SICUREZZA SOCIALE E SUL LAVORO, IL MINISTRO DEI TRASPORTI DUPLICA I TAVOLI MA POI DECIDE DA SOLO

Le aggressioni ai lavoratori del trasporto pubblico locale e regionale sono un tema molto sentito che grazie a Marco Minniti, quando ricopriva l’incarico di Ministro degli interni, è diventato di interesse della politica nazionale. L’allora ministro ebbe la lungimiranza di aprire un tavolo tecnico fra parti sociali e governo. Tavolo al quale il Viminale e il ministro dei Trasporti invitarono, come era giusto che fosse, tutte le parti sociali rappresentative dei settori interessati del trasporto pubblico locale e di quello ferroviario regionale.
Conclusa quella parentesi, nessuno ha più ritenuto di dover prestare particolare attenzione al problema. La questione è stata declassata a “cahier de doléances” e inserita nel lungo elenco dei problemi da risolvere dei due ministeri. Con il risultato di un progressivo spostamento delle competenze,  con il conseguente passaggio di gestione del confronto con le parti sociali in capo al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili. Lasciando così al ministero degli Interni un ruolo di semplice comprimario, se non addirittura osservatore.

Dopo aver sinteticamente riassunto le puntate precedenti, arriviamo all’oggi, dove il professor Enrico Giovannini, il titolare del MIMS, con una decisione che si potrebbe eufemisticamente definire “bizzarra”, ha deciso di spaccare le parti sociali siglando due accordi separati, ma gemelli. In altre parole dicono la medesima cosa, trattano i medesimi argomenti, ma cambiano le rappresentanze dei lavoratori interessati sulla base delle aree contrattuali.

Escludiamo che il ministro Giovannini possa aver subito l’influenza di “cattivi maestri”, ma senza dubbio si è fidato di pessimi consiglieri.  A meno che lo sdoppiamento non sia servito solo a perdere inutilmente del tempo, il dubbio è che sia stato spinto alla duplicazione degli accordi su suggerimento di qualche lobby, che non ha tenuto nella giusta considerazione la complessità di gestire due tavoli con soggetti differenti che negoziano, discutono ed elaborano proposte sui medesimi argomenti.
La cosa che balza agli occhi è che la proliferazione dei gruppi di lavoro ha consentito di mascherare come scelte democratiche e condivise le decisioni prese in maniera autoreferenziale da pochi, lasciando pochissimo spazio alle osservazioni scaturite dal confronto delle parti sociali, che viene evidentemente considerate dal ministro alla stregua di un “male necessario”. Una formalità da espletare per prassi obbligata, ma non per convinzione dei benefici di un serio e costruttivo dialogo sulle proposte e sulle idee.

La sostanza è che il ministro Tecnico Giovannini ha fatto quello che nessuno prima di lui ha neanche solo pensato. In pratica ha distinto la sicurezza del personale per compagini di rappresentanza sociale, come se questa non fosse uguale per tutti i lavoratori. Se soltanto avessero ascoltato le parti sociali, qualcuno gli avrebbe potuto far notare che quando si parla di questi temi, visto che siamo nell’anno della sicurezza sul lavoro, si poteva anche legare la sicurezza sul lavoro con quella sociale. Due facce della stessa medaglia che gli inglesi differenziano con i termini safety e security.

Entrambi gli accordi gemelli a cui ha lavorato Giovannini, quello del tpl e quello del trasporto regionale ferroviario, omettono il collegamento diretto fra security e safety. Altro fatto bizzarro, perché oltre a distinguere arbitrariamente due settori del trasporto che hanno esigenze simili, il ministro ha anche voluto separare due temi che sono strettamente legati e che vanno affrontati insieme.

Al termine di questo percorso, dove si è spaccato il capello in quattro per cercare di alimentare la divisione sindacale e praticare la vecchia logica del divide et impera, sembra sia stata tralasciata anche la responsabilità del datore di lavoro nel caso di accertata carenza di security dei dipendenti. Che sia anche questo uno dei motivi per cui le decisioni vengono prese sempre dai soliti noti e solo dopo si va a cercare, per questioni notarili, una più ampia condivisione? L’unica cosa certa è che alle nostre rimostranze il ministro ha lasciato la riunione senza neanche fornire il minino riscontro.

Categoria: L'Editoriale

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Article by: Pietro Serbassi