ITALO-NTV, DIRITTO DI SCIOPERO E RUVIDEZZE MINISTERIALI (riceviamo e volentieri pubblichiamo)

Quando credi di averle viste tutte, sortisce sempre qualcuno capace di stupirti.
Infatti, con il suo ultimo intervento del 12 luglio scorso alle 21, a poche ore dall’inizio dello sciopero dichiarato in Italo, il Ministro dei Trasporti Salvini, senza macchia e privo di paura, ha deciso di dare uno schiaffo ai lavoratori, alle regole e al buon senso riducendo la durata dello sciopero.

Futili sono state le motivazioni del Ministro che, pur di ottenere un riscontro mediatico di alto livello, non si è peritato di ledere quello che dall’avvento della costituzione nel 1948 ha acquistato la nobile valenza di “diritto”.

A farne le spese sono stati, oltre alle aziende che certamente, a poche ore dall’inizio della protesta e dopo aver messo in campo tutte le regole e le soppressioni per riuscire a garantire e sostenere il grosso impatto dello sciopero, hanno potuto far ben poco, soprattutto i lavoratori della società che hanno incrociato le braccia a causa di rivendicazioni che riguardano la trattativa per il rinnovo del contratto, scaduto a dicembre 2021.

È doveroso dire che parliamo di Italo, società privata unica nel suo genere che, nonostante un risultato complessivo d’esercizio nel 2022 che va oltre i 145 mln di euro e nonostante il trattamento economico a ribasso, rispetto al settore pubblico, che riconosce ai propri dipendenti, a noi lavoratori ci risulta che si pone al tavolo sindacale con un atteggiamento di totale indisponibilità e di netta chiusura.

La protesta, visto che non si riesce a far applicare il primo livello contrattuale del CCNL della Mobilità area AF, ha riguardato in particolare l’insufficienza della proposta economica in relazione a un equo apprezzamento degli elementi salariali variabili, un percorso negoziale che porti da otto a sei i periodi di ferie estive, una valorizzazione delle variabili per tutte le categorie professionali e la risoluzione di problematiche gestionali.

È evidente che a poche ore dallo sciopero l’azienda si è trovata, dietro forti pressioni ministeriali, costretta a riconvocare le sigle sindacali per la ripresa del confronto che però non ci sembra che il sindacato abbia potuto apprezzare passi avanti dalla parte aziendale e se ciò risponde al vero, probabilmente, come dipendenti lo auspichiamo, porterà a un’ulteriore dichiarazione di sciopero dei lavoratori a settembre.

Ciò, ovviamente, sempre che il Ministro, ormai garante della fase negoziale, non intervenga ulteriormente con uno dei suoi ruvidi tackle da terzinaccio d’altri tempi e d’altre culture.
In favore di chi, ancora non si sa. Certo, in favore di telecamera.

Stay tuned.

Categoria: Attualità

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Article by: Redazione