L’oscuro velo della tragedia ha nuovamente offuscato il mondo del lavoro, questa volta nella tratta ferroviaria tra Brandizzo e Chivasso. Cinque operai hanno perso la vita in un incidente che non può e non deve essere accettato come un nuovo e freddo elemento di statistica, ma come un richiamo all’azione e alla riflessione profonda.
Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Saverio Giuseppe Lombardo, Giuseppe Aversa e Kevin Laganà non potranno più ricongiungersi alle loro famiglie. Cinque vite spezzate: questo è ciò che la realtà ci sbatte in faccia. In un mondo in cui l’incidente sembra essere solo un passaggio inevitabile, noi respingiamo con forza questa idea e crediamo sia necessario innanzitutto capire cosa sia realmente accaduto e subito dopo individuare le responsabilità e i responsabili di questa tragedia.
In questi momenti tutti si cimentano nel lanciare frasi ad effetto, ma la sicurezza sul lavoro non si affronta con gli slogan, richiede l’attenzione su una questione fondamentale: i protocolli di assegnazione di appalti e subappalti, perché la corsa al ribasso e l’obiettivo di risparmiare denaro non possono e non devono mai mettere in secondo piano la sicurezza dei lavoratori. È fondamentale che i protocolli di sicurezza definiti dal Gruppo FSI e dall’INAIL siano implementati senza indugio e applicati a tutta la filiera del settore. Questo richiede uno sforzo congiunto, che coinvolga tutte le parti interessate quindi, oltre al Gruppo FSI – nel caso di specie RFI e INAIL – anche ANSFISA, per garantire un ambiente di lavoro più sicuro e ridurre il potenziale di errore umano attraverso l’uso della tecnologia.
Ma è evidente che finché le tecnologie non saranno realmente applicabili e non garantiranno la necessaria affidabilità, sarebbe meglio lasciare in vita i vecchi sistemi. Si! Perché oggi, di fatto, sono stati dimenticati i “fondamentali”. L’accelerazione dei periodi formativi ha comportato la perdita di quella logica e di quei principi che hanno reso le Ferrovie Italiane le più sicure al mondo e che a nostro avviso possono riassumersi nella “responsabilità di esercizio”. Concetto che va fatto germogliare nei ferrovieri e in tutti coloro che lavorano sui binari, fin dai primissimi moduli formativi.
Questo incidente non può essere visto come una coincidenza casuale ma, piuttosto, come il risultato di complessi protocolli di manutenzione e della sfida di garantire il servizio ferroviario in mezzo a lavori sul sistema e sull’infrastruttura.
Rfi oggi sarà nuovamente sul banco degli imputati, con un Amministratore Delegato che ha assunto l’incarico da pochissimo tempo e deve affrontare temi atavici e situazioni incancrenite anche per responsabilità di chi lo ha preceduto che, a mio personalissimo giudizio, ha sostanzialmente tenuto il sistema manutentivo negli ultimi anni in un drammatico stato di impasse. La società del Gruppo FSI, gestore delle infrastrutture ferroviarie, deve riflettere sull’urgenza di affrontare la questione della sicurezza sul lavoro e di bilanciare le misure di tutela dei lavoratori con l’esigenza di garantire i servizi e la manutenzione. E con i programmi di sviluppo previsti anche in seno al PNRR serviranno necessariamente piani di assunzioni mirate e formazioni adeguate che vadano a recuperare il terreno perso negli ultimi anni.
La sicurezza sul lavoro va oltre la mera conformità alle norme, serve consapevolezza dei rischi associati all’attività lavorativa sia per l’individuo sia per gli altri attori coinvolti. Questa consapevolezza deve essere parte integrante della formazione, ma deve anche riflettersi nella gestione dei carichi di lavoro. L’implementazione di controlli rigorosi ed eseguiti da persone esperte, e non da meri nominati sui cui poi scaricare le responsabilità quali “ultimi pagatori”, è essenziale per evitare errori e migliorare la sicurezza.
Un aspetto spesso trascurato ma vitale, inoltre, è il ritorno delle comunicazioni di non conformità. I macchinisti che trasmettono non conformità su problemi al segnalamento, alla vegetazione ad altre anomalie si trovano frustrati quando le loro segnalazioni non ricevono risposte adeguate e i problemi persistono. Pertanto, dare un feedback al personale di condotta e scorta dei treni sullo sviluppo delle segnalazioni fatte potrebbe rafforzare la sicurezza, poiché è il macchinista stesso che meglio comprende la situazione della linea ferroviaria. Qualcuno potrà eccepire che esistono i treni diagnostici ma integrare, migliorare e incrementare i controlli potrebbe evitare tragedie come questa, perché ognuno si deve sentire in prima persona parte attiva sulla sicurezza del lavoro e nel caso specifico anche dell’esercizio ferroviario.
L’efficacia dei controlli non può essere derubricata a mera procedura organizzativa. Se i controlli non funzionano o se le dichiarazioni rimangono solo sulla carta, è essenziale rivedere e migliorare tali processi per evitare che situazioni non gestite portino a gravi conseguenze.
L’incidente ferroviario in Piemonte deve essere una lezione che spinge ad agire, a fare di più e meglio per garantire la sicurezza sul lavoro, per non liquidare e dimenticare gli operai morti come tragiche fatalità. Non possiamo più permetterci di trattare queste tragedie come semplici scherzi del destino.
La sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità assoluta per tutte le parti coinvolte, affinché le vite umane non siano mai sacrificate sull’altare della negligenza.