occorrono cura ed attenzione per le dotazioni per il personale, anche attraverso politiche di welfare, per fornire quanto necessario per garantire la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori (in particolare sedie ergonomiche).
Chiudo con le illuminanti e sintetiche parole del Presidente Mattarella alla giornata nazionale per le vittime del lavoro che ogni anno si celebra nella seconda domenica di ottobre: Chi esce per lavorare deve poter tornare a casa!
Grazie per l’attenzione.